Roma: la Polizia arresta in Spagna il superlatitante Pellegrinetti, boss della nuova banda della Magliana

Era ricercato da 15 anni

Roma, 22 gen – Al termine di un’attività investigativa protrattasi per circa due anni, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, condotta dalla Squadra Mobile di Roma, dal Servizio Centrale Operativo, in collaborazione con la Polizia nazionale spagnola (UDYCO Central, UDICO Malaga, Gruppo delinquenza violenta Alicante) la Direzione Centrale Polizia Criminale –SCIP- e la Direzione Centrale Servizi Antodroga nel primo pomeriggio di ieri domenica 21 gennaio, è stato catturato in Spagna il superlatitante Fausto Pellegrinetti, 75 anni (alias Franco; Enrico LONGO; Franco PENNELLO; Giulio DEDONESE), appartenente alla nuova banda della Magliana, ricercato da oltre 15 anni, destinatario di ordine di esecuzione poiché condannato in via definitiva a 13 anni di reclusione per i reati di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico e riciclaggio.

Pellegrinetti è stato arrestato nel pomeriggio di domenica mentre trascorreva la sua latitanza all’interno di un attico super lusso in via Paseo del Pintor Fernando Soria 9, al centro di Alicante; a bloccarlo una squadra di investigatori composti da Agenti della VII Sezione Narcotici Squadra Mobile di Roma, dello SCO e della Polizia iberica, quest’ultima attivata dall’Ufficio dell’esperto per la sicurezza della DCPP-SCIP di Roma, appartenente alla DCSA del Ministero dell’Interno.

Al momento della cattura non ha opposto resistenza e non era armato, quando i poliziotti italiani e spagnoli hanno fatto irruzione nell’edificio. Uno dei più potenti uomini della banda dei Marsigliesi al momento della cattura non ha proferito parola, ha capito che oramai era arrivata la fine della sua latitanza durata troppo a lungo.

Il pool di investigatori ha iniziato le indagini partendo dalla città di Roma per giungere in Spagna, in particolare ad Alicante, con appostamenti e pedinamenti grazie ai quali è riuscita ad individuare la rete di protezione del latitante che ha portato direttamente a Pellegrinetti.

Personaggio di elevato spessore criminale nell’ambito della criminalità organizzata romana, l’uomo annovera pregiudizi per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, reati contro il patrimonio, riciclaggio, ricettazione.

E’ evaso il 22.10.1993 dalla clinica romana “Belvedere Mondello”, dove si trovava ricoverato in regime degli arresti domiciliari, per poi far perdere le proprie tracce.

Destinatario di provvedimento di esecuzione di pene concorrenti, e contestuale ordine di esecuzione, deve espiare la pena di 13 anni e 5 mesi di reclusione; provvedimento in carico alla Squadra Mobile 7ª Sezione antidroga ed esteso in ambito europeo (MAE).

E’ stato condannato alla pena di 8 anni con una sentenza della Corte di Appello di Roma, emessa il 26 gennaio 1996, per aver acquistato, unitamente ad altre quattro persone, un ingente quantitativo di sostanza stupefacente (550 chilogrammi circa di cocaina) destinata alla vendita. Deve inoltre scontare un’ulteriore pena di 7 anni e 11 mesi.

Volevano uccidere il giudice Imposimato

Fausto Pellegrinetti, latitante romano dal 2003, nel suo curriculum vanta il legame criminale con il famigerato Clan dei Marsigliesi BERENGUER BELLICINI e BERGAMELLI.

Nel 1977 fu catturato in un residence sull’ Aurelia dagli uomini della Squadra Mobile di Roma, assieme ad alcuni complici.

Nel 1980 Fausto Pellegrinetti, unitamente al suo gruppo del Tufello, ebbe un incontro presso un ristorante di Trastevere con Danilo Abbruciati, Edoardo Toscano ed Antonio Mancini appartenenti al gruppo denominato “Banda della Magliana”.

Il gruppo del Tufello aveva condiviso con l’Abbruciati l’esperienza delle “batterie” ed erano stati con lui imputati di rapine e sequestri di persona. Nel corso dell’incontro, il gruppo della Magliana sondò le intenzioni dei vecchi malavitosi del Tufello cercando di impadronirsi del controllo del traffico degli stupefacenti. Il gruppo non condivise tale proposta ma istituirono un legame sulle attività del toto nero, ai sequestri di persona, alle rapine ed alle estorsioni.

