Carceri: 60 bimbi in cella con le madri. SAPPE: anche a governo tecnico manca la volontà

bambini-carcere“Inadempiente il ministro della Giustizia Paola Severino”. Roma, 18 nov – «Da quasi due anni tutte le forze politiche hanno approvato una legge per effetto della quale le mamme detenute non dovrebbero più stare chiuse in cella, a meno di particolari esigenze cautelari di “eccezionale rilevanza” come può avvenire, ad esempio, per i delitti di mafia o per terrorismo. Una legge di civiltà, dunque, varata per alleviare la triste realtà dei bimbi in carcere. Ma la realtà è un’altra: alla data del 30 giugno scorso c’erano nei penitenziari italiani 60 bimbi di età inferiore ai tre anni in cella con le mamme detenute e 13 donne in gravidanza. E’ palese quindi come il Ministro della Giustizia Paola Severino ed il Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Giovanni Tamburino siano del tutto inadempienti su questo delicato tema e colpevolmente responsabili, nonostante le cicliche ed ipocrite dichiarazioni di sdegno su questo argomento. Chi ha visto i bimbi in carcere sa quali sensazioni di profondo disagio lasciano nell’animo di ognuno di noi. Per questo va valorizzato e messo in luce l’encomiabile impegno delle donne con il Basco Azzurro del Corpo che, nei 14 asili nido delle carceri italiane, hanno espresso nel tempo ed esprimono quotidianamente una professionalità ed una umanità davvero particolari».

Lo scrive in una nota Donato Capece, segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria SAPPE.

«La legge approvata dal Parlamento prevede che in alternativa alla cella si disponga la custodia cautelare negli ”Istituti a custodia attenuata per madri detenute”. Per ora ce n’è uno solo, a Milano ed è una casa famiglia concepita per i piccoli senza sbarre interne. Possono andarci anche donne incinta o padri, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole. Le carceri hanno ospitato nel tempo ed ospitano molti bimbi: spesso sono figli di immigrate, in particolare di nazionalità rom, e questo è anche il risultato dell’incidenza sempre maggiore del fenomeno immigratorio e dei cambiamenti da esso prodotti nella società italiana, diventata sempre più multietnica. Mi sembra grave che il Governo tecnico, attraverso la Guardasigilli Paola Severino, non abbia ancora trovato il tempo per individuare le strutture dove realizzare questa nuova tipologia di Istituto. Non c’è la volontà politica a creare queste strutture. Quello che però mi preme rilevare è il fondamentale e prezioso ruolo delle Agenti di Polizia Penitenziaria, in servizio negli Istituti di pena del Paese, che, spesso mamme loro stesse, sanno conciliare perfettamente il binomio di tutori dell’ordine e della sicurezza e di operatrici del trattamento rieducativo con una particolare ed apprezzata sensibilità umana. Ed è davvero un peccato ed una ingiustificata grave dimenticanza che la nobiltà d’animo e la lodevole professionalità delle nostre colleghe in questo particolare aspetto della nostra difficile professione non siano state nel tempo adeguatamente valorizzate ed apprezzate, anche a livello sociale».

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