Libertà civili: se i poliziotti saltano il fosso

manifestazione-coisp1Sindacato di p.s. a Napolitano: “noi poliziotti ci troviamo a combattere contro uno Stato di Polizia”. Roma, 10 ago – E’ successo qualcosa di nuovo nel tessuto sociale di questo nostro Paese, qualcosa di cui pochi, forse, si sono resi conto. Intorno alle mille polemiche innescate dalla ultima manovra finanziaria c’è nè una che conviene osservare meglio: la protesta dei poliziotti. Si, proprio quei poliziotti che vediamo sempre più spesso in assetto anti-sommossa a protezione del “potere” abbisognevole di essere tutelato da quei cittadini che mal digeriscono la deriva autoritaria di questi ultimi tempi. Proprio quei poliziotti che si sono trovati molte volte al centro, loro malgrado, di feroci polemiche per aver svolto con solerzia il loro dovere di “tutori dell’ordine pubblico”. Anche se il ricordo è ancora doloroso, sono trascorsi quasi dieci anni dai sanguinosi fatti di Genova, ma nel frattempo non sono mancate le occasioni di “contatto” tra cittadini che rivendicavano il diritto a manifestare ed i poliziotti che eseguivano gli ordini di Questori e Prefetti che sempre più spesso hanno dovuto tenere a bada semplici cittadini inferociti da una gestione della cosa pubblica che ha esasperato anche gli animi dei semplici.

Ma nessuno poteva immaginare che il rovescio della medaglia di questa “intolleranza di Stato” verso l’indignazione dei cittadini assumesse i contorni di una frattura nel muro granitico della pubblica sicurezza.

I poliziotti adesso protestano come i cittadini qualunque, e lo fanno con le stesse parole, le stesse motivazioni e contro le stesse pubbliche autorità additate come gli instauratori dello “Stato di polizia”. Questo dice in una nota – indirizzata alle più alte cariche dello Stato – il sindacato di Polizia Coisp (Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia), che arriva a domandarsi se l’Italia “è una Repubblica democratica”, “visto che ultimamente noi poliziotti – si legge nel documento – ci troviamo a combattere, metaforicamente s’intende, contro uno Stato di Polizia, ove vengono negati diritti e libertà inviolabili sulla scorta di motivazioni pretestuose, che mal si conciliano con i limiti individuati dalla stessa Corte Costituzionale”.

A ben vedere, il sindacato di polizia non denuncia semplicemente fatti “che minano fortemente alcuni tra i diritti primari del nostro ordinamento giuridico”, ma toglie ogni alibi a coloro i quali, in maniera a volte così pretestuosa da apparire imbarazzante, proteggono il potere politico persino dai rumori fastidiosi di una civile protesta: “il nostro sentore – riferiscono i poliziotti a Napolitano – è che tali determinazioni non siano dettate dal primario interesse alla tutela della sicurezza pubblica, quanto semmai per mettere in sordina le pacifiche e legittime manifestazioni di dissenso dei poliziotti, utilizzando metodi che poco hanno a che vedere con il nostro Stato di Diritto”.

I “pericolosi agitatori in divisa” non si sono limitati ad una vibrata lettera di protesta inviata alle Istituzioni, ma hanno messo mano alla carta bollata denunciando i Questori di Catanzaro e Treviso per aver limitato illegittimamente – è questo il parere del Coisp – il diritto di manifestazione: come possono – si chiedono i sindacalisti in divisa – “poche unità di poliziotti iscritti ad una Organizzazione Sindacale, armati di bandiere e vuvuzelas rappresentare una minaccia per la stabilità dell’ordine costituito”?

La lettera di protesta del Coisp prosegue con uno sciorino di richiami al dettato costituzionale, di sentenze del giudice delle leggi e dei trattati internazionali sul diritto di espressione e manifestazione del pensiero dei cittadini, compreso un accenno alla “Repubblica nata dalla Resistenza”.

polizia-manifesta1Nessuno prima d’ora avrebbe mai immaginato di trovare all’interno di un documento scritto da poliziotti l’eco di parole d’ordine che di solito sono pronunciate dagli attivisti dei diritti civili. Nessuno prima dell’ottobre 2009 aveva mai visto in Italia oltre 30.000 poliziotti protestare in piazza contro il governo. Tutti però hanno potuto toccare con mano l’estrema compostezza e la dignità con la quale “le divise” hanno espresso il loro dissenso.

Ma nessuno è in grado di spiegare con certezza se stiamo assistendo ad un nuovo capitolo della protesta sociale nel quale poliziotti e cittadini si uniscono per rivendicare diritti primari di una società evoluta, oppure ad un’isolata forma di protesta frutto di rivendicazioni salariali.

Solo il tempo disvelerà questi interrogativi. ico_commenti Commenta

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