Confiscati 500 immobili alle cosche e mai assegnati. I poliziotti contro la Polverini

Roma, 7 ago – Sono 482 i beni confiscati alla malavita organizzata in tutto il Lazio nel 2010. Il dato è imponente e la dice lunga sulla penetrazione delle cosche nel tessuto sociale. Ma questa è un’altra storia.

Palazzi, locali prestigiosi, aziende, stabilimenti balneari: un business da milioni di euro sottratti ai tentacoli delle cosche, grazie a maxi-operazioni delle forze dell’ ordine che hanno ricevuto il plauso trasversale dei partiti. Peccato però che di quei beni, ora patrimonio dello Stato, nessuno sembri volersene occupare. Sono nove mesi che il sindacato di polizia più rappresentativo, ilSilp CgilLazio, chiede un incontro con il presidente della Regione Renata Polverini per conoscere la destinazione d’uso di quei 482 beni, 383 dei quali nella sola provincia di Roma (26 a Frosinone, 77 a Latina e 6 a Viterbo).

E sono nove mesi che la governatrice del Lazio rinvia l’incontro. «Sono beni già confiscati e quindi ne è accertata la provenienza criminale. Eppure sono fermi da anni – dichiara Cosmo Bianchini, segretario generale del Silp-Cgil Lazio -. Stanno lì senza essere assegnati a nessuno; rischiamo che vadano in degrado, se nessuno ne cura la manutenzione. Noi riteniamo che tra i beni confiscati ci siano molti immobili che potrebbero essere riutilizzati utilmente, destinati per esempio ai commissariati. A Fondi si pagano 46mila euro all’anno per l’affitto di un commissariato non agibile, fuori norma e in cui i disabili non possono accedere. Con la presidente della Regione volevamo capire cosa abbia intenzione di fare con questi immobili, se possano essere destinati alle forze dell’ordine. Ma, a oggi, non ci ha mai ricevuto».

Dal centro alla periferia, volendo circoscrivere il problema solo alla capitale, sono tantissimi i beni strappati dalle mani delle organizzazioni malavitose. Basti ricordare solo alcune delle operazioni più eclatanti di carabinieri e polizia: oltre al sequestro del “Café de Paris” di via Veneto, l’operazione “Ostia Connection”, che nel 2010 portò a galla il riciclaggio di soldi della ‘ndrangheta investiti in bar e tavole calde attraverso un sodalizio col boss delhi Magliana De Salvo. In “Ostia Connection 2” vennero poi sequestrati alberghi e palestre a Termini e piazza Fiume. Sempre lo scorso anno, con l’inchiesta “Crime Contact” si arrivò invece al tesoro dei Casamonica, un patrimonio da oltre 10 milioni di euro, tra immobili, auto di lusso, terreni e conti correnti. Bene: tutto questo patrimonio, che potrebbe essere utilizzato in mille modi, è invece in stato di abbandono, disabitato, vuoto. E pensare che l’iter di un bene, prima sequestrato e poi confiscato, è più semplice di quel che si possa immaginare: appartamenti, stabili e aziende si possono riassegnare anche il giorno dopo la confisca.

«Insomma – conclude Bianchini – oltre agli spot pubblicitari vorremmo capire cosa vogliono fare. C’è una sottovalutazione politica del problema della criminalità su questo non c’è dubbio. Da anni denunciamo quello che succede nel Lazio a livello di infiltrazioni radicali delle cosche nel territorio. Il nostro incontro con la Polverini è anche finalizzato a questo: a capire se c’è una volontà politica di affrontare il problema, non a parole ma con i fatti».(Repubblica)

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