Cefalù: sfrattato il commissariato di Manfredi Borsellino

polizia_gLa protesta del figlio del giudice antimafia: non ce ne andremo finché non ci daranno una sede adeguata.
Roma, 2 gen (Il Fatto Quotidiano) – Il contenzioso tra il ministero dell’Interno e la proprietà dell’ex albergo, ex sede del consultorio Asl alle porte di Cefalù, dove da sei anni si trova il Commissariato di Polizia diretto da Manfredi Borsellino, si è risolto con lo sfratto ordinato dal giudice. Più che di morosità si tratta in realtà di mancanza di contratto tra le parti come impone il diritto privato, prassi abbastanza frequente tra amministrazioni pubbliche che fanno la voce grossa e soggetti privati che accettano loro malgrado finché non decidono di rivolgersi al giudice che ordina lo sfratto. Esattamente come è accaduto per il Commissariato di Cefalù. Ma al di là delle vicende burocratiche, sul terreno resta il rischio non remoto che lo Stato, soprattutto in Sicilia, non dia un bell’esempio di rispetto di legalità. Ed è per questo che il Commissario Manfredi Borsellino, quando la notizia è iniziata a circolare, ha deciso di prendere carta e penna e di rivolgersi direttamente ai cittadini per escludere in qualità di Dirigente dell’Ufficio, ma anche come “cittadino adottivo di uno dei centri più belli e ricchi di storia della nostra isola” la “paventata soppressione del Commissariato di Polizia” in quanto l’Ufficio “che costituisce un presidio territoriale fondamentale ed irrinunciabile per questa comunità continuerà sempre con il consueto impegno e dedizione ad assolvere tutti i compiti istituzionali che gli sono demandati”. E dopo gli auguri di buon anno quella firma, Manfredi Borsellino, sentita come una garanzia di affidabilità. “Noi non ce ne andremo da qui finché non sarà trovata una sede idonea” spiega Manfredi Borsellino, che da quando nell’aprile del 2009 è arrivato a Cefalù ha instaurato con la cittadinanza un intenso rapporto di fiducia scaturito dall’azione di contrasto all’abusivismo edilizio e alla tutela del paesaggio in una zona particolarmente ricca di bellezze naturali e architettoniche vittima della barbarie del mercato del

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Paolo Borsellino

mattone. E l’azione repressiva accompagnata ad un’azione educativa sta dando molti frutti: “Sento una condivisione autentica all’attività che svolgiamo. Ricevo lettere struggenti di ringraziamento dai cittadini” racconta il commissario Borsellino che, da quando nel 2000 è entrato in Polizia, per la prima volta parla del suo lavoro rivendicando di essere riuscito a farlo senza scorciatoie, semmai dovendo percorrere qualche strada in salita per via del cognome che porta “di certo il cognome aggiunge valore a ciò che faccio e questo è ragione di orgoglio seppure io, diversamente da papà, sia una persona normale che ama servire la società e le istituzioni nello stesso modo in cui le ha servite lui pur non essendo niente rispetto a lui. Papà era un grande uomo che riusciva a servire lo Stato senza risparmiarsi, ad occuparsi della famiglia e dell’educazione dei figli con la stessa intensità”. Manfredi al primo posto ha messo la famiglia, sta aspettando il terzo figlio, e una vita lontano dai riflettori immersa nell’umanità sofferente, problematica, bisognosa di riferimenti. Pagando il suo attaccamento alla Sicilia molto caro: non potersi mai occupare di indagini di mafia, un compito, ritenuto, per ovvie ragioni molto pericoloso. Ma la sua terra non la lascerebbe per nessuna ragione, dunque, cerca di cambiarla così: “Sono arrivato a fare ciò che amavo senza l’aiuto di nessuno, non mi ha mai regalato niente nessuno. Ce lo diceva sempre nostro padre: non chiedete nulla che non è dovuto che non potete conquistare con le vostre forze per non mettervi nelle condizioni di dover dire grazie”. E aggiunge: “Non sempre il cognome che porti ti apre le porte ed è bene che sia così”. Soprattutto in un Paese in cui essere “figlio di” è spesso il solo necessario biglietto da visita.

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