Sicurezza, Siulp: basta a sindaci sceriffi, quello che occorre è una riforma alla Sarkozy

polizia_gRoma, 15 nov – «Da circa trent’anni il SIULP rivendica un coordinamento reale da parte dell’Autorità di pubblica sicurezza tecnica per gestire tutte le forze di polizia , per dare attuazione unitaria alla funzione di polizia nell’interesse supremo dell’ordine e della sicurezza pubblica, ma anche della razionalizzazione della spesa pubblica».

Ad affermarlo Felice Romano, Segretario Generale del SIULP, il primo sindacato del comparto sicurezza che, nell’apprezzare lo sforzo del ministro Maroni di fare propria la rivendicazione storica del SIULP circa una razionalizzazione del sistema, sottolinea come il testo del  pacchetto sicurezza varato il 5 u.s., presenta un rimedio decisamente peggiore del male che si voleva affrontare.

«A prescindere dai profili di incostituzionalità, che potrebbero emergere in relazione al titolo 5° della Costituzione, prosegue Romano, il sovvertimento del rapporto decisionale tra sindaci e questori – di cui il prefetto diventa interprete negativo – per cui ai primi spetta, di fatto, il potere di decidere e condizionare l’impiego delle forze di polizia statali su problemi di sicurezza urbana (in quanto ad oggi il potere di ordinanza dei sindaci risulta possibile esclusivamente sui problemi di disagio sociale e di sicurezza urbana), mentre ai secondi competerà solo il ruolo di meri esecutori, apre uno scenario di conflittualità tra potere e responsabilità confinando i questori della Repubblica nel solo alveo della responsabilità senza alcuna potestà».

Questo, in sintesi, è contenuto nel pacchetto sicurezza nella parte in cui viene affiancato al potere d’ordinanza dei sindaci anche la potestà di obbligare la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri a dare esecuzioni alle suddette ordinanze.

«Senza voler rammentare il grave rischio alla tenuta democratica del nostro Paese e al condizionamento che ciò potrà comportare sulla terzietà della funzione di polizia, basta solo ricordare le decine e decine di casi di consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose, appare con tutta evidenza il rischio di far collassare il sistema per il sol fatto di trovarsi al cospetto di sindaci che hanno come vocazione principale quella di fare “lo sceriffo” piuttosto che l’amministratore degli interessi generali delle comunità che rappresentano».

«Questo provvedimento, qualora non corretto, potrebbe rappresentare la pietra tombale del sistema sicurezza centrale e statale, caratterizzato dalla necessaria terzietà per operare le funzioni di controllo e di limitazione della vita dei cittadini come in ogni Paese democratico dovrebbe essere, asservendolo, di fatto e contro la stessa volontà di chi lo ha proposto, agli umori dei sindaci-sceriffo».

«Ecco perché, conclude Romano, il SIULP auspica, in sede di conversione del decreto legge, un intervento di rettifica che riconduca, così come ha fatto il Presidente Sarkozy nel luglio del 2009, l’azione di polizia in un solco unitario, affidando al ministro degli interni l’egida della politica sulla sicurezza ed al capo della polizia – direttore generale della P.S. – la responsabilità tecnica di attuazione dell’indirizzo politico. Perché solo così non si avrà solo una proposta di riforma delle forze di polizia, ma si avrà una legge che coglie l’interesse prioritario del Paese ad un servizio più moderno, più efficiente, più vicino alle esigenze reali dei cittadini».

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