Peschereccio mitragliato: militari italiani a bordo senza poteri e senza gradi. Ecco l’accordo

finanza-libiaRoma, 15 set – Senza la possibilità di dare ordini o di eseguire controlli, in borghese e senza gradi: gli accordi siglati tra Roma e Tripoli spogliano di fatto di ogni potere i militari italiani a bordo delle motovedette libiche. Ruoli e compiti dei nostri militari sono stabiliti rigorosamente dagli accordi siglati tra Roma e Tripoli: in particolare – secondo quanto riporta il verbale d’inchiesta del Viminale sui fatti che hanno coinvolto il motopesca “Ariete” – l’intesa tra i due paesi in materia di immigrazione è stabilita dal Protocollo di cooperazione per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e dal Protocollo aggiuntivo tecnico-operativo, entrambi sottoscritti a Tripoli il 29 dicembre 2007, nonchè dal Protocollo aggiuntivo di un articolo (3 bis) firmato a Tripoli il 4 febbraio 2009. A questi si aggiunge il verbale di riunione sottoscritto il 13 marzo 2009 dalla Commissione Tecnica incaricata dell’esecuzione dei protocolli tra l’Italia e la Grande Giamairia araba popolare socialista libica del 29 dicembre 2007 e del 4 febbraio 2009. Ed è l’articolo 4 di questo verbale che specifica i compiti dei nostri militari. Eccoli nel dettaglio.

”Il comando e l’esecuzione delle missioni di pattugliamento marittimo con equipaggi congiunti sono affidate alla responsabilità dei comandanti e del personale dell’unità navale del paese ospitante. Gli elementi italiani imbarcati su unità navali libiche e gli elementi libici imbarcati su unità navali italiane partecipano alle missioni di pattugliamento svolgendo esclusivamente compiti di osservatori”. In particolare, è scritto, ”gli osservatori non possono in nessun caso emanare ordini o direttive concernenti la condotta della navigazione e dell’attività operativa nè eseguire materialmente controlli a persone e mezzi navali individuati durante i pattugliamenti; assicurano i compiti di punti di contatto con i rispettivi comandi italiani e libici di appartenenza al fine di agevolare nel corso dell’attività di pattugliamento congiunto lo scambio di informazioni e ogni possibile cooperazione in caso di necessità; rispettano le leggi dello Stato ospitante e in nessun caso possono essere chiamati a rispondere delle attività svolte dal comandante e dal personale dell’unità navale del paese ospitante”. Infine, ”durante le attività di pattugliamento congiunto, indossano abiti civili e/o da lavoro scevri da segni distintivi”.(ANSA)

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