Poliziotti e giornalisti sotto Palazzo Madama “La mafia brinderà, i cittadini devono sapere”

polizia-FNSIRoma, 9 giu – (di Silvia D’Onghia – Il Fatto Quotidiano) Vedere poliziotti e giornalisti che vanno a braccetto non è certo usuale. Eppure ieri pomeriggio chi passava davanti a Palazzo Madama poteva assistere all’insolito spettacolo: la Federazione nazionale della Stampa ha infatti raccolto l’invito lanciato dai poliziotti del Silp Cgil e insieme hanno protestato contro il ddl intercettazioni, tra il passaggio noncurante del traffico romano e la   curiosità dei turisti, che non capivano il motivo del contendere. Una manifestazione che si voleva confinare oltre le transenne di piazza Navona e che invece è riuscita a strappare qualche metro verso il Senato e qualche “visita” di parlamentari del centrosinistra. I giornalisti, che protestano ormai da settimane contro il disegno di legge, sarebbero da esso tra i più penalizzati. Ieri mattina la Conferenza nazionale dei Comitati di redazione   (gli organismi sindacali interni) hanno stilato un documento unitario nel quale si dicono pronti alla “resistenza civile”: “Non accetteremo mai di sottostare a una legge che limita il diritto dei cittadini ad essere informati e il nostro diritto-dovere di informarli”, si legge nel documento. “Siamo come nel ’23, quando qualcuno (che ancora non aveva instaurato un regime) voleva introdurre una legge per limitare la libertà di stampa – le parole del segretario della Fnsi, Franco Siddi – Ci sarebbe riuscito nel giro   di due anni ma, anche se il Paese vive una fase molto delicata, oggi abbiamo molti più strumenti di allora per opporci”. Posizione che nel pomeriggio Siddi, ha ribadito – armato di megafono – davanti a Palazzo Madama. Ma i poliziotti che c’entrano con tutto questo? “Il diritto all’informazione e l’interesse dello Stato sono fattori fondamentali in uno Stato di diritto – ha spiegato il segretario generale Silp, Claudio Giardullo – Anche gli ultimi emendamenti non modificano l’impianto della legge. Le intercettazioni verrano svuotate di contenuto, con il limite dei 75 giorni e delle 72 ore non potremo più investigare”. Anche perché, dicono i poliziotti, dovranno essere loro a portare materialmente la richiesta di proroga al Tribunale del capoluogo del Distretto: “Facciamo un esempio – semplifica Gianni Ciotti, segretario provinciale di polizia-senatoRoma – se a Formia si sta indagando su un camorrista, una volta scaduti i 75 giorni, ogni 72 ore una pattuglia dovrà perdere un giorno per venire a Roma a chiedere la proroga”. Ma come, non sono esclusi i reati di mafia? “Tutti sanno – rispondono all’unisono i due sindacalisti – che le indagini di mafia nascono da contesti diversi: reati finanziari, minacce, estorsioni, usura. Indebolire quest’attività investigativa significa indebolire la lotta alla mafia”. “Se dovesse passare questo testo, le organizzazioni criminali brinderanno ogni giorno”, spiega ancora Ciotti, che poi si schiera al fianco dei giornalisti: “L’arresto di un giornalista ci fa precipitare in uno Stato di polizia. Tutto ciò che serve a far chiarezza deve essere pubblicato, soprattutto quando si parla di politici”. I giornalisti hanno già annunciato la resistenza civile contro il bavaglio, ma i poliziotti che possono fare: “Siamo servitori dello Stato – conclude Ciotti – ci atterremo alla legge. Ma tra due anni vedremo se i reati di mafia saranno aumentati o diminuiti. Nel frattempo avremo perso un pezzo di legalità” (Foto ANSA). ico_commenti Commenta

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