Manovra: SIULP, pagano i soliti noti, si salvaguardando i furbi e gli evasori

polizia-controlloRoma, 31 ago – «Dopo lo stravolgimento della manovra appena varata, almeno da quello che si apprende dalle agenzie di stampa, sorge spontanea una domanda che tutti gli onesti servitori dello Stato in uniforme vogliono porre all’attuale Governo: “ma siamo proprio sicuri che ci sia la crisi?”». È quanto afferma il SIULP riguardo alle anticipazioni emerse sul cambio della portata della manovra economica.

Ad affermarlo, Felice Romano, Segretario Generale del SIULP, che esprime, a tal riguardo, «la contrarietà dei poliziotti a quelle norme della manovra che, eliminando gli unici aspetti di equità introdotti dal contributo di solidarietà previsto nel precedente testo, fanno emergere ancora una volta una maggioranza di Governo che anziché colpire la corruzione e l’evasione, vero problema per lo sviluppo del nostro Paese e causa immorale del grande debito pubblico italiano, ovvero far contribuire a pagare chi ha i redditi più alti ancora una volta presenta il conto ai soliti onesti penalizzandoli ulteriormente ed istigandoli alla disobbedienza civile».

«A corollario di tutto questo, come la classica ciliegina sulla torta, e a differenza di quanto preannunciato in modo roboante da qualche ministro, che pensa di aver salvato la faccia presentando un emendamento con il quale si chiede che i “pibe de oro” del dorato mondo calcistico dovrebbero pagare il doppio di contributo di solidarietà, è arrivata l’ennesima beffa per i dipendenti e i pensionati con cui, al solo fine di preservare se stessi nei loro posti di comando, la maggioranza, e lo stesso ministro in questione, ha approvato l’accordo con cui, a monte, viene eliminato il contributo di solidarietà».

«È veramente mortificante, afferma Romano, constatare ogni giorno come questa maggioranza, contrariamente ai proclami che preannuncia quotidianamente, preferisce penalizzare chi, con enormi sacrifici, paga sempre le tasse e ha riscattato gli anni dei corsi di laurea contribuendo a rafforzare il patrimonio di professionalità e di conoscenza che è essenziale all’eccellenza del sistema Paese. È altresì sconfortante, continua Romano, vedere come sia bastata una giornata di sciopero dei calciatori, che guadagnano cifre milionarie, per far cancellare completamente il contributo di solidarietà anche per quei soggetti, come gli industriali e la parte produttiva sana di questo Paese che, spontaneamente, avevano dichiarato di ritenerla equa, in un momento di estrema difficoltà per il Paese, e pertanto disponibili a corrisponderla».

«Purtroppo le migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori, che ogni volta si vedono “massacrare” i propri diritti acquisiti a livello previdenziale e contrattuale, non hanno nessuna attenzione da parte di questa maggioranza vincolata, ormai, solo al mondo dei sondaggi e di quello che fa più notizia. Mi chiedo, continua il sindacalista, cosa direbbe o farebbe il Governo e la sua maggioranza se a scioperare fossero gli onesti servitori dello Stato in uniforme che, guadagnando 1300 euro al mese, consentono ai “pibe de oro” di diventare sempre più ricchi e viziati e ai politici di sentirsi garantiti nella propria sicurezza consentendo che lo “spettacolo” ci sia. A chiudere il cerchio, qualora ce ne fosse ancora bisogna per comprendere la realtà volontà di questo Governo,  l’assoluta indisponibilità a ritassare i capitali rientrati con lo scudo fiscale, che sono sicuramente immorali quando non illegali, adducendo la famosa locuzione “pacta sunt servanda”».

«Ci chiediamo, chiude Romano, come mai i patti non vanno rispettati, per questo Governo e la sua maggioranza, solo con gli onesti cittadini e i servitori dello Stato che hanno consentito, con sacrifici e pagando regolarmente le tasse, di rendere grande il nostro Paese. Forse è giunta l’ora che, in sede di conversione della manovra, il Governo si ravveda e diventi coerente con se stesso, andando a colpire gli evasori, i corrotti e i privilegi dei politici che rappresentano l’ulteriore scandalo per una ristretta casta di questo Paese, adottando il principio di equità: “se sunta pacta servanda” “ada essere”, che lo sia per tutti, a partire dai pensionati, dai lavoratori e dai servitori dello Stato in uniforme».

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