Carceri: mega rissa con feriti a Viterbo. Sappe: «risultato indifferenza del DAP»

carcere-tossicodipendentiRoma, 2 gen – «Quel che è accaduto oggi (ieri, ndr) nel carcere di Viterbo è grave ed inquietante. La mega rissa tra detenuti ed i numerosi feriti sono la risultanza della diffusa indifferenza dei vertici del DAP alle criticità del carcere di Viterbo, note a tutti ma mai risolte. Abbiamo in più occasioni detto che le gravi condizioni di vivibilità delle carceri italiane incidono negativamente principalmente sulle condizioni di lavoro dei poliziotti penitenziari che vi lavorano in prima linea. Ma poco o nulla è cambiato, anche in sede parlamentare. E i risultati di questa diffusa indifferenza sono questi. Risse e feriti nelle carceri, come dimostra quel che è accaduto oggi a Viterbo».

Lo afferma Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo PoliziaPenitenziaria (SAPPE).

«Troppi se ne fregano del carcere e dei suoi problemi. La politica ed i vertici dell’Amministrazione Penitenziaria. Ogni tanto si varano provvedimenti che impropriamente si definiscono svuota-carceri ma la realtà è che la situazione di affollamento dei penitenziari è sempre drammaticamente grave, a tutto danno del lavoro dei poliziotti penitenziari. Basta un dato: il 31 dicembre 2009 i detenuti erano 64.791 e, nonostante tre leggi presunte “svuota-carceri” Alfano-Severino-Cancellieri i detenuti sono 64.047, lo scorso 30 novembre 2013. E il Parlamento, su questo scandalo delle sovraffollate carceri italiane nelle quali il 40% dei detenuti è in attesa di un giudizio definitivo, ignora persino l’autorevole messaggio alle Camere del Capo dello Stato dell’8 ottobre scorso. Noi ribadiamo di non credere che amnistia e indulto, da soli, possano risolvere le criticità del settore carceri. Quello che serve sono vere riforme strutturali sull’esecuzione della pena: lavoro in carcere per i detenuti, espulsioni degli stranieri, detenzione in comunità per i tossicodipendenti ed alcooldipendenti che hanno commesso reato in relazione al loro stato di dipendenza. La realtà oggettiva è che le carceri restano invivibili, per chi è detenuto e per chi ci lavora. E la vigilanza dinamica, voluta dai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, non ha affatto migliorato la situazione ma si è rivelata un bluff se ai detenuti non li si fa lavorare ma si permette loro unicamente di girare liberi nel carcere, con controlli sporadici della Polizia Penitenziaria».

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