Ecco come rubavano dai nostri conti correnti: Polizia sgomina organizzazione italo-rumena, 20 arresti

Centinaia i correntisti italiani derubati, l'ombra della 'ndrangheta dietro il cybercrime

Milano, 29 mar – Due nomi innanzi tutto: Giuseppe Pensabene e Salvatore Aragona. Era loro i promotori di un’organizzazione transnazionale che ha derubato milioni di euro da centinaia di correnti italiani con le tecniche da cybercrime.

Ma quello che preoccupa il capo della Polizia Postale, Nunzia Ciardi, è il “salto di qualità” operato dalla criminalità “comune” nel mondo del cybercrime.

Pensabene ed Aragona, infatti, sono esponenti di spicco della ‘ndrangheta calabrese che, a quanto pare, non rinuncia a mettere le mani sul lucroso mondo del crimine informatico. Come hanno fatto?

«Semplice – spiega la Ciardi – hanno acquistato “pacchetti” di software in vendita sul dark web per mettere in atto i loro crimini informatici».

Attraverso questi “pacchetti”, hanno inondato il web di email di “phishing“, che sembrano provenire da un operatore finanziario lecito – in questo risultano coinvolte Banca Intesa, Che Banca, Poste italiane – ma in realtà dirottano l’incauto utente verso una falsa pagina web identica a quella della propria banca, nella quale viene chiesto di inserire le proprie credenziali di accesso. Una volta inserite le credenziali, queste vengono carpite dai criminali che, a questo punto, hanno libero accesso al vostro conto corrente. Un altro metodo per carpire i dati sensibili dei cittadini è stato quello di “infettare” con un malware i computer dei correntisti.

I crimini informatici – spiegano gli investigatori – sono aumentati del 131% negli ultimi anni e l’unico mezzo di contrasto efficace è un coordinamento internazionale come quello messo in atto in questo caso dalle procure di Milano e Bucarest”.

Il dettaglio dell’operazione “Bruno”

Oltre 100 poliziotti italiani hanno eseguito, in diverse località del territorio nazionale e in Romania, l’ordinanza di custodia cautelare emessa, nei confronti di 13 indagati, dal G.I.P. presso il Tribunale di Milano a richiesta della Procura della Repubblica di Milano che ha anche disposto ulteriori perquisizioni domiciliari e informatiche.

Contestualmente, in Romania, con la partecipazione degli investigatori della Polizia di Stato, si stanno eseguendo altre 11 misure cautelari e 14 perquisizioni su provvedimento dell’Autorità giudiziaria rumena.

L’operazione “Bruno” è in corso di completamento a Milano, Rozzano, Monza, Sesto San Giovanni, Jesolo, Trieste, Verona, Roma, Napoli, Cosenza e Reggio Calabria. Le attività odierne sono il culmine delle indagini condotte dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano e sviluppate a livello internazionale dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, nei confronti di un’associazione per delinquere transnazionale dedita agli attacchi informatici e alle frodi su larga scala, compiute lo scorso anno ai danni di oltre cento vittime italiane titolari di conti accessibili via home banking e di 74 cittadini stranieri che hanno subito, all’estero, la clonazione delle carte di credito.

Alla luce del carattere di transnazionalità accertato, la Procura della Repubblica di Milano ha attivato i meccanismi di cooperazione giudiziaria e di coordinamento assicurati da Eurojust, che hanno portato alla costituzione di una Squadra Investigativa Comune (SIC) composta da poliziotti italiani e rumeni i quali, sotto il coordinamento dei rispettivi pubblici ministeri e con il supporto essenziale di Eurojust, attraverso i rappresentanti nazionali italiano e rumeno dell’Agenzia europea, hanno congiuntamente sviluppato le attività investigative, partecipando attivamente in territorio estero e scambiando, in tempo reale, gli elementi di prova necessari a corroborare le condotte criminose commesse in più Paesi.

Durante l’organizzazione preliminare delle attività investigative è stato possibile coinvolgere Europol, che nella fase esecutiva ha altresì assicurato il costante collegamento operativo per le esigenze di accertamento in campo europeo. Le attività hanno preso spunto a seguito di una notizia informalmente appresa dal Compartimento, alla fine del 2016, sul ruolo sospetto di due soggetti di origine calabrese. Le tempestive indagini sul loro conto restituivano i sintomi di appartenenza a un’organizzazione criminale di tipo transnazionale, operante prevalentemente in Italia e Romania, che si accertava dedita alle frodi informatiche per l’accaparramento illecito di ingenti profitti, poi ripuliti, sui quali l’attenzione è massima per il potenziale di distorsione che possono determinare nei mercati leciti.

Oltre al profilo di pericolosità dei numerosi indagati, taluno dei quali anche di notevole spessore criminale, è emersa la particolare solidità che l’organizzazione è riuscita a costruirsi adottando un forte sistema di controllo interno per la gestione delle attività illecite, talvolta sfociato in azioni di intimidazione nei confronti di affiliati o di concorrenti, ovvero nella pianificazione di “spedizioni punitive”.

I numerosi servizi di osservazione a carico degli indagati, in uno con le indagini tecniche (intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali) riuscivano a superare le particolari cautele a conversare, i cenni d’intesa e le tecniche di sviamento dei contenuti, permettendo di svelare l’intera organizzazione, la struttura (gerarchica a livello regionale), il meccanismo di raccolta dei proventi illeciti, prevalentemente frutto di phishing su larga scala (mediante l’attivazione di carte di comodo a nome di oltre 100 soggetti prestanome) e i vari accorgimenti adottati per interrompere la catena di identificazione dei passaggi di denaro verso i vertici dell’organizzazione.

I proventi illeciti accertati nel solo periodo osservato dalle indagini sono di oltre 1.200.000 euro, ma si ritiene che l’organizzazione possegga capacità di movimentazione di denaro assai superiore. Grazie al prezioso contributo di Poste Italiane, con cui la Polizia Postale e delle Comunicazioni vanta una pluriennale ed efficace collaborazione anche per la prevenzione congiunta delle frodi, è stato possibile individuare una serie di trasferimenti di denaro in Italia e verso l’estero, essenziali per ricostruire, in unico contesto, le numerose frammentazioni appositamente apportate per muovere i proventi illeciti.

La Polizia di Stato coordina le attività grazie alla costituzione, presso il Compartimento di Milano, di un’apposita Control Room, dove gli specialisti della Polizia Postale e delle Comunicazioni stanno operando unitamente ad ufficiali di Europol e della Polizia rumena. Rappresentanti della Polizia di Stato sono presenti presso la sede di Eurojust per supportare le attività di coordinamento giudiziario, tenuto conto che il Pubblico ministero di Milano, con investigatori del Compartimento di Milano, si trova attualmente in territorio rumeno per svolgere attività istruttoria, nella fase dell’esecuzione delle misure cautelari, unitamente all’Autorità giudiziaria rumena.

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