‘ndrangheta: operazione Polizia di Stato-FBI. Arresti in Calabria e a New York

polizia-fbiRoma, 7 mag – In data odierna, la Polizia di Stato (Servizio Centrale Operativo e Squadra Mobile di Reggio Calabria), a seguito di complesse indagini, ha dato esecuzione al decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria a carico dei componenti di un sodalizio criminoso con proiezioni transnazionali, dedito ai traffici internazionali di sostanze stupefacenti del tipo cocaina tra gli Stati Uniti d’America e la Calabria.

L’indagine è stata caratterizzata dalla sinergia tra Autorità Giudiziarie e Investigative Italiane e Statunitensi, nella specie del U.S. Department of Justice ed il Federal Bureau of Investigation, nell’ambito del progetto operativo denominato Pantheon (protocollo stipulato fra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Servizio Centrale Operativo e l’Agenzia americana del Federal Bureau of Investigation) e si è sviluppata, sin dall’inizio, nel reciproco e diretto scambio di investigatori esperti nella lotta alla criminalità di tipo mafioso con la finalità di assicurare l’interscambio e il raffronto delle informazioni sull’andamento della criminalità di tipo mafioso, sulle associazioni, sui soggetti criminali e sui traffici illeciti di comune interesse.

Come si ricorderà, l’asset criminale esistente tra Italia e Stati Uniti è stato progressivamente disvelato negli anni e documentato da operazioni, che, da un lato, hanno visto i tradizionali rapporti tra New York e la Sicilia (il vecchio ponte – Old Bridge) e, dall’altro, hanno dischiuso, più recentemente, uno scenario che delinea la propensione e capacità criminale delle principali cosche calabresi ad accreditarsi come affidabili referenti presso le famiglie newyorkesi nel traffico internazionale di stupefacenti (il nuovo ponte – New Bridge).

Il quadro ricostruito dagli investigatori della Polizia di Stato, infatti, offre delle conferme in ordine a vecchie e nuove alleanze criminali e mafiose; da un lato, quelle statunitensi, dove si attesta il ruolo autorevole e baricentrico delle storiche famiglie della cosa nostra americana; d’altro lato, invece, come in parte anticipato anche da recenti indagini, si afferma il ruolo autoritario e di leadership di famiglie della ‘ndrangheta nella gestione del traffico internazionale di stupefacente.

Lo scenario dischiuso, oltre ad essere di assoluto interesse investigativo, è apparso di speculare e conducente valenza rispetto a quegli elementi e quelle risultanze probatorie emerse, in passato, in importanti inchieste condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, laddove l’esistenza di un “ponte” tra New York e l’area ionico-reggina era stato pienamente dimostrato dalle indagini “Solare 1” e “Solare 2”. Quelle indagini evidenziarono proprio le relazioni criminali tra la famiglia Schirripa, residente in aree newyorkesi, ed i loro referenti nel territorio di Gioiosa Ionica, finalizzate a porre in essere legami, protagonisti e attori di un vasto traffico di cocaina tra Sud America, Stati Uniti e Italia.

In tal modo è stato possibile individuare il ruolo del soggetto senz’altro più importante dell’inchiesta, Gregorio Gigliotti, titolare di un ristorante denominato “CUCINO A MODO MIO“, sito in 108th Street, nel quartiere del Queens a New York, il quale, in piena e chiara continuità con le attività illecite condotte in passato dalla famiglia Schirripa, risulta aver contatti e collegamenti con soggetti ascrivibili ai medesimi sodalizi, emersi in pregresse indagini, facenti capo a cosche operanti a Gioiosa Ionica e Siderno. Avvalendosi di un’articolata e attuale rete criminale, composta da personaggi residenti nel Centroamerica, a New York ed in Calabria, Gigliotti si è mosso accreditandosi come il principale artefice di un importante traffico di sostanze stupefacenti, lungo l’asse Stati Uniti-Italia, contando su una struttura logistica di copertura, dedita all’import-export di frutta e derrate alimentari, capace di muovere ingenti carichi di cocaina.

Secondo le informazioni acquisite presso gli omologhi uffici investigativi americani, Gigliotti, a partire dal 2008, si sarebbe rivolto ad esponenti della famiglia mafiosa Genovese per ottenere finanziamenti da investire nel traffico di cocaina verso l’Italia, in accordo con il noto Giulio Schirripa, poi arrestato nella citata inchiesta Solare ed attualmente detenuto negli Stati Uniti, nonché con l’italo-americano Christopher Castellano, assassinato nel luglio 2009, poco dopo aver iniziato un percorso di collaborazione con le autorità federali di New York.

Attraverso meticolose attività investigative svolte da personale del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, con il pieno e diretto coinvolgimento delle omologhe strutture investigative statunitensi, è stato possibile individuare i carichi droga che il sodalizio oggetto di investigazione aveva allestito.

