Immigrazione, SIULP: basta tatticismi, sulla pelle dei poliziotti

immigrati-poliziaRoma, 13 set – «Dopo aver appreso dalla stampa odierna l’ennesimo annuncio da parte del Ministro Maroni dell’ulteriore perfezionamento dell’Accordo Bilaterale con la Tunisia per arginare l’immigrazione clandestina proveniente da quel Paese, alla luce anche dell’ultima “conta” dei feriti tra le donne e gli uomini della Polizia di Stato e delle Forze di Polizia in generale a seguito delle rivolte che si stanno verificando in tutti i Centri di trattenimento, a vario titolo denominati, come Ponte Galeria, Trapani, Catania e Lampedusa solo per citarne alcuni, il SIULP dice basta all’ennesima strategia del Ministro e del Governo Italiano che non risolve  i gravi problemi di questi Centri e per i quali gli unici a pagare sono sempre i poliziotti».

Lo afferma Felice Romano – Segretario Generale del SIULP – che, dopo aver ricordato l’allarme già lanciato nelle scorse settimane sulle gravissime condizioni in cui versano i centri di trattenimento e di accoglienza per gli immigrati clandestini che giungono nel nostro Paese e che li hanno fatti diventare delle vere e proprie bombe ad orologeria, sottolinea come l’annuncio del ministro Maroni sul perfezionamento dell’accordo bilaterale con il Governo provvisorio di Tunisi non è la strada corretta per disinnescare la bomba ad orologeria che si è creata in questi Centri.

«Oggi, continua Romano, i Centri soffrono di un sovraffollamento determinato dall’improduttiva e scellerata decisione di aumentare il periodo di trattenimento degli immigrati sino a sei mesi. Un provvedimento che si è rivelato come un vero e proprio regime carcerario che, in un Paese civile e democratico qual è il nostro, dovrebbe essere inflitto solo ed esclusivamente a coloro che sono colti in fragranza di reato o che sono stati già condannati dall’A.G. e non a chi, invece, cerca di sfuggire alla propria miseria e alle persecuzioni razziali in atto in alcuni dei Paesi da cui provengono questi cittadini».

«L’allungamento del trattenimento infatti – sottolinea Romano – non serve assolutamente a nulla per l’identificazione certa di questi cittadini, come dimostra l’ormai ventennale esperienza della Polizia di Stato che da sempre è in prima linea, non solo a gestire questo fenomeno, ma soprattutto a supplire alle mancanze di un Governo che ha voluto relegare una questione sociale e di accoglienza, oltre che di rispetto dei diritti umani, in una questione esclusivamente di ordine e sicurezza pubblica».

«I nostri esperti, rincara Romano, sanno perfettamente che se l’identificazione non avviene nei primi 30-40 giorni al massimo non sarà mai più possibile. Allora ci chiediamo perché accanirsi in modo così ostinato e politicamente cieco nel voler trattenere queste persone per sei mesi in questi centri che sono nati, lo vogliamo ricordare, rincara Romano, per un’accoglienza che non doveva andare oltre 30 giorni? Forse perché a pagare l’inefficienza e l’incapacità del Governo e delle sue scelte, in tema di immigrazione, sono sempre e solo i poveri poliziotti che sono costretti ad affrontare la disperazione di chi, sfuggendo da un regime di fatto, si trova vittima di un altro regime ammantato da una presunta democraticità».

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