Scorte: SIULP, giusta cautela del Ministro Cancellieri e che nessuno giochi sulla pelle dei poliziotti

lampeggiante-autobluRoma, 18 ago – «Subito dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio il SIULP denunciò lo scandalo delle scorte utilizzate solo per status symbol e quanto queste incidessero negativamente su quelle vere che, per ristrettezza di risorse umane, strumentali ed economiche, venivano sacrificate per poter garantire anche le altre. I gravi lutti che ancora oggi il Paese piange così come l’estremo sacrificio degli uomini e delle donne che hanno sacrificato la loro vita per affermare lo Stato sulla criminalità mafiosa e terroristica, sembra non abbiano insegnato nulla».

Lo afferma con fermezza ed amarezza Felice Romano, Segretario Generale del SIULP che, commentando le recenti polemiche sulle scorte e sul loro costo, taglia corto sulle “troppe voci che si sono alternate nel commentare questo delicato e particolare servizio” definendole “strumentali e pericolose”.

«Strumentali perchè nessuno affronta la questione vera del problema e cioè se la scorta spetta o meno, pericolose perché non potendo entrare nel merito della questione l’unica cosa che si fa risaltare è che bisogna ” tagliare” il numero degli addetti al servizio. Una vera e propria follia – afferma Romano -. Anche perché in questo modo, pur non volendo, chi diffonde questi indirizzi vuole affermare proprio il principio che le scorte sono uno status simbol e non un dispositivo di protezione. Bene allora la posizione di cautela del Ministro Cancellieri. Le scorte o si fanno, quando i Prefetti delle varie province valutano che sussistono i motivi per attuarle, secondo i livelli di rischio previsti, oppure non vanno concesse. Dire che vi sono i motivi di rischio ma la scorta va fatta con un poliziotto anziché sei o nove, significa snaturare il dispositivo di protezione e trasformarlo in una servitù per lo status simbol che mette a rischio la pelle del o dei poliziotti impegnati in quel servizio (Moro docet). Ecco perché diciamo nessuno giochi con la pelle dei poliziotti, dei carabinieri o dei finanzieri che sono impegnati in questi servizi perché gli stessi si fanno secondo criteri tecnici e principi di valutazione del rischio e non secondo l’onda dell’emotività del momento che nasce dall’eco prodotta dalla celebrità dello scortato».

«Quello che occorre – continua Romano – , e su questo abbiamo più volte denunciato la necessità di intervenire immediatamente, è la revisione e la ricalibratura di due elementi essenziali. Il primo attiene alla riconferma della centralità dell’Autorità di P.S. che deve verificare se per tutte le tutele in atto sussistono ancora i motivi per cui sono state concesse, e se non vi sono vanno immediatamente revocate; il secondo riguarda come rafforzare i vincoli per il rispetto delle clausole contrattuali che gli scortati sottoscrivono con il Ministero dell’Interno ristabilendo e riconfermando la primazia e la responsabilità del capo scorta che, nel rispetto della persona scortata e dei suoi mandati, è l’unico a poter decidere come, dove e quando percorrere o sostare per raggiungere la sede in cui lo scortato deve recarsi. Disattendere queste prescrizioni, chiunque sia lo scortato, deve significare contravvenire alle regole contrattuali sottoscritte all’atto dell’accettazione della tutela e, di conseguenza far venire meno i motivi della tutela stessa».

«Non solo, così facendo e cioè riducendo il numero delle scorte e non i poliziotti addetti alla tutela, si avrà comunque un risparmio i uomini in tempi di grave crisi come quelli attuali ma non si pregiudica la sicurezza degi poliziotti e dei tutelati. Ecco perché – conclude Romano -, concordiamo con il Ministro nel predisporre, attraverso gli uffici del Dipartimento della P.S., una revisione per verificare se vi sono ancora i presupposti delle scorte in atto e di eliminare quelle che non hanno più motivo di essere poiché solo in questo modo si ripristina il principio della sicurezza e non quello del privilegio. Il resto, come al solito, sono le ennesime chiacchiere agostane di chi, pur volendo disporre non risponde mai di ciò che accade. Purtroppo per loro la sicurezza è un’altra cosa».

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