[VIDEO] Mafia: arrestato dalla Polizia Domenico Vaccaro, uomo d’onore di Bernardo Provenzano

Boss della famiglia mafiosa di di Campofranco (CL), è accusato dell'omicidio di Vincenzo Vacirca

Caltanissetta, 8 mar – La Polizia di Stato di Caltanissetta ha arrestato Domenico Vaccaro, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Campofranco per un omicidio commesso a Niscemi nel 1983.

L’indagine è frutto di un peculiare metodo di raccolta ed incrocio di dati, volto alla individuazione degli autori di fatti omicidiari risalenti nel tempo, i così detti “cold case“.

L’operazione di polizia giudiziaria costituisce un importantissimo colpo inferto alla consorteria mafiosa della provincia di Caltanissetta, dal momento che il Domenico Vaccaro, dalle risultanze investigative, sarebbe uomo d’onore della famiglia mafiosa di Campofranco, strettamente legato al noto mafioso Giuseppe Madonia, inteso Piddu, nonché uomo di fiducia del boss palermitano Provenzano Bernardo, che annotava il nome di Mimì Vaccaro nei suoi “pizzini” rinvenuti nel suo covo al momento del suo arresto.

Dopo l’arresto di Alessandro Barberi, uomo d’onore della famiglia mafiosa di cosa nostra di Gela, gruppo Rinzivillo, avvenuto nel gennaio del 2014 sempre ad opera dei poliziotti della Squadra Mobile di Caltanissetta, nell’ambito dell’Operazione di polizia denominata “Fenice”, Domenico Vaccaro era diventato il responsabile provinciale per cosa nostra della provincia di Caltanissetta.

Le complesse indagini della S.C.O. hanno consentito di ricostruire questo efferato delitto, commesso nei sanguinosi anni della guerra di mafia che imperversava, negli anni ’80, nella provincia nissena, in seguito ad una forte contrapposizione interna alla consorteria criminale “cosa nostra” che ha visto alcuni componenti del clan tendere ad avere il predominio criminale su altri. In tale contesto scaturiva l’omicidio di Vincenzo Vacirca, assassinato a Niscemi nel novembre del 1983.

La particolare efficacia di questo metodo investigativo consente di ripercorrere la carriera criminale di personaggi dell’organizzazione che, come nel caso in esame, hanno svolto, negli anni, il loro ruolo, via via di maggior rilievo, nella struttura criminale, realizzando efferati omicidi che, senza “la ricerca indefessa del riscontro”, rimarrebbero dimenticati e senza risposta, con grave ed irrimediabile pregiudizio per il sistema giustizia nel suo complesso.

L’attenta analisi delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, corroborata dalla meticolosa ricerca di riscontri oggettivi, ha permesso di individuare i mandanti e gli esecutori materiali del delitto di mafia in argomento.

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Si sono ricostruite così le fasi deliberatorie, preparatorie ed esecutive dell’omicidio, scaturito dopo l’uccisione del capofamiglia di Niscemi, Salvatore Arcerito – inteso “u lumiaru”, assassinato a Niscemi il 30 aprile 1983 – che gli altri referenti della famiglia mafiosa di Niscemi addebitarono a Giuseppe Vacirca, fratello di Vincenzo. Chiesta l’autorizzazione all’allora rappresentante provinciale di cosa nostra, Giuseppe Madonia, la famiglia di Niscemi preparò così la sua vendetta, sancendo il mandato di morte di Giuseppe Vacirca.

Quest’ultimo, a quel tempo, era latitante per la giustizia ma anche irrintracciabile per i killers e, perciò, la cupola di cosa nostra nissena decise di punirlo con l’uccisione del fratello Vincenzo Vacirca.

Furono impiegati – come spesso accadeva nella guerra di mafia di quegli anni – killers di altri centri limitrofi, nel caso specifico Domenico Vaccaro di Campofranco e Antonino Bevilacqua di Gela, quest’ultimo successivamente assassinato.

Il mandato di morte ai danni di Giuseppe Vacirca si concretizzò qualche anno più tardi: egli, infatti, fu ucciso nell’agosto del 1990; anche i mandanti e gli esecutori di questo omicidio sono stati assicurati alla giustizia nell’ambito dell´operazione di polizia denominata “Revenge”, condotta dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato nissena.

L’odierna operazione di P.G. si va ad aggiungere alle altre numerose di polizia denominate convenzionalmente: “op. parabellum”; “op. rewind”; “op. crimensilentii”; “op. finis terrae”; “op. ninetta”; “op. colpo su colpo”; “op. San Valentino-Reveng” che hanno consentito di arrestare numerosi sodali affiliati a cosa nostra ed alla stidda non solo di Niscemi, ma anche dei comuni limitrofi, nell’ambito di una complessa attività investigativa rivolta alla ricostruzione della verità storica del contesto criminale in cui sono stati consumati vecchi omicidi di mafia.

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