Alluvione in Liguria: una caserma della Polizia nell’inferno

stradale-brugnatoRoma, 3 nov – Pubblichiamo volentieri la storia, scritta da un poliziotto della “stradale”, con la quale descrive in maniera toccante le vicissitudini occorse ad una “sottosezione” ligure che ha dovuto affrontare, oltra la distruzione della propria caserma, anche i tragici momenti dell’alluvione che ha colpito alcuni giorni fa molti paesi della regione.

Delle tante storie da raccontare della triste tragedia che ha colpito la Liguria, c’è anche quella della sottosezione della Polizia Stradale. Una caserma duramente coinvolta, sommersa dal fango, privata dei più elementari mezzi per operare adeguatamente: acqua , corrente e riscaldamento  senza parlare del totale isolamento dovuto alle difficoltà di comunicazione sia via radio che telefoniche. Lo scenario che si parava davanti mostrava  detriti e fango dappertutto. Difficile operare in certe situazioni ma nonostante ciò i ragazzi della sezione hanno prestato servizio sia in autostrada (scortando i mezzi di emergenza sulla A12 gravemente lesionata) che nelle operazioni di soccorso, lavorando anche 15-20 ore filate, fino a casi  di addirittura le oltre 24 ore, quasi senza sosta. Già il solo recarsi a lavorare era un’avventura: non potendo percorrere le strade ordinarie si doveva transitare per l’autostrada chiusa, passando sui detriti e tra i guard rail abbattuti, con il rischio di nuovi crolli e di finire quindi negli strapiombi delle autostrade liguri.
L’impegno profuso in ambito autostradale è stato quello principalmente di scortare i numerosi mezzi di soccorso in quanto la situazione era realmente pericolosa ed era fondamentale avere l’appoggio di qualcuno che conoscesse perfettamente il posto, nel tentativo di evitare che oltre a rischiare di non giungere a destinazione, i soccorritori rischiassero la vita. Nel paese, gli appartenenti a questa caserma si sono distinti per il soccorso portato alla comunità, ininterrottamente, trasportando bimbi e anziani dalle proprie famiglie, rimuovendo fango e detriti, nel tentativo soprattutto di rappresentare il primo intervento dello Stato in attesa di aiuti esterni certamente più numerosi ed attrezzati. Per ovvi motivi al momento non si può entrare nel dettaglio dei singoli casi, delle singole vicende, ma ci sarebbero molte storie da raccontare con protagonisti i tanti soccorritori delle Forze dell’Ordine, delle Forze Armate, dei Vigili del Fuoco e dei Volontari.  Nella sua tragedia infatti, questa vicenda è stata anche una lezione. In mezzo ad un disastro, alla devastazione come si fa a scorgere qualche cosa di bello? Quando si vede la fine del vivere quotidiano di tante persone, troppe, conosciute o no. Eppure vedere il sacrificio della gente che vuole ripartire, l’arrivo in massa da Lombardia e Piemonte dei Vigili del Fuoco, della Polizia e dei Carabinieri del posto che vanno avanti ore e ore senza soluzione di continuità. 

Non so se arriveranno le polemiche, certo si sa che il coordinamento non è sempre stato pronto nè perfetto, comprensibile se gli eventi ti prendono alla sprovvista, ma personalmente posso dire della felicità che provi quando riporti un figlio alla madre o quando riesci a trovare qualcuno che con una semplice idrovora risolve il grosso problema di una famiglia temporaneamente senza casa. Gli occhi, gli sguardi di queste persone ti ripagano piu di mille premi straordinari e grazie che tanto non verranno.
Nel nostro piccolo la priorità è stata il ripristino del “sistema Italia”, ovvero restituire viabilità ad una importante strada del nostro paese.

Alla fine di questa vicenda ricorderò gli abbracci ai ragazzi della zona che non sapevo che fine avessero fatto e agli sconosciuti soccorsi e cercherò di dimenticare le polemiche di quei pochi  estranei. La natura ha travolto e distrutto i nostri paesi e le nostre arterie stradali, percorse per giorni dagli sparuti gruppi di automobili e mezzi di soccorso scortati da noi  fino all’ultimo goccio di benzina e gasolio. Passerotti che tranquillamente saltano sull’asfalto e  la fitta vegetazione della Val di Vara che trasportata dalla tragedia giace ai bordi e spesso in carreggiata.  Personalmente mi ha dato un senso di smarrimento vedere la propria caserma “inginocchiata”, indifesa, violata, spenta. E’ una sensazione brutta, strana, sbagliata. So che le vere tragedie sono state altre ma un piccolo pensiero non può non andare al proprio amato lavoro e a chi in questi giorni, in condizioni del tutto precarie si è speso nel più profondo impegno. Toccato il fondo si cercherà di ripartire sperando che la gente non abbia ancora a soffrire e che più nessuno abbia da vedere e subire un’altra simile violenza brutale.

Un saluto da un Poliziotto in mezzo alla catastrofe.

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