Reggio Calabria, ‘ndrangheta: blitz della Polizia di Stato, 19 arresti

polizia-auto-postReggio Calabria, 15 mar – E’ in corso dalle prime ore di questa mattina una vasta operazione della Polizia di Stato di Reggio Calabria per l’esecuzione di 19 ordinanze di custodia cautelare, di cui 11 in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 2 con obbligo di dimora.

Colpite le cosche della ‘ndrangheta reggina facente capo alle famiglie DE STEFANO, FRANCO, ROSMINI, SERRAINO e ARANITI.

I reati contestati vanno dall’associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di materiale esplosivo, intestazione fittizia di beni e rivelazione del segreto d’ufficio. Eseguite anche numerose perquisizioni.

La Polizia sta eseguendo anche numerosi sequestri di esercizi commerciali in mano alla ‘ndrangheta. Si tratta di noti bar della città, di una stazione di servizio per l’erogazione di carburante, di una concessionaria di autovetture ed esercizi commerciali per la distribuzione di prodotti ittici surgelati. Gli esponenti delle cosche di Reggio Calabria avevano costituito e gestito, direttamente o per interposta persona, una serie di attività economiche, operanti in diversi settori imprenditoriali, attribuendone la titolarità formale a terzi soggetti, al fine di eludere i controlli delle forze dell’ordine e le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione. Dieci milioni di euro è il valore stimato delle aziende e degli altri beni sequestrati.

L’operazione colpisce capi, gregari e soggetti contigui alle cosche DE STEFANO e FRANCO aderenti al cartello Destefaniano e ROSMINI, SERRAINO e ARANITI aderenti al cartello Condelliano, imperanti in città ed uniti nella spartizione dei proventi derivanti dalle attività estorsive in danno di commercianti ed operatori economici di Reggio Calabria. Impiegati 250 uomini della Polizia di Stato.

Sistema Reggio” sarebbe il nome dell’operazione che i polizotti della Squadra Mobile stanno eseguendo in queste ore a Reggio Calabria.

L’inchiesta conferma che le cosche della ‘ndrangheta esercitano sistematicamente anche il potere di regolamentazione dell’accesso al lavoro privato, facendo assumere agli esercizi commerciali dipendenti graditi alle organizzazioni criminali, nonché la potestà di regolamentazione dell’esercizio del commercio, autorizzando o meno l’apertura di esercizi commerciali nei quartieri da esse controllati.

La Polizia di Stato di Reggio Calabria ha accertato che il quartiere Santa Caterina sarebbe stato controllato capillarmente dalla ‘ndrangheta attraverso le famiglie FRANCO e STILLITANO, i primi federati ai DE STEFANO e i secondi ai ROSMINI e quindi ai CONDELLO.

L’operazione “Sistema Reggio” trae origine da un grave attentato perpetrato la notte dell’11 febbraio 2014, con l’esplosione di un ordigno pipe bomb, al Bar Malavenda, noto esercizio commerciale del quartiere Santa Caterina di Reggio Calabria. L’esplosione aveva distrutto la vetrina del bar, il banco pasticceria e diverse vetrate anche dei locali sovrastanti, adibiti ad ufficio, magazzino e laboratorio, nonché una minicar in sosta nelle adiacenze. L’1 marzo 2014 è stato rinvenuto un altro ordigno inesploso nello stesso punto e dello stesso tipo di quello che era scoppiato a febbraio.

Alla base dell’inchiesta numerose intercettazioni. Le indagini condotte dai polizotti della Squadra Mobile si sono basate essenzialmente sui risultati delle intercettazioni telefoniche, ambientali e video. Gli elementi acquisiti hanno consentito di ricostruire puntualmente non solo le dinamiche criminali relative al duplice attentato del Bar Malavenda con l’individuazione dei mandanti, ma anche ai contesti mafiosi riconducibili ai due più potenti casati di ‘ndrangheta operanti nella città di Reggio Calabria, ovvero quelli facenti capo alla famiglia DE STEFANO e CONDELLO, entrambi dominanti ad Archi ed in altri quartieri del centro di Reggio Calabria, fra i quali Santa Caterina.

Alcuni indagati sarebbero stati aiutati da una donna di 52 anni che lavorava, come impiegata a tempo determinato e con mansioni esclusivamente esecutive, all’ufficio G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria. La donna avrebbe informato alcuni indagati dell’esistenza di un’inchiesta a loro carico. Questa notte è stata arrestata con l’accusa di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio aggravata dalla circostanza di aver agevolato la ‘ndrangheta. Assieme a lei è finito in manette anche il marito a cui la donna avrebbe rilevato le informazioni coperte da segreto, apprese negli uffici giudiziari, che sarebbero poi state riferite da quest’ultimo al fratello.

Altre sei persone sono state arrestate per intestazione fittizia di beni, essendosi prestate a fare da prestanomi ad appartenenti alle cosche operanti in città, al fine di consentire loro di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale.

«Le due operazioni antimafia portate a termine questa mattina a Bari e Reggio Calabria hanno dimostrato che attraverso un costante lavoro di squadra è possibile ripristinare legalità e sicurezza ridando fiducia ai cittadini».

Così il Capo della Polizia Prefetto Alessandro Pansa nel complimentarsi con i Questori di Bari e Reggio Calabria per gli importanti risultati conseguiti dagli uomini e dalle donne della Polizia di Stato quotidianamente impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.

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