Nel medesimo incontro si parlò di attentare alla vita del Giudice Imposimato. (estratto dalla sentenza Banda della Magliana dalle dichiarazioni rese da Antonio Mancini detto Accattone).

Nel 1992 da un’indagine della DEA e dello SCO, le autorità italiane, seguendo il flusso del denaro tra Nord America, Europa e Colombia, arrivano a Fausto Pellegrinetti, romano, che viveva in latitanza a Via Roccaraso a Roma. Pellegrinetti si era rimodulato da efferato rapinatore in trafficante di stupefacenti e, successivamente in riciclatore di denaro.

La svolta arriva in occasione dell’ultimo “Pick Up” ovvero l’ultimo prelievo di denaro sporco, quando Pellegrinetti finisce in manette a Roma e viene sequestrato un milione e mezzo di dollari in contanti.

(1996-98) – “operazione Malocchio” – A capo dell’organizzazione risulta un triumvirato di vecchi criminali, Primo Ferraresi, Giuseppe D’Alessandri e Fausto Pellegrinetti che dalla zona di Malaga, dove vivevano in clandestinità, gestivano due business separati solo in apparenza: l’import-export della cocaina e il riciclaggio. Sulla capitale si riversava periodicamente un vero e proprio oceano di cocaina: 5.000 chili smerciati sul mercato romano e la cifra astronomica di 55 milioni di dollari Usa riciclata in un ventaglio di attività diversificate.

Fausto Pellegrinetti era a “Capo dell’Organizzazione”, con il ruolo di leader indiscusso e di regista di tutte le strategie espresse, in ciò collaborato da Primo Ferraresi, sia nel campo del narcotraffico che in quello del riciclaggio, attraverso gli associati.

La simbiosi tra le due componenti, la prima ad altissima caratura criminale e la seconda di riconosciuta professionalità imprenditoriale, evidenziava l’estrema pericolosità sociale del sodalizio, scaturente anche dai solidi legami intrattenuti con famigerate consorterie delinquenziali calabresi (famiglia Barbaro-Papalia) e campane (clan Senese), e dalle ingenti disponibilità finanziarie dimostrate dall’organizzazione capeggiata dal Pellegrinetti.

Infatti, mediante l’immissione sul mercato d’ingenti capitali provento di traffici illeciti, quindi privi di costi, l’organizzazione ha prodotto effetti discorsivi dell’economia legale in alcuni settori commerciali particolarmente sensibili giungendo, in taluni casi, ad alterare i prezzi di mercato dei prodotti commercializzati dalle società del gruppo (metalli e frutta), nonché ad inserirsi in settori ad “altissimo rischio” quale quello ludico, nello specifico le “slot machine”.

Il suo braccio destro, un palermitano con ottime conoscenze in America Latina, era Lillo Rosario Lauricella con il quale nel 1997 ricicla 16 miliardi delle vecchie lire comprando ed installando in Brasile migliaia di slot machine. Lauricella, dopo avere collaborato con la giustizia, venne ucciso a Caracas nel 2002, con difficoltoso riconoscimento stante le sue numerose plastiche effettuate al volto.

La latitanza dorata di Fausto Pellegrinetti, cominciata dopo l’evasione del 1996, termina oggi in un attico di superlusso ad Alicante.

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Roma: la Polizia arresta in Spagna il superlatitante Pellegrinetti, boss della nuova banda della Magliana
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Roma: la Polizia arresta in Spagna il superlatitante Pellegrinetti, boss della nuova banda della Magliana
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Era ricercato da 15 anni
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3 Commenti

  1. Jean Jules Mazza dice

    Ho sentito la cronaca mi auguro che saldi il suo conto con la giustizia: grazie Signore per l’ottimo lavoro della direzione Distrettuale Antimafia di Roma è condotta dalla Squadra Mobile di Roma. Il Signore vi benedica. Un comune semplice cittadino!

  2. Ignazio dice

    Congratulazioni per il delicato compito e portato a termine.

  3. Ignazio dice

    Congratulazioni per il delicato compito assicurando alla Giustizia il malfattore. Buon lavoro.

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