Assassinò un agente. In semilibertà rapina una gioielleria e sperona auto della Polizia

busto-biondiSconcerto del Coisp: “Peccato che non ha beccato un altro dei nostri, altrimenti gli davano la medaglia”. Roma, 25 ott – “Ci sono momenti in cui il rispetto verso le Istituzioni viene sottoposto a prove veramente dure, persino per noi che siamo poliziotti, troppo dure, forse, per qualcun altro… Uno di questi momenti è quando ad un assassino non viene chiesto di pagare seriamente il suo debito, ma viene premiato e messo in lizza per ricevere una medaglia, mentre ai familiari della sua vittima non resta che rassegnarsi all’oblio ed all’ingiustizia”.

Sono lo sconcerto e la tristezza a dominare le parole di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, nel commentare la notizia dell’arresto di Michele D’Ambrosio, 37 anni, di Pieve di Cento nel Bolognese, preso dalla Polizia dopo una rapina in gioielleria a Bologna. D’Ambrosio, condannato a 14 anni per l’omicidio dell’Agente della Polstrada Stefano Biondi – che ha travolto e ucciso tentando di forzare un posto di blocco con un complice, a bordo di una Porche dove avevano due chili di cocaina, al casello autostradale di Reggio Emilia il 20 aprile 2004 -, si trovava in regime di semilibertà. Il pregiudicato usufruiva di un permesso di lavoro dalle 8.00 alle 21.00, ma nel weekend non aveva restrizioni. Così, secondo quanto riportato dai media, si è presentato in una gioielleria di via Riva Reno indossando casco e passamontagna, armato di una Beretta 9×21, ed ha compiuto la rapina. La titolare della gioielleria però è riuscita a prendere la targa della moto su cui è fuggito, una Honda Transalp poi risultata rubata, e ha avvertito la Polizia. Le Volanti l’hanno intercettato poco dopo e gli hanno  intimato l’alt. Lui non si è fermato ed è andato a sbattere contro l’auto della polizia, cadendo a terra ma rialzandosi e tentando di fuggire, prima di essere fermato ed arrestato dagli agenti.

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Stefano Biondi, l’agente ucciso nel 2004

“E’ un peccato – insiste amaramente Maccari – che non abbia beccato un altro dei nostri, altrimenti la medaglia arrivava prima per D’Ambrosio, come campione di ‘speronamento di sbirri’, senza dover attendere le lunghe trafile imposte dalla burocrazia e della giustizia italiana che fino ad oggi gli avevano consentito solo di avere il premio della semilibertà”.
“A chi sta pensando che il cinismo sia fuori luogo – argomenta il leader del Coisp – rispondiamo solo urlando ‘VERGOGNA’. Rispondiamo “solo” che preferiamo trovare le maniere più plateali per manifestare l’indignazione rispetto al silenzio assordante delle Istituzioni che accompagna situazioni del genere. Rispondiamo che ci saremmo piuttosto aspettati pubbliche suppliche di perdono rivolte ai familiari di Stefano da parte di chi ha consentito – magari con un pizzichino di leggerezza?… – che un soggetto con la biografia di D’Ambrosio scontasse con modalità così ridicole una condanna a 14 anni di galera a così poco tempo di distanza da quando gli è stata comminata, andandosene poi in giro libero e bello con una Beretta in tasca. Rispondiamo che sarebbe bello se il così solerte mondo dell’informazione dedicasse un po’ più di tempo e spazio a indecenze come queste, visto che se ne verificano tante, e noi lo sappiano bene.

Da ultimo – conclude Maccari -, a chi sta pensando che queste sembrano parole da pericolosi sovversivi che non manifestano rispetto per l’autorità rispondiamo che siamo noi i primi tutori dell’ordine, siamo noi i primi responsabili della sicurezza, siamo noi i primi e più veri Servitori dello Stato, e proprio per questo siamo quelli che meno possono sopportare di vedere i cittadini costretti a ingoiare fiele per la sciattezza e l’incuria e l’inefficienza che troppe circostanze, oggigiorno, manifestano. Crediamo nel valore della serietà, della fermezza, del lavoro e anche del sacrificio e come Stefano, orgogliosi nelle nostre divise, non cerchiamo sconti e mollezze varie. Sappiamo bene che il rispetto bisogna meritarselo, e avvertiamo sulla nostra pelle la mortificazione nel pensare a quali sentimenti oggi fanno scoppiare il cuore della famiglia di Stefano e di tutti gli onesti cittadini che tirano il collo ogni mese. Sentiamo crescere la rabbia – conclude Maccari – proprio perché siamo assolutamente certi di quanto tutto questo faccia male all’Italia”.

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