Guardia di Finanza: Napoli, smantellata una vastissima rete di contraffazione

finanza-napoliNapoli, 5 feb – «Nella mattinata odierna, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, al termine di un’articolata indagine iniziata nel settembre 2011 e coordinata da questa Procura distrettuale, hanno eseguito 36 ordinanze coercitive(7 impositive della custodia cautelare, 27 degli arresti domiciliari e in due casi di obblighi di presentazione alla p.g.) emesse dal G.I.P. del Tribunale di Napoli nei confronti dei componenti di tre distinte compagini criminali ramificate sull’intero territorio nazionale e finalizzate alla importazione, fabbricazione e commercializzazione di materiale contraffatto».

E’ quanto si legge in una nota della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli.

«L’operazione – spiega la Procura – è da considerarsi il naturale prosieguo dall’attività investigativa conclusasi lo scorso 17 gennaio, che aveva già consentito di accertare come il cIan MAZZARELLA gestisse gran patie della “filiera del falso” nella città di Napoli ed hinterland. In particolare, la p.g. delegata, sulla base della notevole mole di informazioni acquisita nell’ambito del citato contesto operativo in ordine al fenomeno della contraffazione di noti marchi di impresa nella provincia di Napoli, ha svolto un’ulteriore attività investigativa, le cui evidenze – prontamente rappresentate a questa Autorità Giudiziaria – hanno determinato l’instaurazione di un nuovo procedimento penale».

«Le investigazioni si sono svolte attraverso accertamenti di natura tecnica (intercettazione telefonica di circa 120 utenze, anche di linee di telefonia di altri Stati), l’analisi di numerosi tabulati telefonici e bolle di accompagnamento merce, l’esecuzione di riscontri mediante servizi di osservazione e pedinamento, perquisizioni e numerosi sequestri. L’approfondimento e l’analisi delle attività tecniche, inizialmente disposte nei confronti dell’indagato BARONE Vincenzo e, via via, poi estese a tutti i soggetti con cui il predetto intratteneva rapporti, hanno permesso di individuare, al termine delle investigazioni in trattazione, ben tre organizzazioni criminali – ciascuna delle quali dotata di una sua specifica identità e struttura, con ramificazioni – le prime due – sull’intero territorio nazionale, in particolare nelle Regioni Lazio, Piemonte, Toscana e Liguria, la terza maggiormente strutturata con propaggini anche nell’Est Europa, facenti capo rispettivamente, ai napoletani BARONE Vincenzo e ROTONDO Vincenzo ed ai cittadini cinesi CHEN Xingman e JIN Changiang».

«Tutti i sodalizi criminali individuati operavano nel settore dell’illecita introduzione sul territorio nazionale e comunitario di capi di abbigliamento contraffatti, nell’intento di soddisfare una fetta di clientela ampia e variegata; difatti le importazioni erano effettuate sia dalla Cina (per la clientela meno esigente) sia dalla Turchia (per i clienti disposti a spendere di più, pur di avere un capo del tutto identico all’originale). In tale contesto investigativo è emerso che tali gruppi criminali utilizzavano opifici, in parte completamente clandestini, in parte in violazione delle norme sui diritti di proprietà industriale, in quanto risultati sprovvisti di qualsiasi tipo di autorizzazione, ovvero della licenza di “rivenditore ufficiale” da parte della casa proprietaria dei marchi tutelati (Nike, Adidas, Gucci, Louis Vuitton, Dolce e Gabbana, La Martina, Ralph Lauren, Burberry, Hogan, Blauer, ecc.)».

«In tal modo – si legge – , come emerso dalle intercettazioni nonché dai plurimi sequestri operati, si è dato vita a un vero e proprio mercato “parallelo” del falso, di dimensioni enormi e in grado di compromettere seriamente i canali leciti di rifornimento. I tre sodalizi, sostanzialmente autonomi con riguardo alla produzione e ai canali di rifornimento e distribuzione della merce contraffatta, di fatto erano caratterizzati da una sorta di “patto di mutua assistenza “, che induceva i singoli sodali a prestarsi – in caso di necessità – reciproco aiuto per il reperimento di materie prime o di prodotti finiti ovvero a collaborare anche in operazioni illecite gestite da appartenenti ad altra organizzazione. Ciò che ha contribuito a definire lo spessore criminale dei membri del sodalizio, oltre ai numerosissimi ed importanti precedenti di polizia e giudiziari degli stessi, è stata l’estenuante ricerca di metodi di comunicazione caratterizzati da un livello di riservatezza assoluto, favorendo sempre gli incontri “de visu” presso porti, aeroporti nazionali ed altri luoghi pubblici, onde tentare di eludere qualsiasi forma di controllo da parte delle Forze dell’ordine».

«I sodalizi in parola – continua la Procura – operavano in completa violazione delle norme che tutelano i diritti di privativa industriale, danneggiando in tal modo non solo le case produttrici e di distribuzione ma anche tutti coloro che operano onestamente nel circuito commerciale. Tra i danneggiati dall’attività illecita in parola vi sono, chiaramente, anche i consumatori finali, che, in alcuni casi, acquistando in buona fede i prodotti presso esercizi commerciali compiacenti, hanno comperato prodotti qualitativamente scadenti e, talvolta, pericolosi per la salute. La lunga e complessa attività investigativa, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, ha complessivamente permesso di denunciare 40 persone e di sottoporre a sequestro nel corso delle indagini:

  • oltre 412.000 capi di abbigliamento, calzature, borse, occhiali ed accessori riportanti loghi e marchi contraffatti;
  • 10.588 metri quadri di tessuto e pellame riportante loghi e marchi contraffatti;
  • 16 locali adibiti a opifici clandestini e a depositi di merce;
  • 24 macchinari industriali, l clichè e 16 banchi da lavoro;
  • 4 automezzi utilizzati per il traffico illecito;
  • valuta per € 19.570.
  • 6.596 calzature utilizzate quale carico di copertura
  • 2,4 kilogrammi di tabacchi lavorati esteri.

Il tutto, per un controvalore stimato, al dettaglio, di oltre 7 milioni di euro.»

«Nei confronti dei diversi soggetti indagati sono altresì in corso di esecuzione le operazioni di sequestro preventivo (al fine della successiva confisca) di ulteriori beni di qualsivoglia natura direttamente o indirettamente riconducibili agli indagati ovvero ai rispettivi nuclei familiari e che siano risultati – dalle indagini di natura patrimoniale condotte dai finanzieri del Nucleo di Napoli – sproporzionati rispetto ai redditi annualmente dichiarati. In particolare le fiamme gialle stanno procedendo al sequestro di:

  • 15 rapporti bancari (conti correnti, conti deposito, cassette di sicurezza e polizze assicurative);
  • 23 automezzi e 2 motocicli;
  • 14 terreni;
  • 34 beni immobili.

del valore complessivo di mercato stimato in circa 8 milioni di euro».

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