Siulp, immigrazione: operazione DDA Reggio Calabria, strada giusta per affrontare il problema

feliceromanoRoma, 3 feb – La brillante ed incisiva operazione della Squadra Mobile di Reggio Calabria coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di quella provincia
, è la strada giusta per affrontare l’esplosivo problema dell’immigrazione. Ad affermarlo, dopo l’ultima sulle agenzie di stampa, è ROMANO Felice Segretario Generale del SIULP che il 19 gennaio scorso, proprio a Reggio Calabria sulla scorta dei fatti accaduti a Rosarno, aveva denunciato che era giunto il momento di dichiarare guerra a chi sfrutta le vittime dell’immigrazione clandestina, perché questo fenomeno epocale va affrontato come un problema sociale e non di polizia atteso che questi cittadini, vittime di organizzazioni criminali organizzate e di tipo comune che inquinano il mercato del lavoro e l’economia sana del Paese, vengono in Italia e in Europa per trovare una possibilità di riscatto per la loro dignità umana e di lavoratori. La capacità investigativa e l’alta professionalità dimostrata dai colleghi della Squadra Mobile di Reggio Calabria nonché l’eccellente lavoro di coordinamento svolto con lo SCO e i magistrati della Procura Distrettuale Antimafia che ha portato all’arresto di 67 persone facenti parti di un’organizzazione dedita allo sfruttamento e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sono la prova che quanto denunciato dal SIULP era fondato così come la strada indicata era quella giusta.
Combattere chi sfrutta l’immigrazione clandestina ed attivare tutti i sistemi di controllo sullo sfruttamento del lavoro nero e della manodopera dei clandestini, continua Romano, è il percorso vincente per governare il fenomeno epocale che interessa, e interesserà ancora per molti anni, le migrazioni di migliaia e migliaia di cittadini del mondo che oggi vivono in condizioni di schiavitù.  Riaffermare la legalità che in uno stato democratico, civile ed avanzato come il nostro Paese, conclude Romano, è condizione essenziale per il rafforzamento della democrazia. È necessario oggi, proprio in funzione delle altre esperienze fatte su reati che vedono gli immigrati coinvolti, come la prostituzione ad esempio, intervenire legislativamente per creare un circuito di protezione e di reinserimento di tutti quegli immigrati che, volendosi riscattare da questa nuova schiavitù “illegale” decidono di collaborare con le Forze di polizia.  Solo così, attraverso l’offerta di diritti si potrà incentivare la collaborazione di chi accetta i doveri ma in essi intravede un riscatto della propria ed altrui dignità.

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