Carceri, ancora un suicidio tra i poliziotti penitenziari: è il terzo caso in poco più di un mese

Ispettore-Giuseppe-LeddaRoma, 16 mag – «Siamo sgomenti e sconvolti. A poche settimane dal suicidio di due Assistenti Capo del Corpo di Polizia Penitenziaria, uno in servizio nel penitenziario sardo di Mamone Lodè e l’altro in servizio al carcere di Caltagirone ma effettivo a quello di Caltanissetta, piangiamo la vittima di un’altra tragedia che ha sconvolto i Baschi Azzurri. L’amico Giuseppe Ledda, per tutti Peppe, 43 anni, ispettore in servizio a Viterbo e valente segretario del direttivo provinciale del SAPPE, ieri pomeriggio, durante il turno di servizio, è salito in caserma, si è seduto sul letto ed ha deciso che la sua vita sarebbe finita lì. Probabilmente, 43 anni gli sono sembrati troppi e la vita che aveva ancora davanti gli è sembrata un peso troppo grande da sopportare. Siamo impietriti per questa nuova immane tragedia immane. Ci stringiamo con tutto l’affetto e la solidarietà possibili al dolore indescrivibile dei familiari, della moglie e del figlio quattordicenne, degli amici, dei colleghi».

E’ il commosso commento di Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri, commentando il suicidio dell’Ispettore della Polizia penitenziaria Giuseppe LEDDA morto suicida a Viterbo.

Capece aggiunge: «Dal 2000 ad oggi si sono uccisi 87 poliziotti penitenziari, 1 direttore di istituto (Armida Miserere, nel 2003 a Sulmona) e 1 dirigente regionale (Paolino Quattrone, nel 2010 a Cosenza). Tre suicidi in queste ultime poche settimane sono sconvolgenti. Da tempo sosteniamo che bisogna comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l’attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere. L’Amministrazione penitenziaria, dopo la tragica escalation di suicidi degli scorsi anni – nell’ordine di 10 casi in pochi mesi! –, accertò che i suicidi di appartenenti alla Polizia Penitenziaria, benché verosimilmente indotti dalle ragioni più varie e comunque strettamente personali, sono in taluni casi le manifestazioni più drammatiche e dolorose di un disagio derivante da un lavoro difficile e carico di tensioni. Proprio per questo il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria assicurò i Sindacati di prestare particolare attenzione al tragico problema, con la verifica delle condizioni di disagio del personale e l’eventuale istituzione di centri di ascolto. Ma a tutt’oggi non abbiamo ancora avuto assicurazioni circa su quanti sono e dove sono stati attivati questi importanti Centri di ascolto e questa colpevole superficialità su un tema tanto delicato quanto importante è imperdonabile, se in poche settimane 3 appartenenti alla Polizia Penitenziaria si sono tolti la vita. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: l’istituzione di appositi Centri specializzati in grado di fornire un buon supporto psicologico agli operatori di Polizia – garantendo la massima privacy a coloro i quali intendono avvalersene – può essere un’occasione per aumentare l’autostima e la consapevolezza di possedere risorse e capacità spendibili in una professione davvero dura e difficile, all’interno di un ambiente particolare quale è il carcere, non disgiunti dai necessari interventi istituzionali intesi a privilegiare maggiormente l’aspetto umano ed il rispetto della persona nei rapporti gerarchici e funzionali che caratterizzano la Polizia penitenziaria. Su queste tragedie non possono e non devono esserci colpevoli superficialità o disattenzioni!».

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