La droga sequestrata, pertanto, se da un lato dimostra la bontà dell’impianto investigativo, dall’altro fornisce elementi concreti per la definizione di ruoli e per la qualificazione penale delle condotte dei soggetti emersi nell’inchiesta. Concreti sono, dunque, gli elementi di responsabilità non solo a carico di Gregorio Gigliotti, ma di tutto il suo sodalizio, andando a disvelarsi la piena operatività di un cartello del narcotraffico internazionale, con basi logistiche negli Stati Uniti d’America e Calabria e ramificazioni e proiezioni verso il Nord America e l’Europa.

Nell’ottobre e nel dicembre 2014, nei porti statunitensi di Wilmington (Delawere) e Chester – Philadephia (Pennsylvania), vengono, infatti, sequestrati due carichi di cocaina per un totale di 60 chilogrammi. Ad operare sono investigatori del Servizio Centrale Operativo, del Federal Bureau of Investigation di New York e dell’Homeland Security che, da mesi, grazie a mirati servizi di polizia giudiziaria, in Italia e all’estero, stavano monitorando persone fisiche e giuridiche sospettate di aver avviato un traffico internazionale di stupefacenti, riconducibile al sodalizio oggetto delle presenti indagini.

In sintesi, lo schema operativo-criminale precostituito da Gigliotti negli Stati Uniti, apparso flessibile e ben strutturato, si caratterizza perché negli Stati Uniti ha predisposto una diversificata rete commerciale e societaria, utilizzata come copertura per l’importazione della cocaina, nel settore alimentare ed importazione di frutta tropicale e tuberi. Inoltre, egli gestisce il ristorante del Queens, altra importante ed insospettabile copertura per ospitare, di volta in volta, i sodali italiani da impiegare come corrieri della cocaina da veicolarsi verso la Calabria (occultabili, per alcuni dati investigativi emersi, in valige predisposte con intercapedini e doppi-fondi).

Alla luce di quanto detto, gli organismi statunitensi (F.B.I. e Homeland Security), coordinati dall’Eastern District Attorney di New York, nei giorni scorsi, hanno tratto in arresto il ristoratore del Queens, la moglie Eleonora ed il figlio Angelo, ritenuti responsabili di importazioni di cocaina dal centro America verso gli Stati Uniti, a partire dal 2009. Nel corso della citata operazione di polizia, oltre a computer e documenti, sono stati sequestrati, all’interno di casseforti controllate nel ristorante Cucino a Modo Mio, oltre 100.000 dollari, 6 pistole, un fucile ed una quantità di cocaina. Altro mandato di perquisizione è stato eseguito presso l’abitazione di Gregorio ed Eleonora Gigliotti, dove sono stati rinvenuti, all’interno di una cassaforte, una pistola, ulteriori 25.000 dollari, ed una quantità di marijuana.

In Calabria, Gigliotti, disponeva di una rete di “appoggi” e sodali capaci di muoversi in tutta la regione e mantenere contatti con acquirenti di stupefacente in provincia di Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone e, in particolare, nella Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria). L’elemento di collegamento tra Gigliotti e la Calabria era Franco Fazio, soggetto residente in provincia di Catanzaro peraltro legato da rapporti di stretta parentela con la moglie di Gigliotti, Eleonora Lucia, nonché in stretti contatti con i fratelli Violi, residenti a Sinopoli (RC) e Taurianova (RC), legati da vincoli di parentela con la potente cosca Alvaro, operante nella Provincia di Reggio Calabria, con proiezioni criminali nel Centro e Nord Italia.

Indicato dagli organismi statunitensi come uomo di fiducia di Gigliotti in Calabria, ha assunto progressivamente un ruolo strategico nella gestione degli affari illeciti, emersi nel corso della presente indagine.

Le attività tecniche, corroborate dai servizi di osservazione svolti nei suoi confronti, hanno confermato la sua centralità nel quadro investigativo, laddove, sin dalle prime fasi dell’inchiesta, è risultato capace di muoversi in tutta la Calabria contattando diversi soggetti interessati all’approvvigionamento di cocaina, riconducibile al sodalizio Gigliotti.

In provincia di Reggio Calabria, Fazio (che ufficialmente gestisce un’attività commerciale nel settore di oli e lubrificanti) ha mantenuto i contatti con il più significativo esponente della rete di Gigliotti, il pregiudicato reggino Francesco Violi. Quest’ultimo, è uno dei principali destinatari della cocaina di Gigliotti, legato a quest’ultimo da solidi vincoli fiduciari, consacrati in un rapporto di comparaggio, che, nella sua accezione criminale, sancisce piena condivisione e reciproco affidamento nella gestione di attività illecite. La dinamica dei loro rapporti, emersi dalle attività tecniche, ha evidenziato come Violi – che avrebbe già ricevuto in passato partite di cocaina provenienti dagli Stati Uniti – fosse impegnato a restituire somme di denaro a Gigliotti e Fazio, mostrandosi interessato a ricevere altro stupefacente, in occasione di successive spedizioni (allo stato, vanificate dai recenti sequestri effettuati negli Stati Uniti).

