Mafia: sindaco di Avetrana arrestato per concorso esterno, sotto accusa per la gestione del 118

Polizia-Squadra-Mobile-MinoTaranto, 4 lug – E’ accusato di concorso esterno in associazione mafiosa Antonio Minò, 57 anni, attuale sindaco di Avetrana, in provincia di Taranto, arrestato stamane dagli agenti della Squadra Mobile della Questura de capoluogo jonico nell’ambito dell’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce contro una organizzazione malavitosa che operava nell’entroterra della provincia jonica ma anche in quella di Brindisi.

All’epoca dei fatti, nel 2013, l’uomo politico, che ora si trova in carcere, era presidente dell’Associazione “Avetrana Soccorso del 118 provincia jonica”.

Secondo quanto accertato, il clan D’ Amore-Campeggio si era infiltrato nell’attività del 118. Minò, secondo gli inquirenti, avrebbe fornito “consapevolmente e volontariamente” un contributo importante al rafforzamento del giro di affari, del prestigio e della fama criminale dell’articolazione rappresentata dal clan, mettendosi a completa disposizione degli indagati Antonio Campeggio e Francesco D’Amore, ritenuti i capi dell’organizzazione, nonché degli altri esponenti della stessa articolazione, agevolando l’imposizione dell’assunzione del secondo, in qualità di autista, nella postazione di San Giorgio Jonico, ai danni del presidente dell’associazione “Croce Verde Faggiano”, oppure provvedendo lui stesso all’assunzione di altri membri del clan indicatigli da Campeggio.

Nello stesso contesto va letta pure l’ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche di cui è accusato l’indagato Leonardo Trombacca, 37 anni, di Manduria (destinatario della misura in carcere) che in concorso con altri, avrebbe intestato fittiziamente la titolarità dell’Associazione “Manduria-Soccorso” a terzi per poter partecipare alla gara d’appalto per l’assegnazione della postazione 118 di Avetrana (in effetti assegnata), ottenendo la firma della convenzione con l’Azienda Sanitaria locale di Taranto e ricevendo nel 2013 fondi da parte della Regione Puglia e dalla Asl per 157 mila euro, distraendone una parte a favore di Antonio Campeggio quale capo clan.

Quest’ultimo (all’epoca sottoposto alla sorveglianza speciale) li avrebbe destinati ad altre attività commerciali (esercizi di ristorazione, bar e pizzerie) a loro volta fittiziamente intestate a prestanomi (è il caso di attività in San Pietro in Bevagna, frazione di Manduria, e Campomarino, frazione di Maruggio). (Adnkronos)

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