Omicidio stradale: per il SIULP la risposta è la prevenzione e non l’illusione

polizia-stradale-motoRoma, 26 ago – «Tutti vorrebbero evitare le stragi prodotte da chi guida sotto l’effetto di alcool e droga. Ma la risposta, atteso che si tratta di un reato colposo e non doloso e in quanto tale non si può prescindere dall’elemento psicologico, risiede nell’aumentare l’attività di prevenzione e non nel creare, seppure in buona fede, l’illusione che ciò possa avvenire con l’istituzione di un reato specifico».
Ad affermarlo Felice ROMANO, Segretario Generale del SIULP che, forte dell’esperienza maturata nell’ultimo trentennio dagli operatori della Polizia Stradale anche rispetto al totale stravolgimento che ha avuto il traffico del nostro Paese nello stesso periodo, sottolinea come «laddove si è aumentata la prevenzione, i risultati ci sono a prescindere dall’introduzione di nuova fattispecie di reato o di un reato specifico come si sta annunciando in questi giorni».

«Purtroppo, a parte qualche caso come quello successo in Liguria che rappresenta l’eccezione che conferma la regola, gli incidenti stradali che causano il decesso dei conducenti e dei trasportati avvengono, soprattutto per non dire in modo esclusivo, sulla rete viaria ordinaria del nostro Paese in quanto, su queste arterie, la presenza di operatori della Polizia Stradale, o di altre Forze di Polizia, è estremamente insufficiente ed in alcuni casi addirittura inesistente. Sulla rete autostradale, dove invece la presenza degli operatori della Polizia Stradale è costante e significativa, queste condotte sono quasi del tutto inesistenti».

Per questo il SIULP concorda con il vice presidente del CSM On. VIETTI, quando afferma che non abbiamo bisogno di altre fattispecie di reato poiché queste rischierebbero di produrre l’effetto contrario, e cioè la paralisi del sistema giudiziario già “provato” per le note carenze di organico e di risorse, o con il sottosegretario GIOVANARDI, quando dichiara che su questo terreno l’aver fatto uso di droga o di alcool può costituire solo un’aggravante specifica e non un reato tipico. L’introduzione di un reato specifico, infatti al di là delle difficoltà tecnico-giuridiche che si incontreranno per predisporlo senza violare i principi cardini del nostro diritto costituzionale e penale, secondo il SIULP fa intravedere il rischio concreto di un aumento del contenzioso giudiziario che, nei fatti, potrebbe produrre l’effetto esattamente opposto a quello desiderato: il denegato diritto dei familiari alla certezza della pena e alla punizione del reo.

«Per questo, continua ROMANO, auspicando che questa volta la politica ascolti i professionisti del settore e non solo l’emotività dell’opinione pubblica, è necessario reperire risorse da investire per aumentare la presenza di poliziotti anche sulla viabilità ordinaria. Perciò, pur  apprezzando l’attivismo del ministro Maroni il SIULP ritiene che l’unica risposta concreta per fermare “queste stragi” sia quella di aumentare la prevenzione e l’educazione alla legalità.  Su questo terreno però, purtroppo, il Governo è contraddittorio: anziché reperire risorse e bandire concorsi per l’assunzione di nuovi poliziotti continua, imperterrito, a tagliare i fondi alla sicurezza e a spendere in modo scellerato soldi per impiegare i militari su questo terreno che, non essendo il loro, non possono produrre altro che aggravio e freno a chi già vi opera».

«Diverso è invece, tra le pene accessorie che possono essere considerate rispetto a queste condotte, il ritiro della patente in modo permanente a coloro che hanno causato incidenti guidando sotto l’effetto di alcool e droga. Una misura questa, specifica ROMANO, che può essere sicuramente condivisa anche se deve prevedere necessari distinguo rispetto ai comportamenti e in particolare a quelli recidivi».
 
«Auspichiamo, conclude ROMANO, che almeno su questi gravi lutti, a differenza di come si è fatto sulla sicurezza in generale, il Governo  agisca per dare risposte concrete evitando demagogie e illusioni che possono creare solo pericolose delusioni, foriere di una giustizia fa da te».

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