Guardia di Finanza scopre maxi-frode da mezzo miliardo di euro su emissione CO2

riduzione-emissioni-gas-serra-italia21 indagati a Milano, aziende perquisite in tutta Italia; sequestrati “conti proprietà”. Milano, 17 dic –  (di Francesca Brunati) Una maxi frode fiscale da mezzo miliardo di euro per evadere l’Iva realizzata attraverso un traffico ”anomalo” delle quote di emissione di gas a effetto serra, i certificati di CO2. E’ quanto hanno scoperto i militari della Guardia di Finanza di Milano che, tra ieri e oggi, hanno effettuato 150 perquisizioni nelle sedi di società sparse in tutta Italia coinvolte in una truffa carosello di dimensioni enormi e che ricalca quelle messe a segno in passato in altri paesi europei.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco e dal pm Carlo Nocerino, ha portato a iscrivere 21 persone nel registro degli indagati: si tratta in gran parte dei titolari stranieri, in particolare inglesi e tedeschi, di società italiane di trading dei certificati di CO2, aperte la scorsa primavera ma pronte a sparire nei prossimi mesi senza pagare le imposte. In più ci sono tre manager di una società di sevizi che ha favorito la costituzione e l’operatività della stragrande maggioranza delle aziende (più di cento) finite nel mirino della Gdf.

Le accuse contestate sono associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, frode fiscale, emissione di fatture false e riciclaggio. Inoltre sono stati sequestrati centinaia di “conti proprietà” dove sono stati depositati migliaia di permessi di emissione. La maxi frode è venuta a galla analizzando gli scambi commerciali delle quote di emissione di CO2, introdotte a seguito degli accordi di Kyoto. Sono state monitorate operazioni anomale tra società che, seppur di piccole dimensioni, hanno operato volumi di transazioni per importi enormi, sfruttando anche la prevista esenzione dall’Iva sugli acquisti delle quote inquinanti da soggetti comunitari. Tali società, che rivendevano ad altre aziende italiane i certificati CO2, questa volta applicando l’ Iva, erano pronte a chiudere i battenti evadendo le imposte. Inoltre in una serie di casi i certificati sono anche stati rivenduti a prezzi competitivi arrivando quindi ad alterare il relativo “mercato”.

In più molte delle aziende perquisite sono sospettate di avere operato come ”prestanome” in quanto non si occupavano di commercio energetico bensì di calzature, di carne e così via. La ricostruzione emersa dalle indagini ha portato gli inquirenti a scrivere nel decreto di perquisizione che la ”concentrazione degli scambi sul mercato telematico e l’aumento esponenziale delle transazioni in un breve arco temporale (…), consentono di ipotizzare una comune strategia di attacco al mercato italiano in quanto uno dei pochi, nel contesto comunitario, ad avere ancora la tassazione delle transazioni negli scambi domestici”. In più le “anomalie” riscontrate hanno costretto il Gestore dei mercati elettrici a chiudere la Borsa delle emissioni della CO2 già dal primo dicembre. L’operazione di oggi, chiamata “Green Fees” è frutto, tra l’ altro, di una complessa attività di cooperazione internazionale che ha visto la collaborazione di diverse autorità fiscali e di polizia europee, centro americane e asiatiche. Truffe “carosello”, infine, sono state messe a segno anche in altre nazioni Ue: secondo le stime dell’Europol, nel corso dell’ultimo anno l’erario dei Paesi europei ha subito perdite stimate in oltre 5 miliardi di euro. (ANSA)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.