Tagli al comparto Sicurezza, il Coisp: «ammettere che la sicurezza dei cittadini sarà meno garantita»

polizia-stradale-motoRoma, 23 ago – «La necessità di dover tagliare le spese non può in alcun modo portare ad erodere ciò che in un Paese è necessario per garantire il funzionamento corretto di tutto il resto, e cioè del Comparto che assicura la libera vita democratica, né può nascondere presunti altri intenti di cui alla luce del sole non si può parlare, come il taglio indiscriminato o quantomeno non unanimemente condiviso di uffici e servizi delle Forze di Polizia. Ma tutto in Italia depone nel senso opposto. E noi siamo arcistufi di sentire sempre le solite parole trite e ritrite che significano tutto e il contrario di tutto, e che come nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci si continuerà a garantire l’esistente con risorse ridotte all’osso, perché questa è una menzogna! Si abbia quantomeno il coraggio e la dignità di ammettere chiaramente e pubblicamente che la sicurezza degli italiani non potrà essere garantita come prima, perché presto non saremo più in condizione di lavorare».

Nuove bordate di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia contro i paventati tagli e ridimensionamenti nel Comparto, all’indomani di ultime notizie che hanno riempito le cronache nazionali. A cominciare dalle dichiarazioni diffuse ieri dalle agenzie del ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, la quale ai cronisti che gli hanno chiesto come potrà essere garantita la sicurezza del Paese con i previsti tagli tra le Forze di Polizia ha risposto: “E’ un problema vero che porteremo all’attenzione del governo”, ed ancora: “Discuteremo della possibilità di ottenere almeno un turn over del 50% del personale”, e “mi dispiace di sentire accusare sempre il Governo sui tagli, ma se i soldi non ci sono, se la coperta é corta, da qualche parte la si dovrà pur tirare. Io proverò a tirarla dalla mia”. Per finire con l’annunciata intenzione da parte di Antonio Di Pietro e del capogruppo Idv in commissione Giustizia alla Camera, Federico Palomba, di rivolgere un’interrogazione ai ministri Annamaria Cancellieri e Paola Severino a proposito delle notizie riportate dal “Fatto quotidiano”, che ha pubblicato le dichiarazioni di un Agente della Dia il quale ha lamentato non solo la mancata corresponsione ai colleghi del Trattamento economico aggiuntivo per gli ultimi mesi, ma anche la drastica riduzione di quest’ultimo per il futuro ed altre iniziative che paleserebbero la volontà di eliminare del tutto l’organismo investigativo.

«Non accettiamo – sbotta Maccari – di sentire nientemeno dal nostro Ministro che i tagli saranno un problema ma che “la coperta è corta”. O è una presa in giro o è un’assurdità. Se è necessario risparmiare lo si fa, ma non di certo su ciò che va garantito con priorità per sperare che il Paese possa riprendersi, l’economia “pulita” ricominciare a marciare e la vita democratica possa proseguire. Né possiamo sentire che si tenterà di difendere l’orticello come se stessimo parlando di spartire una torta tra figli troppo ingordi. Né, meno che mai, che un turn over, anche del 50 per cento, potrà mai consentire di coprire il lavoro del doppio dei colleghi. La Sicurezza degli italiani deve essere una priorità per tutti, per l’intero Governo, e non è concepibile che le Forze dell’Ordine debbano essere difese come se da qualcuno volesse spingerle nel baratro. E’ vergognoso».

«Per non parlare poi – incalza il leader del Coisp – dell’ignobile trattamento che stanno subendo quei colleghi ai quali non viene corrisposto quanto dovuto, e per i quali si paventano sforbiciate che saranno vessazioni belle e buone. Se si vuol chiudere la Dia è bene che lo si dica, non si può certo pensare di prendere e non pagare chi svolge il proprio lavoro, oltre tutto aggravando così la previsione di spesa futura… perché prima o poi quanto dovuto dovrà essere versato, ovviamente con gli interessi».

«Mettersi a fare dietrologia in questi casi è improduttivo, e sposta l’attenzione dal dato concreto alle esercitazioni di stile – conclude Maccari -. Stare a discettare se in realtà dietro a tutto ciò ci sia o meno la volontà di affossare un ufficio è inutile. C’è una sola cosa da chiarire, con semplicità, con chiarezza e senza giri di parole. Se cioè questa struttura voluta da chi certamente di criminalità ne sapeva “qualcosina”, come Giovanni Falcone, deve operare oppure no. Ebbene se deve farlo, allora chi vi presta servizio deve essere messo nelle condizioni di lavorare come i compiti dell’ufficio richiedono, altrimenti è tutta una baggianata… Né più e né meno di quello che vale per gli altri Operatori del Comparto Sicurezza».

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