Polizia, Coisp: “Che fine ha fatto la democrazia? Che fine ha fatto la libertà?”

MaccariAlla ricerca della democrazia perduta. noi non reprimiamo la libertà dei manifestanti. Continueremo ad essere servitori e non servi dello Stato. Roma, 20 dic – «Che fine ha fatto la democrazia? Che fine ha fatto la libertà? Che fine stiamo facendo?». Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia, commenta con amarezza le ultime dichiarazioni del Presidente dei Senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, in merito alla manifestazione in programma mercoledì contro la riforma dell’università.
«Definire assassini i partecipanti a questo genere di corteo è un grave colpo alla nostra democrazia – ha sottolineato Maccari – è come porgere ai manifestanti una miccia già accesa. Si tratta di una grossa provocazione, è così che si alimenta la violenza, è così che si tenta di imbavagliare la gente. Noi non ci stiamo! Noi non siamo servi dello Stato, noi siamo Servitori dello Stato!». Un messaggio forte e chiaro quello pronunciato dal Segretario Generale del Coisp diretto non solo al capogruppo del Pdl al Senato, ma soprattutto alle persone che scenderanno in piazza. «La Polizia di Stato – prosegue Maccari – non reprime alcuna libera espressione del pensiero, come, invece in questi ultimi giorni vogliono far credere, non soffoca le proteste pacifiche, non frena il malcontento. Anche noi abbiamo protestato e continueremo a farlo, ma questo non vuol dire che siamo potenziali assassini».

Le affermazioni di Maurizio Gasparri stridono con l’importanza che la regione Veneto, guidata dal leghista Luca Zaia, attribuisce al tema della Sicurezza.

«Gasparri – incalza Maccari – ci vede spiegare come mai la Regione Veneto non ha riservato neanche un euro per la Sicurezza alla quale è stato assegnato anche un assessorato. Ah, forse perché lì ci si difende da soli. Tant’è che il leader della Liga veneta, Gian Paolo Gobbo, per colpa degli “immigrati che rubano,” ha sulle spalle un’imputazione per banda armata. Ma i suoi colleghi di partito non l’hanno di certo lasciato solo. Infatti a gennaio è stato rinviato a giudizio insieme a 36 militanti ed esponenti della Lega Nord nell’inchiesta della procura della Repubblica di Verona riguardo le Camicie Verdi e la Guardia Nazionale Padana. L’inchiesta è stata avviata per indagare su fatti risalenti al periodo 1996/97, secondo l’accusa quella delle Camicie Verdi sarebbe stata un’associazione a carattere militare e quella cosa chiamata Guardia nazionale padana sarebbe stata istituita con il solo scopo di organizzare la secessione del Nord dal resto d’Italia».

«Ma i 36 della Lega probabilmente non verranno mai condannati, visto che dallo scorso 9 ottobre il reato di banda armata è stato depenalizzato. Allora, di cosa stiamo parlando? E’ così che si garantisce la Sicurezza? Cosa significa reato? I manifestanti di mercoledì prossimo sono già tacciati di essere assassini, mentre in Veneto tutto sembra filar liscio…»

«Allora, ci perdoni, caro Gasparri, – conclude il leader del Sindacato Indipendente di Polizia – probabilmente, noi siamo dei vecchi idealisti, dei poveri sprovveduti. Noi che lottiamo per garantire la sicurezza ai cittadini. Noi che amiamo le nostre divise. Noi che non imbavagliamo nessuno. Noi che ci battiamo per i nostri ideali. Ma noi, questo glielo garantiamo, non ci arrenderemo, andremo ancora alla ricerca della democrazia perduta. Babbo natale sta arrivando, che la porti nel suo enorme sacco?».

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