Morte dell’Ispettore Raciti: Speziale condannato a 14 anni

racitiIl Coisp: “Il pensiero corre ai familiari del nostro collega, ed all’assurda violenza che tanti, troppi, ritengono drammaticamente ‘normale’”.
Roma, 9 feb – “Dopo la pronuncia giudiziaria di questa sera, il pensiero corre immediatamente alla moglie, ai figli, ed a tutta la famiglia di Filippo Raciti. Ai lunghi difficili mesi di attesa, all’interminabile cammino verso l’accertamento della verità, al dolore, al vuoto rimasto nelle loro vite ed alla malinconia così profondi e acuti che nessuna condanna potrà mai alleviare. E corre, anche, a tutti i poliziotti d’Italia, che attoniti hanno assistito al materializzarsi della più ingiustificabile delle tragedie, quando sui teleschermi sono passate e ripassate le immagini di Filippo che si accasciava, la vita che scivolava via da lui, e tutto intorno immagini di ordinaria follia. Una partita di calcio, tramutatasi in un girone infernale. Proprio oggi, paradossalmente, torna amaro come il fiele il sapore dell’assurda violenza che tanti, troppi, ritengono drammaticamente ‘normale’”.  
E’ quanto afferma Franco Maccari, Segretario generale del Coisp, Sindacato indipendente di Polizia, a proposito della notizia che il Tribunale per i minorenni di Catania ha condannato a 14 anni di reclusione ed a cinque anni di interdizione Antonino Speziale, accusato dell’omicidio dell’Ispettore Capo della Polizia di Stato Filippo Raciti, caduto in servizio a seguito delle lesioni riportate durante gli scontri tra i tifosi e le Forze dell’ordine, fuori dallo stadio “Massimino” dove si giocava il derby di calcio tra il Catania e il Palermo il 2 febbraio del 2007.
“Seguendo le tappe di questa vicenda giudiziaria, una cosa che certamente ha colpito è stato sentire l’imputato affermare che non aveva ‘intenzione di uccidere’, non ce l’aveva quando ha lanciato il sottolavello, ha detto alle telecamere ieri, dopo che il pubblico ministero ne aveva chiesto la condanna a 15 anni per omicidio. Penso che davvero una frase del genere non avrebbe bisogno di alcun commento. La moglie del nostro collega morto, Marisa Grasso, una volta ha detto ‘Filippo è vittima di un sistema che non funziona’. Oggi le parole di Speziale sono l’ennesima atroce conferma di quello che lei intendeva, di quello che noi intendiamo. Il sistema non funziona al punto tale che non solo i Poliziotti si trovano in mezzo all’inferno per una stupida banale partita di calcio, ma anche che una persona che aggredisce le Forze dell’ordine con violenza bestiale si sente legittimata a dire con una certa disinvoltura ‘io ho solamente lanciato un lavello, che male c’è? Perché volete condannarmi?’”.
“Le agenzie di stampa – continua Maccari – hanno ricordato oggi che Speziale, nel luglio del 2008, era stato già condannato in secondo grado, e con sentenza poi passata in giudicato e interamente scontata, a due anni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale. Che il reato gli era stato contestato per la sua partecipazione ai tafferugli e che per questo capo di imputazione egli era reo confesso. Sembra di assistere alla commedia dell’assurdo… Ma purtroppo questa è la realtà, la squallida, insulsa realtà di un ‘sistema che non funziona’. Un sistema Paese che insegna e incoraggia a oltraggiare il valore della vita, a calpestare il rispetto per gli altri prima e della divisa poi, che inneggia alla violenza ed alla prepotenza, che tutto consente, tutto giustifica e su tutto sorvola, a discapito delle regole della convivenza civile, dell’ordine, della sicurezza di tutti. Un sistema Paese in cui avere la meglio sulla tifoseria avversaria o sugli sbirri, affermando la propria tracotante bestialità, vale più dell’incolumità di quelli a cui si lancia ‘innocentemente’ un lavello addosso”.
“In momenti come questi – conclude il leader del Coisp – forse tutti dovrebbero pensare davvero alla necessità di ridare il giusto valore alle cose”.

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