Carceri: manifestazione a Roma. In 400 a Piazza Montecitorio

SARNO: Ora il Parlamento e il Governo discutano sul dramma penitenziario. Roma, 22 set – “Essere in piazza con persone  che si sono accollate otto ore di pullman per essere e qui e altrettante dovranno farsene per rientrare ,  ci riempie di orgoglio e ci responsabilizza ancor più. Quattrocento poliziotti penitenziari in piazza che rispondono alla chiamata di una sola O.S. è un elemento che deve far riflettere chi detiene responsabilità amministrative e  politiche. Senza dimenticare che abbiamo dovuto chiedere a molti di non venire per rispettare i limiti di presenze  che ci ha imposto la Questura di Roma”

Bandiere, striscioni e soprattutto tante persone. Più che riuscita la manifestazione indetta dalla UIL PA Penitenziari per sensibilizzare la politica e lì’opinione pubblica sul “dramma penitenziario”.
“Con questa grande manifestazione abbiamo voluto lacerare il velo di silenzio sul dramma che si consuma ogni giorno nelle nostre carceri. I detenuti patiscono la fatiscenza, l’incuria,  l’inadeguatezza delle strutture. Ammassati e senza spazi sufficienti. Il personale paga direttamente questa incredibile e incivile situazione . Ogni giorno deve subire le angherie di un’Amministrazione che rischia di  fare della contrizione del diritto soggettivo il proprio metodo di gestione. Si lavora in ambienti sporchi, puzzolenti, insalubri ed insicuri. Per questo il Ministro Alfano e il Capo del DAP hanno il dovere morale e l’obbligo istituzionale di intervenire per ripristinare legalità e sicurezza.. Noi crediamo che  sia  il momento di chiedere il conto a chi  negli ultimi  venti anni,  pur avendo contribuito in maniera determinante allo sfascio attuale , ha fatto carriera e sopravissuto ad ogni spoils system. E’, invece,  l’ ora di una nuova Amministrazione che sappia esaltare esperienze, competenze e capacità che di certo non mancano “

Un minuto di silenzio è stato osservato in memoria ed onore dei caduti dell’Afghanistan e dei martiri del Corpo
“Abbiamo dedicato ai militari morti in Afghanistan e ai colleghi immolatisi per difendere la legalità, la giustizia, il diritto quello che di più sincero  abbiamo dentro : il nostro pensiero e la nostra gratitudine. Guardandoci intorno , però, e  tagliando a fette l’indifferenza e l’insensibilità di chi ci governa viene da chiedersi se davvero quei sacrifici hanno un senso.“

Non sono mancate le attestazioni di vicinanza e solidarietà portate da diversi esponenti politici

“La presenza oggi al nostro fianco di Rita BERNARDINI, Emma BONINO, Marco PANNELLA, Lanfranco TENAGLIA, Maria GARAVAGLIA, Antonio DI PIETRO, Federico PALOMBA è certamente un segnale di attenzione, disponibilità, interesse. Però è ora che alle parole seguano i fatti, altrimenti il rischio di ingestibilità complessiva diventa sempre più concreto. Noi abbiamo chiesto nuovamente che si apra un dibattito in Parlamento sullo stato del sistema penitenziario. Ma chi detiene responsabilità politiche come il Ministro Alfano e i Presidenti delle Commissioni Giustizia possono, debbono, marcare in maniera più concreta il loro impegno e la loro attenzione. Al Ministro chiediamo di convocarci per assumere quelle iniziative urgenti, che saranno pure poche ma che ci sono, per mettere freno alla caduta libera. Soprattutto ad Alfano chiediamo che faccia seguire agli innumerevoli annunci azioni concrete sulla prospettiva di assunzioni straordinarie per la polizia penitenziaria. Ai Presidenti Berselli e Bongiorno chiediamo di trovare il tempo per una audizione e una discussione  sulle  possibili soluzioni atte a deflazionare il sovrappopolamento. Al Parlamento – chiude Eugenio SARNO –  chiediamo di intervenire a modifica del sistema sanzionatorio nell’ambito della più ampia riforma della giustizia. Oggi in carcere il 48% dei detenuti non ha ancora una sentenza definitiva e  il 23 % dell’intera  popolazione detenuta è in custodia cautelare . Questo è il fallimento del sistema giustizia. Analogamente e necessariamente  occorre trovare soluzione alla forzata detenzione di bambini di età inferiore a tre anni (in prigione con le madri ) che  oggi sono ben 75 . Non di meno le 79 morti in carcere (29 i  suicidi) in questi mesi del 2009 impongono una riflessione sull’afflittività dei luoghi,  che in alcuni casi davvero annientano le persone e le loro menti.“

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