Terrorismo: la Questura di Roma commemora l’agente Capobianco ed il maresciallo Romiti

romiti-capobiancoRoma, 7 dic – Il 7 dicembre a Roma, tra il 1979 e il 1981, due appartenenti alla Polizia di Stato rimasero uccisi in due diverse azioni terroristiche. ”La cerimonia odierna, insieme alle altre che hanno preceduto questa giornata, dimostra che il tempo ed il sacrificio degli uomini dello Stato non saranno mai sconfitti dalla violenza, ma anzi, alimentano la motivazione di chi continua a credere in quegli stessi valori per i quali il maresciallo Romiti e l’agente Capobianco si sono battuti”. Nel corso della cerimonia il Questore ha ricordato anche le altre vittime del terrorismo registrate tra le fila delle Forze dell’ordine. Il Questore di Roma Francesco Tagliente ha voluto ricordare il contributo della Polizia di Stato nella lotta al Terrorismo, in occasione della cerimonia per la commemorazione del 29° anniversario della morte dell’agente Ciro Capobianco e del 31° anniversario della morte del maresciallo Mariano Romiti. A nome del Capo della Polizia, Prefetto Antonio Manganelli, il Questore ha deposto una corona di alloro sulle lapidi collocate presso la Caserma ”Maurizio Giglio” ed all’interno del Commissariato Prenestino, dove prestavano servizio i due dipendenti. Alla cerimonia, hanno partecipato Autorità civili e militari nonchè i familiari ed i colleghi della vittima. Il maresciallo Mariano Romiti fu assassinato da un commando di terroristi delle Brigate Rosse il 7 dicembre in via Casilina, nel quartiere romano di Torre Spaccata. Il maresciallo Romiti era responsabile da circa 11 anni della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato Prenestino. Il mattino del 7 Dicembre, intorno alle 7,45 si stava dirigendo a piedi verso la fermata dell’autobus che lo avrebbe portato al Tribunale di Roma, dove avrebbe dovuto testimoniare in un processo. Poco prima di raggiungere la fermata da dietro un muretto sbucarono 3-4 terroristi armati di pistola che aprirono il fuoco contro il poliziotto, ferendolo mortalmente. Prima di fuggire uno dei componenti del commando gli sparò un colpo di grazia alla testa. Le Brigate Rosse rivendicarono l’omicidio, che rientrava in un progetto posto in essere per contrastare e colpire gli apparati dell’antiterrorismo.

Il 5 dicembre 1981, l’autovettura di pattuglia con a bordo l’agente Capobianco e altri due poliziotti stava percorrendo la via Flaminia, quando, giunti al quartiere Labaro, gli agenti decisero di controllare quattro uomini seduti ad una panchina. Gli agenti invertirono la marcia della vettura ma, prima che potessero tentare qualsiasi reazione, i quattro estrassero le pistole aprendo il fuoco contro di loro e costringendoli a scendere dalla Volante per rispondere. L’agente Capobianco venne colpito da un proiettile alla testa. Gli altri colleghi spararono a loro volta, uccidendo uno dei terroristi e ferendone un secondo . Gli altri tre fuggirono a bordo dell’auto di pattuglia, abbandonata pochi chilometri dopo. Nella sparatoria l’agente Capobianco, colpito da un proiettile alla testa, rimase gravemente ferito. Ricoverato in ospedale, morì due giorni dopo. Le indagini della Digos sulla morte di Romiti consentirono di individuare e catturare , nel gennaio 1982 tutti i componenti della Colonna XXVIII marzo delle B.R. tra i quali Antonio Savasta, Renato Arreni, Giorgio Benfenati, Walter Di Cera e Giuseppe Palamà, che furono condannati all’ergastolo. In seguito, furono assicurati alla giustizia anche Walter Sordi e Pasquale Belsito appartenenti al gruppo di fuoco dei N.A.R. che tese l’agguato all’agente Capobianco. (Adnkronos)

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