Carceri: braccialetti elettronici che costano un occhio. Ci risiamo

braccialetto-elettronicoRoma, 4 gen – “Appena si parla di carceri sovraffollate, regolarmente spuntano fuori i famigerati braccialetti elettronici, il cui ausilio per svuotare le carceri è rimasto indegnamente ancorato alle false promesse di chi ne ha presentato il progetto. Ma i soldi no. Il capitale per finanziare il progetto alla Telecom è stato sborsato eccome, difatti dieci braccialetti ci costano circa 11 milioni di euro all’anno per un affare complessivo da 110 milioni di euro (la cifra è riferita al contratto di appalto Ministero Interno – Telecom per gestire 400 braccialetti per 10 anni ), neanche fossero tempestati di diamanti”.

E’ quanto afferma Guido Lanzo, esponente politico del Partito Popolare – Sicurezza e Difesa.

“Il business dei braccialetti- spiega Lanzo – nasce nel 2001 da un accordo di due illustri membri dell’allora governo Amato: l’ex ministro dell’Interno, Enzo Bianco, e l’ex Guardasigilli, Piero Fassino, oggi sindaco di Torino. Ma dei ben 400 dispositivi elettronici che il Viminale ha noleggiato dalla Telecom, solo 11 sono stati utilizzati. L’ennesimo spreco di risorse, dunque,  che lo Stato avrebbe potuto devolvere dignitosamente per il perfezionamento delle 40 strutture carcerarie completate e mai inaugurate, di cui abbiamo già ampliamente discusso”.

“Oltre l’esoso ed improponibile costo dell’affare (per la Telecom, non certo per gli italiani), lo scarso utilizzo dei braccialetti hi tech ha permesso di appurare l’inaffidabilità dello strumento per gravi problemi di applicazione, per il necessario requisito di un domicilio certo, ma anche la facilità con cui disfarsi del farlocco (e costosissimo) congegno rendendosi irreperibili. Paradossalmente sarebbe uno strumento per guadagnare facilmente una via di fuga, anziché assicurare la detenzione domiciliare”.

“Il 2011 ha decretato la scadenza del contratto decennale. Ma solo ora, in vista di un ipotetico rinnovo contrattuale, il governo torna fatalmente ad occuparsi dell’annosa questione del sovraffollamento carcerario, rispolverando l’utilizzo del braccialetto elettronico quale salatissima panacea per ovviare alla detenzione in cella”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.