Carceri: a San Vittore polizia penitenziaria “appiedata”

sanvittoreRoma, 1 dic – «Da sempre il carcere di San Vittore è, nell’immaginario collettivo, una delle icone  del sistema penitenziario italiano, con il suo carico di sofferenza e palese degrado. Da ieri, purtroppo, è anche l’esempio concreto di una situazione logistica caratterizzata dall’assoluta mancanza di mezzi adibiti al trasporto dei detenuti. Questo significa che diversi  processi sono a rischio perché potrebbe essere impossibile garantire la presenza dei detenuti nelle aule di giustizia. D’altro canto tempo fa era già successo ad Opera».

E’ un allarme rosso quello lanciato dal Segretario nazionale della UIL PA Penitenziari, Angelo URSO, nel denunciare lo stato del parco automezzi in dotazione al carcere meneghino di San Vittore

«Già di per se la disponibilità di sei furgoni e di quattro pullman non era sufficiente a garantire le reali necessità per il trasporto detenuti. Da qualche giorno questa disponibilità è ridotta a soli due furgoni e soli due pullman, perché gli altri mezzi sono ricoverati in officina in attesa di riparazioni che non possono essere effettuate causa l’ esaurimento dei fondi assegnati.  Per le traduzioni ogni giorno occorrono, solo per  San Vittore,  dai dieci ai quindici automezzi per i novanta detenuti che mediamente ogni giorno sono nelle aule di giustizia. E’ chiaro che in questa situazione si va verso la paralisi e potrebbero saltare molti processi. Non è eresia, quindi, affermare che più di un parco macchine bisogna riferirsi ad un cimitero dei mezzi. Vorrà dire – sottolinea con ironia URSO – che la polizia penitenziaria dovrà industriarsi in maniera diversa ricorrendo al “girotondo a moto perpetuo” degli automezzi e semmai anche con traduzioni a piedi ».

Alcuni giorni fa un incidente di un mezzo della polizia penitenziaria in avaria con i freni avrebbe potuto causare, sulla Bari-Napoli,  una strage. Molte sono anche le traduzioni interrotte per guasti meccanici. Ciò testimonia, come più volte denunciato dalla UIL, l’inadeguatezza e l’obsolescenza del parco automezzi in dotazione alla polizia penitenziaria

«Certo che se Milano piange Roma non ride – afferma il sindacalista della UIL Penitenziari – Qualche giorno fa nei garage del DAP ha preso fuoco, pare per autocombustione, la macchina del Capo Dipartimento Ionta e solo il tempestivo intervento del custode ha evitato il propagarsi dell’incendio ad altre, costosissime, autovetture in dotazione. E’ evidente che al DAP c’è un problema di gestione del servizio automobilistico nel suo complesso. In Lombardia per garantire il delicatissimo servizio di traduzione dei collaboratori di giustizia (anche di 1^ fascia) abbiamo solo tre autovetture, nonostante i collaboratori siano ristretti in tre diversi istituti e che le disposizioni vigenti impongano le traduzioni di quei soggetti con non meno di due macchine. Si spende più in carburante e missioni per gli autisti,  per rendere fruibili le tre autovetture da un istituto ad un altro, che non per comprare tre autovetture nuove. Se la situazione non fosse terribilmente seria e pericolosa ci verrebbe anche da ridere … invece non ci resta che piangere».

La UIL PA Penitenziari torna a criticare la politica economica del Governo in tema di sicurezza

«Ogni giorno i politici si attribuiscono meriti che, invece,  sono di esclusiva pertinenza delle forze dell’ordine e della magistratura. La verità è che lasciare a piedi i poliziotti penitenziari, rendendo concreta la possibilità che saltino processi,  non ci pare si possa definire una politica che aiuta la Giustizia e rafforza la sicurezza. In ogni caso – chiude URSO –  nel derby tra Maroni e Alfano vince con grande scarto il primo. Chissà perché il Ministro degli Interni riesce sempre ad approvvigionarsi di uomini e mezzi, mentre il secondo sguarnisce le frontiere penitenziarie e lascia a piedi i suoi uomini a cui non pagano le missioni,  bloccano i contratti e che spesso sono costretti, tra l’ altro, ad anticipare le spese per il carburante».

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