Carceri: mezzi fermi perchè senza soldi e cliniche milionarie mai aperte

polizia-penitenziaria-traduzioni1A rischio trasporti detenuti. Catania, 1 ott – «C’è il serio e fondato rischio che nelle prossime settimane la Polizia Penitenziaria non sia più in grado di assicurare il servizio istituzionale del trasporto dei detenuti (le cosiddette “traduzioni”) ristretti nella provincia di Catania, e cioè delle carceri di Bicocca, piazza Lanza, Giarre e Caltagirone».

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria SAPPE

«Abbiamo 32 mezzi in dotazione al Nucleo operativo provinciale traduzioni e piantonamenti di Catania fermi in attesa di riparazioni – spiaga Capece – che non possono essere eseguite perché mancano i soldi, tanto che è lo stesso Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a comunicarlo ufficialmente nelle note di risposta alle lettere delle Direzioni delle carceri che chiedono, appunto, fondi per le riparazioni. Sono centinaia in tutta Italia. Non solo: tanti mezzi hanno oltre 300, 400 e persino 500mila chilometri “sulle spalle” e persino procedure obbligatorie di sicurezza come i periodici collaudi non vengono osservata proprio perché non ci sono soldi. E’ una situazione catastrofica: questo deve fare seriamente riflettere sui gravi rischi che le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria quotidianamente affrontano nel trasportare i detenuti».

Capece ha inviato questa mattina una lettera di denuncia al Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ed alle autorità nazionali, regionali e cittadine.

«Denuncio una volta di più le quotidiane difficoltà operative con cui si confrontano quotidianamente le unità di Polizia Penitenziaria in servizio nei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti dei penitenziari: agenti che sono sotto organico a Catania di 80 unità, non retribuiti degnamente, impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese, fermi nelle officine perché non ci sono soldi per ripararli o con centinaia di migliaia di chilometri già percorsi. E si pensi che la maggior parte dei 900 detenuti dei penitenziari catanesi sono di media e alta pericolosità, in prevalenza appartenenti alle ben note consorterie criminali etnee, e che nell’ultimo anno sono stati circa 9.000 i detenuti tradotti con un impiego complessivo di circa 16mila poliziotti».

Capece denuncia anche “costose contraddizioni della salute pubblica”. «Nel carcere di Perugia – riferisce il sindacalista – c’è un Centro clinico costato milioni di euro e mai entrato in funzione. Possibile che in Italia i soldi pubblici debbano essere così malgestiti?

Capece sottolinea inoltre come «dai dati sulle presenze in carcere emerge che il 70/80% dei circa 67 mila detenuti oggi in carcere ha problemi di salute, più o meno gravi. Il 38% versa in condizioni mediocri, il 37% in condizioni scadenti, il 4% ha problemi di salute gravi. Un detenuto su tre è tossicodipendente. Del 30% dei detenuti che si è sottoposto al test Hiv, il 4% è risultato positivo. Tutto questo va ad aggravare le già pesanti condizioni lavorative delle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, oggi sotto organico di ben 7mila unità».

«Eppure – prosegue – il Centro clinico del carcere di Perugia, costruito e costato milioni di euro, è chiuso e inutilizzato. Si tenga conto che i detenuti affetti da tossicodipendenza o malattie mentali, come ogni altro malato limitato nella propria libertà, sconta una doppia pena: quella imposta dalle sbarre del carcere e quella di dover affrontare la dipendenza dalle droghe o il disagio psichico in una condizione di disagio, spesso senza il sostegno della famiglia o di una persona amica. E’ possibile che a fronte di tutto questo si possono concepire e tollerare sprechi come quello del Centro clinico di Perugia?».

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.