Scorte ai “potenti”, la Polizia: “ormai piantoniamo hotel e centri massaggi”

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“Un’offesa per chi è morto”. Roma, 4 nov – (di Silvia D’Onghia) “Facciamo quello che il servizio richiede. Certo, quando si tratta di aspettare per ore fuori da una camera d’albergo, ci sentiamo un po’ dequalificati”. I poliziotti romani non se la cavano molto meglio dei carabinieri milanesi che devono “fare la guardia alle escort del premier”. “Spesso dobbiamo accompagnare la personalità che abbiamo il compito di proteggere a feste in ville private sull’Appia antica o fuori Roma. Ci dicono di aspettare fuori e di andarli a prendere da un’altra uscita. Oppure attendiamo in auto sotto gli alberghi. Per gli hotel che conosciamo non c’è problema, altrimenti siamo costretti a vigilare su tutte le vie d’accesso o di fuga. A volte addirittura sui pianerottoli”.

Il Viminale non dà i numeri

MAGARI con ore e ore di straordinario non pagato, perché – così come accade ai carabinieri – i poliziotti arrivano ad accumulare anche 120 ore mensili di straordinario a fronte delle 30 pagate. “Oppure seguiamo la persona a una festa e dobbiamo andarci con le nostre giacche consumate dalla pistola, perché l’amministrazione da tre anni non ci paga il vestiario”. “Però con la Prima Repubblica era anche peggio”, si consola qualcuno. Nella Capitale, dove i sindacati sono molto forti, è difficile che le “amiche” dei vip (non solo politici) vengano accompagnate sulle auto blindate. Molto dipende dal caposcorta e dalla sua capacità di imporsi sulla personalità da proteggere. In passato è capitato anche che venisse rifiutata la richiesta di un alto membro delle istituzioni di portare a bordo il figlio appena nato. Ma le attese sotto gli alberghi, gli appartamenti privati o i centri benessere (dove la persona protetta va ufficialmente a farsi massaggiare) sono molto frequenti. Impossibile avere i numeri ufficiali delle scorte. Il ministero dell’Interno rende noto soltanto che, al primo ottobre dello scorso anno, le personalità sotto tutela erano 570. Per il resto si è in perenne attesa della relazione annuale al Parlamento dell’Ucis, l’Ufficio centrale interforze della sicurezza personale. Fonti ufficiose parlano invece di 2500 uomini delle forze dell’ordine impegnati quotidianamente nei servizi di scorta e di tutela, e in quelli di vigilanza ai luoghi sensibili. Numeri cui vanno aggiunti i dispositivi giornalieri. È l’Ucis a decidere in via esclusiva e in forma coordinata l’azione di protezione e vigilanza. Ma le richieste provengono dalle Prefetture e, visto che i Prefetti sono nominati dal Consiglio dei ministri su indicazione del ministero dell’Interno, la politica alla fine c’entra fin troppo. A differenza degli altri, gli uomini che hanno il compito di tutelare Berlusconi appartengono ai servizi segreti.

Qualche prefetto prova ad opporsi

“SE È VERO quello che leggo, il degrado che hanno raggiunto le istituzioni che noi dobbiamo servire è tale da scoraggiare, oltre che far arrabbiare – denuncia il segretario generale del Siap, GiuseppeTiani–. Tutto questo sfilaccia il credo degli uomini rispetto al proprio dovere. Mi auguro che i fatti riportati non siano veri, ma se lo fossero (e gli indizi sono tanti), si tratterebbe non solo di un uso improprio del servizio, probabilmente da parte di alcune istituzioni, ma di un’offesa grave a tutti quegli uomini che sono morti per difendere la legalità in questo paese”.

“Una scorta in Italia non si nega a nessuno”, rincara la dose il segretario generale del Consap, Giorgio Innocenzi, che se la prende con l’Ucis: “Era un organismo che doveva garantire un filtro nell’assegnazione, e invece è diventato il sistema per assegnarle più di prima. Addirittura dall’Ucis partono le telefonate ai Prefetti che con coraggio provano ad opporsi e che invece vengono invitati a ritirare la pratica. Prima i colleghi delle scorte erano professionisti che rischiavano la vita, oggi fanno i portieri d’albergo o gli impiegati. E la stessa amministrazione non ha più la considerazione di una volta: prima le scorte erano un fiore all’occhiello, oggi a Palermo le auto si fermano perchè hanno troppi chilometri. Ma è anche un problema di moralità di chi le richiede: chi fa un’attività di un certo tipo deve mettere in conto che rischia”.

Anche il Sap segnala da tempo lo spreco di denaro pubblico: “Ora, però, bisogna partire dall’episodio che il Fatto ha raccontato per rivisitare le norme che regolamentano il servizio e per cercare di recuperare uomini e mezzi da adibire alla lotta alla criminalità – spiega il segretario generale Nicola Tanzi –. Se una persona è a rischio è opportuno scortarla, ma dobbiamo essere in presenza di una personalità che ne ha reale necessità”. (Il Fatto Quotidiano)

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