Carcere di Bollate, detenuta tenta di strangolare una poliziotta. Sindacati: intervenga il ministro

Milano, 21 nov – A pochi giorni dall’aggressione in carcere di un poliziotto penitenziario da parte di un detenuto, un altro grave evento critico vede coinvolta una struttura detentiva lombarda.

A darne la notizia è Alfonso GRECO, segretario regionale per la Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, che racconta quanto avvenuto questa mattina nel carcere di Bollate: «Questa mattina si è verificata l’aggressione ai danni di una poliziotta penitenziaria in servizio. Una detenuta di 40 anni, italiana e con fine pena maggio 2018 per una serie di reati – tra i quali violenza, lesioni, spaccio di stupefacenti, violazione di domicilio ed altro – ha aggredito il personale infermieristico e il personale di polizia penitenziaria senza alcuna ragione apparente. Una poliziotta penitenziaria, a cui rivolgiamo la nostra solidarietà e vicinanza, è stata trasportata presso l’ospedale Luigi Sacco per trauma collo e cervicale per tentativo di strangolamento con una prognosi. Il SAPPE più volte ha lamentato la mala gestione del personale di Polizia Penitenziaria femminile della II Casa di Reclusione di Milano Bollate: ad oggi, infatti, su 34 unità, 12 (più di 1/3 ) sono impiegate presso le cariche fisse di cui 2 per altro senza i requisiti ed un’altra trattenuta illegittimamente presso l’Ufficio Segreteria, nonostante sia stato da tempo accertato dagli Uffici dell’Amministrazione Penitenziaria l’irregolarità della sua assegnazione. Questa è l’ennesima aggressione che si registra in un carcere dalla Lombardia, per altro a pochi giorni di distanza da un’altra analoga aggressione a Mantova, e dovrebbe fare seriamente riflettere sulla necessità di adottare opportuni provvedimenti per scongiurare ulteriori fatti violenti contro poliziotti penitenziari».

E’ senza appello la denuncia del SAPPE, per voce del Segretario Generale Donato Capece: »Il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più. Lo diciamo da tempo, inascoltati: la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, dall’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, dalla mancanza di personale, dal mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. E la sfrontatezza di taluni detenuti, sempre più protagonisti di violenze contro i poliziotti penitenziari, è intollerabile ed andrebbe punita con fermezza e decisione».

«Ancora una volta, dunque, il carcere dove secondo alcuni tutto va bene e tutto è tranquillo, un Agente di Polizia Penitenziaria è rimasto vittima di un grave episodio», polemizza il leader del SAPPE. «Questo ennesimo grave fatto, che sono certo non mancherà di essere etichettato come “fatto isolato” da parte di chi intende difendere un’immagine di Bollate diversa dalla realtà, dimostra concretamente come la tensione delle carceri sia costante ed a pagare il prezzo di questa sconsiderata ed ingiustificata violenza sia sempre e solo chi sta in prima linea: ossia gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, che dovrebbero avere invece più tutele e sicurezza».

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