Militari della Guardia di Finanza: noi in tribunale senza diritti, ricorreremo alla Corte Europea

finanza-truffeIl tribunale di Torino alla Rappresentanza militare: non siete un sindacato e non avete soggettività giuridica. Roma, 21 nov – Questa volta i militari non ci stanno, e per iniziativa dei colleghi della Guardia di Finanza del Piemonte, esclusi dal tribunale di Torino dalla costituzione di parte civile nel processo contro i NO TAV, hanno firmato lunedì scorso pdfuna delibera nella quale annunciano di voler ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Ma vediamo i fatti.

Il 31 maggio scorso il Tribunale Ordinario di Torino, presso cui si sta celebrando il processo contro gli autori degli scontri in Val di Susa dell’estate 2011,pdfcon propria Ordinanza ha decisodi non ammettere alla costituzione di parte civile gli «organismi di rappresentanza degli appartenenti ai corpi militari dello Stato (Coir dell’ Arma dei carabinieri e Cobar del Comando Regionale della Guardia di Finanza del Piemonte), dei quali è stata chiesta l’esclusione sulla base del rilievo che ad essi non può attribuirsi la natura di associazioni sindacali».

«La norma di riferimento – scrive il tribunale – è l’art. 1478 del D. Lvo 66 del 2010 (Codice dell’Ordinamento militare, ndr), che assegna ai predetti organismi soltanto il compito di formulare e presentare pareri, proposte e istanze agli organi di comando. In sostanza, l’assetto normativo disegnato dal legislatore è quello di una rappresentanza del personale che resta rigorosamente circoscritta all’interno dell’istituzione, senza creazione di un soggetto nuovo e distinto da essa. Ciò corrisponde a una scelta politica ben precisa che, per i corpi militari dello Stato, è stata nel senso di limitare la libertà sindacale degli appartenenti alle forze armate impedendo loro di dar vita a formazioni aventi una soggettività giuridica distinta da quella dell’amministrazione militare (art. 1475 decr. cit.). Difettando la soggettività è assente non solo la legittimazione, ma – in maniera più radicale- la stessa capacità giuridica necessaria per la costituzione di parte civile».

Contro la decisione del tribunale sono insorti i militari delle Rappresentanze che oggi vogliono adire la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: «è intollerabile che a causa del nostro status militare dobbiamo essere privati dei diritti civili. Noi e i carabinieri quando facciamo ordine pubblico facciamo lo stesso lavoro della Polizia di Stato: una “botta” presa da un poliziotto non è diversa da quella presa da un finanziere o da un carabiniere», dice Salvatore Trinx, delegato Cocer della Guardia di Finanza.

Dopo avere acquisito i pareri legali di numerosi giuristi, «l’Organismo – si legge nella delibera dell’organo di rappresentanza dei finanzieri del Piemonte – ha inteso porre l’attenzione sulle considerazioni e conclusioni espresse dall’Ordinanza nonché sulla affermata inconsistenza stessa della Rappresentanza Militare. In tal senso, i delegati oggi riuniti hanno preso in considerazione la possibilità di avviare ulteriori azioni giurisdizionali avverso la citata interpretazione, all’unanimità considerata non equa, discriminante e privativa di diritti fondamentali della persona e, in particolare, del “Finanziare Militare” rispetto al “Poliziotto Civile”. Ne è scaturita una intensa e partecipata discussione che ha annoverato gli interventi di tutti i delegati. Il mancato riconoscimento di soggettività giuridica e, di conseguenza, di legittimazione attiva, appare costituire un gravissimo vulnus all’esercizio effettivo ed efficace delle attività a tutela del personale militare».

«Le principali violazioni alla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (CEDU) conseguenti alla decisione del tribunale di Torino» – secondo il Cobar della Guardia di Finanza – scaturiscono dal mancato riconoscimento del «diritto di agire in giudizio a tutela dei propri interessi» e dall’impedimento «alla libertà di costituire sindacati o associazioni professionali».

L’organismo di rappresentanza informa quindi «il personale sul diritto ad adire la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in forma singola o collettiva, a tutela dei propri diritti fondamentali».

Secondo quanto si apprende, l’iniziativa ha già riscosso il consenso di numerosi appartenenti alle Fiamme Gialle decisi, questa volta, ad ottenere quella giustizia e quel “riconoscimento giuridico” che, a quanto pare, il legislatore italiano si ostina ancora a non voler concedere ai militari, contrariamente a quanto avviene ormai in numerosissimi paesi dell’Unione Europea.

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