Immigrati: Siulp basta rimpalli di responsabilità della politica, il CIE ed il CARA sono bombe ad orologeria

protesta-immigrati-mineoRoma, 28 lug – Come preannunciato dal SIULP Catania, sperando che anche questa volta la politica non sottovaluti l’appello di chi quotidianamente gestisce questa situazione esplosiva come avvenne, purtroppo, per il caso del povero ispettore Raciti, nel C.A.R.A. di Mineo si è sfiorata la tragedia ampiamente preannunciata dai poliziotti del SIULP. «Concentrare 2000 cittadini in un unico luogo e per tempi così lunghi era inevitabile, e per quello che concerne il SIULP facilmente prevedibile, che scoppiassero sommosse e tumulti al punto da far sfiorare una vera e propria tragedia come verificatosi ieri nel C.A.R.A. di Mineo». 
Ad affermarlo Felice Romano – Segretario Generale del SIULP – che, nel sottolineare che «questa esplosiva situazione è comune a tutti i CIE e a tutti i C.A.R.A. sparsi sul territorio per le insopportabili carenze di personale e di risorse idonee a fronteggiare la portata di questa emergenza immigrazione», punta il dito contro «le gravi responsabilità del Governo e della sua politica economica che ha devastato il sistema sicurezza pensando, contrariamente a quello che afferma il famoso detto, “che le nozze si possono fare anche con i fichi secchi”».

«È veramente paradossale – continua Romano – assistere, di fronte a situazioni così drammatiche e prolungate nel tempo al pietoso “balletto” dello scarico delle responsabilità che il Governo e la politica in generale mostrano alla richiesta di dare invece risposte concrete per affrontare una situazione che ormai è strutturale e non più emergenziale.
Ad aggravare queste situazioni, fomentando i moti delle rivolte, è intervenuta l’inutile e dispendiosa decisione di prolungare il trattenimento di questi cittadini fino a 18 mesi.
Una convivenza forzata e restrittiva che rischia concretamente di accelerare l’innesco di quella che può oramai essere definita una vera e propria “bomba ad orologeria”».

«È noto a tutti infatti che l’identificazione certa degli stranieri, presupposto essenziale per l’effettiva espulsione dal nostro territorio, quando non interviene entro i primi 60 giorni è, nel 99% dei casi, impossibile da realizzare. Ecco perché il trattenimento fino a 18 mesi è in realtà una forma detentiva sul modello carcerario che non trova riscontri nel nostro ordinamento e nei principi costituzionali della nostra Repubblica. Esso semmai serve solo ad alimentare l’esasperazione di questi cittadini e quindi la loro propensione a ribellarsi».

«Se a tutto questo – conclude Romano – si aggiunge la carenza di personale e di risorse economiche, falcidiate dalle varie leggi finanziare che questo Governo ha varato, è facile intuire come oggi l’unica risposta che le Forze dell’Ordine possono dare è quella repressiva e solo successiva allo scoppio delle rivolte». «Mi chiedo, soggiunge Romano, perché il Governo non impiega i militari a vigilare questi obiettivi come altri obiettivi sensibili, anziché mandarli “a passeggio” per le strade di alcune città in modo inutile e infruttifero, con l’unico risultato di un ulteriore aggravio delle Forze di Polizia che li devono scortare e che sottraggono queste risorse al controllo effettivo del territorio. Così facendo si potrebbero liberare centinaia e centinaia di poliziotti da questi compiti fini a se stessi, e recuperarli per il controllo del territorio, la prevenzione e il contrasto all’immigrazione. Speriamo non sia necessario un “Raciti bis” perché il Governo in primis e la politica in generale si assumano le proprie responsabilità e ridiano uomini e risorse alle Forze di Polizia per la sicurezza dei cittadini e dell’intero Paese. Nessuno dica che non è stato avvertito».

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