Carceri, in cella a Pontedecimo bimbo di 20 giorni con la mamma detenuta

bambini-carcere1SAPPE: “Questi i veri scandali dell’esecuzione della pena a Genova e in Italia”. Roma, 29 ago – «Il carcere non è, o meglio non dovrebbe essere, un posto per bambini, vittime di errori che non hanno commesso. Eppure, ogni giorno, molti di loro aprono gli occhi dentro una cella. Nel penitenziario di Genova Pontedecimo, ad esempio, ha passato la notte di ieri in carcere un bimbo di soli 20 giorni, ristretto in cella con la mamma (una cittadina cinese proveniente da La Spezia, soggetta a custodia cautelare in carcere per il reato di sfruttamento della prostituzione, peraltro nonostante avesse ancora sul corpo i punti di sutura per il parto). E questo nonostante da più di due anni tutte le forze politiche hanno approvato una legge per effetto della quale le mamme detenute non dovrebbero più stare chiuse in cella, a meno di particolari esigenze cautelari di ”eccezionale rilevanza” come può avvenire, ad esempio, per i delitti di mafia o per terrorismo. Ma su questo tema, sulla necessità di realizzare (come prevede la legge) anche a Genova un Istituto a custodia attenuata per madri detenute con bimbi fino a sei anni di età, le Istituzioni locali e quelle regionali penitenziarie non sembrano aver fatto proprio nulla, lasciando tutto sulle spalle delle donne con il Basco Azzurro del Corpo di Polizia Penitenziaria che, a Pontedecimo e negli asili nido delle carceri italiane, hanno espresso nel tempo ed esprimono quotidianamente una professionalità ed una umanità davvero particolari. Spesso mamme loro stesse, sanno conciliare perfettamente il binomio di tutori dell’ordine e della sicurezza e di operatrici del trattamento rieducativo con una particolare ed apprezzata sensibilità umana».

Lo dichiara Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sindacato di Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo Sindacato del Corpo, che torna a sensibilizzare le Istituzioni locali sui temi penitenziari genovesi.

«La legge prevedeva che in alternativa alla cella si disponesse la custodia cautelare negli ”Istituti a custodia attenuata per madri detenute”. Mi sembra grave che a Genova non si sia ancora trovato il tempo per individuare una struttura dove realizzare questa nuova tipologia di Istituto. Anche il provvedimento varato dal Governo, il cosidetto “svuota carceri” recentemente convertito in legge dal Parlamento, non mi convinceva e non mi convince. Pensare di risolvere i problemi del sovraffollamento delle carceri con una legge che, di fatto, darà la possibilità a chi si è reso responsabile di un reato di non entrare in carcere, è sbagliato, profondamente sbagliato ed ingiusto. Le soluzioni potevano e possono essere diverse: nuovi interventi strutturali sull’edilizia penitenziaria, l’aumento di personale e di risorse, anche modifiche normative sulle disposizioni penale, riservando il carcere ai casi che lo meritano davvero. Ma intaccare la certezza della pena per coprire le inefficienze e le inadempienze dello Stato è sbagliato. Certo, il dato oggettivo è che il carcere, così come è strutturato e concepito oggi, non funziona. E la presenza nella cella di un carcere italiano di un bimbo di soli 20 giorni ne è la dimostrazione più evidente».

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