Trieste, muore a 32 anni in questura. Commissario di polizia messo «in congedo»

polizia113Roma, 17 mag – «Se ci sono profili di illegittimità nella nostra azione, ce ne prenderemo la responsabilità. Ma non si dica che questa è la questura degli orrori, perché non è vero. E lo dimostrano gli attestati di stima che stiamo ricevendo in queste ore difficili».

Giuseppe Padulano, questore di Trieste, con una lunga esperienza “sul campo” è stato dirigente tra le altre cose della squadra mobile della stessa città e della polizia di frontiera, non si tira indietro di fronte alle domande sullo scandalo sollevato dall’inchiesta che vede coinvolto il dirigente dell’ufficio immigrazione, Carlo Baffi, indagato per sequestro di persona e omicidio colposo.

«Una ragazza ucraina, Bonar Diachuk – spiega il quotidiano “Il Manifesto”, si è suicidata il 16 aprile scorso nei locali del commissariato di villa Opicina. Ne è scaturita un’indagine, condotta dal pm Massimo De Bortoli, che lascia intravedere una pratica sistematica di detenzioni illegali all’interno del commissariato, e un profilo del vicequestore Baffi a dir poco inquietante. A casa sua sono stati trovati vari testi antisemiti, dal classico Mein Kampf a “Come riconoscere un ebreo“».

Curiosità intellettuale? O, come ha detto l’Associazione nazionale dei funzionari di polizia, una normale libreria per chi ha lavorato nella Digos? A difendere l’operato del commissario anche il Segretario generale del sindacato di polizia COISP, il quale afferma che «tra i libri sequestrati dalla “biblioteca” del funzionario ve ne erano anche alcuni sul movimento operario e sull’ideologia marxista-leninista che avrebbero testimoniato null’altro che un contesto di desiderio di conoscenza ed approfondimento della storia passata».

Sempre secondo quanto riporta oggi il quotidiano “il Manifesto” «Baffi li leggeva all’ombra del busto e dei poster del Duce che sfoggiava come arredo. E si fosse limitato a farlo in privato. il fermacarte del suo ufficio pare fosse un oggettino per amatori – sempre il Duce – ed è stata trovata una targa con su scritto “ufficio epurazione”, invece di ufficio immigrazione. Nessuno l’ha mai vista?»

«Ma figurarsi se era appesa – dice il questore – posso assicurare che è stata trovata ben chiusa in un cassetto». «I profili che sono emersi saranno oggetto di una attenta analisi interna», assicura il questore. Il vicequestore indagato al momento «è in congedo», e a dirigere l’ufficio è stato mandato il capo di gabinetto di Padulano. Come dire, un uomo di fiducia in un momento difficile perché, come si può immaginare, la vicenda ha scatenato un putiferio».

Alina_Bonar_DiachukLa donna ucraina suicida: Alina Bonar DiachukIl quotidiano “il Piccolo” di Trieste riporta che anche «due poliziotti in servizio al commissariato di Opicina sono da ieri mattina sotto indagine da parte del pm Massimo De Bortoli per la stessa vicenda Ai due agenti vengono contestate dal pm De Bortoli le accuse di omicidio colposo e violata consegna. Secondo gli accertamenti effettuati dagli investigatori della polizia e della finanza, i due uomini in divisa che avrebbero dovuto vigilare la donna “reclusa” in realtà non lo hanno fatto. Praticamente l’hanno chiusa nella cella senza mai minimamente controllarla. A trovarla priva di vita erano stati infatti due altri agenti dell’immigrazione che erano andati a prenderla per accompagnarla dal Giudice di pace. Ed era stato in quel momento che era scattato l’allarme. Troppo tardi, perché Alina era già morta».

«Le immagini della telecamera a circuito chiuso – prosegue “il Piccolo” – hanno drammaticamente filmato l’estremo gesto di Alina Bonar Diachuk. La sua è stata un’agonia durata oltre 40 minuti. Si vede mentre disperata si scaglia contro il muro e poi mentre batte la testa. E poi mentre estrae dalla felpa un cordino e lo annoda attorno al collo e poi a un termosifone. La si vede poi seduta mentre chiude con la vita».

«Queste immagini che paradosalmente non sono nemmeno state viste attraverso il monitor dall’agente in servizio di piantone fanno parte integrante dell’inchiesta. L’agente in servizio, secondo il regolamento, avrebbe dovuto verificare costantemente quello che accadeva all’interno della stanza dove era stata detenuta l’ucraina. Invece non ha mai dato uno sguardo al monitor e non è mai entrato nella camera della morte. L’altro poliziotto destinatario di un’informazione di garanzia quel giorno invece era uscito dalla caserma lasciando il collega. Ad annunciare che oltre a Carlo Baffi “ci sono altre persone sulle quali si è appuntata l’attenzione della Procura”, era stato già l’altra sera il procuratore capo Michele Dalla Costa. E ieri gli investigatori di quello che è sato definito il “pool Alina” sono andati al commissariato di Opicina dove hanno notificato gli avvisi effettuando contestualmente le relative perquisizioni disposte dal pm Massimo De Bortoli».

«Intanto Paolo Pacileo, l’avvocato di Carlo Baffi – spiega “il Piccolo” – ha presentato un’istanza al Tribunale del Riesame per l’annullamento del verbale di sequestro dei libri e dell’altro materiale prelevato mercoledì scorso a casa di Carlo Baffi. Si tratta di una decina di volumi dichiaratamente antisemiti: gli autori sono tra gli altri Julius Streicher, Adolf Hitler e Julius Evola. Facevano parte della biblioteca privata del funzionario di polizia. Gli agenti quel giorno avevano anche sequestrato, poco prima della perquisizione a casa, anche sei proiettili di pistola non denunciati e una copia della targhetta dell’Ufficio immigrazione delle dimensioni di un foglio protocollo. Sulla parte destra della targa posticcia, è inserita una foto di Mussolini. A sinistra si legge in caratteri simili a quelli usati nel Ventennio: “il dirigente dell’ufficio epurazione”. Proprio il ritrovamento di questa targa ha innescato la perquisizione dell’abitazione di Carlo Baffi».

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