Carceri: ad Avellino poliziotta aggredita. Un pugno le provoca il distacco della retina

carcere-MarassiRoma, 8 mar – Tensione nel carcere di Avellino: nel giorno della Festa della donna una poliziotta è stata violentemente picchiata in carcere. A denunciarla è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE che “legge” con preoccupazione questo episodio, ennesimo sintomo di criticità del penitenziario campano.

«Purtroppo dobbiamo registrare ancora una volta un’aggressione subita da personale del Corpo, durante lo svolgimento del proprio servizio e proprio nel giorno della Festa della donna», spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. «Nella sezione femminile della Casa Circondariale di Avellino, ospitante tra l’altro l’unico asilo nido per bambini inferiori ai tre anni del sud Italia per detenute madri, nel tentativo di sedare una lite tra due detenute, una Agente del Corpo della Polizia Penitenziaria, poco più che ventenne, è stata colpita violentemente allo zigomo sinistro. La giovane collega, assegnata da poco dalla Scuola di formazione all’Istituto Irpino, è stata trasportata d’urgenza al pronto soccorso ove le è stato diagnosticato il distacco della retina dell’occhio. Ormai le condizioni di vita del Personale, dal punto di vista operativo, sono sempre più precarie e critiche anche se da poco il Reparto femminile di Avellino è stato incrementato. Alla collega vittima di quanto accaduto va tutta la solidarietà del Sappe e gli auguri di una pronta guarigione».

Aggiunge il leader del SAPPE: «La situazione penitenziaria resta e rimane allarmante e le risposte dell’Amministrazione penitenziaria a questa emergenza sono favole, come quella della fantomatica quanto irrazionale e sporadica sorveglianza dinamica, che accorpa ed abolisce posti di servizio dei Baschi Azzurri mantenendo però in capo alla Polizia penitenziaria il reato penale della “colpa del custode” (articolo 387 del Codice penale). Il DAP favoleggia di un regime penitenziario aperto, di sezioni detentive sostanzialmente autogestite da detenuti previa sottoscrizione di un patto di responsabilità favorendo un depotenziamento del ruolo di vigilanza della Polizia Penitenziaria ma di fatto tutto ciò impedirà ai poliziotti di intervenire in tantissime situazioni critiche tra le quali proprio le aggressioni nei loro confronti. Queste frequenti e violente aggressioni mettono drammaticamente in evidenza le gravi condizioni di lavoro dei poliziotti penitenziari. I nostri Agenti lavorano sistematicamente sotto scorta per le gravissime carenze di Personale e devono fare fronte a carichi di lavoro particolarmente delicati e stressanti, aggravati da una popolazione detenuta, sempre più spesso aggressiva, ogni giorno in crescita esponenziale. Ma così non si può più andare avanti»!

«Proprio le gravi carenze di organico della Polizia Penitenziaria – conclude Capece – ed il pesante sovraffollamento carcerario condizionano irrimediabilmente i livelli di sicurezza dei servizi all’interno delle sezioni detentive e delle traduzioni dei detenuti, riducendoli al minimo dei minimi. Il nostro Personale è encomiabile perché garantisce ogni giorno, nei servizi interni al carcere ed in quelli svolti all’esterno – come le traduzioni presso le aule di giustizia o in altri carceri ed i piantonamenti negli ospedali cittadini – un servizio eccellente e sicuro nonostante le mille criticità e problematiche che esistono. Ma non si può continuare ad andare avanti così. Servono tutele e garanzie».

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