In provincia di Catanzaro, Fazio ha curato personalmente le relazioni illecite con diversi soggetti, interessati all’approvvigionamento della cocaina di Gigliotti. Tra questi, si segnala il pregiudicato Domenico Berlingeri, residente a Lamezia, il quale, grazie all’intermediazione di Franco Fazio e del fratello (Pino Fazio), ha ricevuto diverse partite di cocaina (tra cui almeno 640 grammi), manifestando frequenti ritardi nei pagamenti dello stupefacente che susciterà l’ira di Gregorio Gigliotti e conseguenti contrasti tra quest’ultimo e Franco Fazio, ritenuto responsabile per la cattiva gestione delle attività.

Nelle province di Vibo Valentia e Crotone, Fazio si è occupato di curare traffici illeciti tra sodalizi criminali operanti sui due versanti, agendo come intermediario per procacciare, da un lato, stupefacente nella zona di Sant’Onofrio (provincia di Vibo Valentia, presso Basilio Caparrotta e Nicola Preiti), e dall’altro, recapitarlo a soggetti del crotonese, abitualmente dediti allo spaccio in quel capoluogo (Domenico Berlingeri e Antonio Berlingeri). Tali condotte qualificano l’attitudine criminale di Fazio ed il suo ruolo nel sodalizio di Gigliotti, alimentato dalla versatilità nel gestire rapporti e relazione nel settore del traffico di stupefacenti, su fronti diversificati ed eterogenei.

Con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, aggravata dalla transnazionalità e dalle modalità mafiose, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, questa mattina gli investigatori del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, con la partecipazione operativa di agenti del Federal Bureau of Investigation di New York e dell’ Homeland Security, hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto i seguenti soggetti:

  1. Franco FAZIO, nato a Pianopoli (CZ) il 15 marzo 1969;
  2. Pino FAZIO, nato a Lametia Terme (CZ) il 21 giugno 1971;
  3. Francesco VIOLI, nato a Sinopoli (RC) il 10 gennaio 1972;
  4. Carmine VIOLI, nato a Sinopoli (RC) il 22 febbraio 1979;
  5. Basilio CAPARROTTA, nato a Sant’Onofrio (VV) il 10 settembre 1961;
  6. Salvatore CAPARROTTA;
  7. Alfonso Santino PAPALEO, nato a Cotronei (KR) il 4 novembre 1955;
  8. Nicola PREITI, nato a San Calogero (VV) il 31 dicembre 1968;
  9. Domenico BERLINGERI, detto “Mimmo”, nato a Lametia Terme (CZ) l’11 gennaio 1980;
  10. Cosimo BERLINGERI, nato a Oppido Mamertina (RC) il 17 febbraio 1958;
  11. Domenico BERLINGERI, detto “Mimmo terra nostra”;
  12. Antonio BERLINGERI, nato a Crotone il 23 dicembre 1992;
  13. Alessandro CACIA, nato a Catanzaro il 27 settembre 1983.

Ai fermi, come detto, vanno ad aggiungersi gli arresti effettuati a New York, nei giorni scorsi, a carico di Gregorio Gigliotti, della moglie Eleonora Lucia e del figlio Angelo, nell’ambito di indagini svolte congiuntamente dai citati organi investigativi italiani e statunitensi. L’operazione odierna prende il nome dalla nota ricorrenza americana del Columbus Day, coincidente con la metà di ottobre, periodo in cui veniva individuato e sequestrato il primo carico di cocaina proveniente dal centro-America.

«Ancora una volta gli splendidi investigatori della Polizia di Stato, lavorando insieme ai loro colleghi dell’FBI, hanno saputo colpire la ‘ndrangheta nella sua dimensione internazionale, caratteristica che fa di essa una delle più potenti organizzazioni criminali del mondo», queste le parole con cui il Capo della Polizia, Prefetto Alessandro Pansa ha commentato l’operazione. «Sotto la sapiente guida delle Procure Distrettuali di Reggio Calabria e di New York, – ha proseguito il Prefetto Pansa – la Polizia di Stato ha continuato la nell’attività di indagine che aveva già permesso di assestare durissimo colpo alle cosche statunitensi nel febbraio 2014 con l’operazione denominata “new bridge”». «Le mie congratulazioni e i miei complimenti – ha concluso il Capo della Polizia – alle donne ed agli uomini della Polizia di Stato che continuano con il loro lavoro a garantire i più elevati standard di lotta al crimine organizzato».


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