Guardia di Finanza: mega truffa sul mercato biologico, 16 arresti

guardia-di-finanzaCagliari, 7 giu – Sedici ordinanze di custodia cautelare (quattro in carcere e dodici ai domiciliari) e otto provvedimenti di interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, nei confronti di altrettanti responsabili appartenenti ad un sodalizio criminoso implicato in un vasto giro di false certificazioni “bio” e di fatture per operazioni inesistenti, sono state eseguite dalla Guardia di Finanza di Cagliari, in collaborazione con altri Reparti del Corpo del Lazio, delle Marche, dell’Emilia-Romagna, del Veneto e della Puglia.

I provvedimenti sono stati emessi, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica di Cagliari e dal G.I.P. del Tribunale di Cagliari, in esito agli accertamenti condotti dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cagliari.

Le indagini hanno preso il via da una verifica fiscale condotta nei confronti di un’azienda di Capoterra (CA), operante nel settore dell’intermediazione di prodotti cerealicoli derivanti da agricoltura biologica ed hanno consentito di individuare e delineare un’associazione a delinquere capace di “sfornare” un giro di fatture false per oltre 135 milioni di euro.

L’organizzazione aveva ingegnosamente architettato un sistema di frode “piramidale” basato sulla costituzione, in varie regioni italiane, di numerose “società fantasma” nel settore dell’intermediazione di prodotti cerealicoli derivanti da agricoltura biologica, con al vertice un’azienda sarda, amministrata da un “prestanome” ultrasettantenne di Imola (BO) occasionalmente residente a Capoterra (CA), che a fronte di un consistente giro d’affari, si dimostrava sin da subito una “scatola vuota” priva di idonea struttura e organizzazione aziendale, di dipendenti, locali e mezzi.

Lo scopo era quello di realizzare, attraverso la creazione di certificazioni e di documenti fiscali falsi, ottenuti da una serie di vere e proprie “scatole cinesi” posizionate lungo tutta la filiera del biologico, un redditizio business illecito, “piazzando” sul mercato nazionale ed europeo, a prezzi elevati, prodotti in realtà non biologici e lucrando sulla notevole differenza di prezzo esistente tra i prodotti “bio” e quelli “convenzionali”.

 

Il meccanismo fraudolento è stato messo a punto sfruttando punti critici nei meccanismi di certificazione, con l’inconsapevole contributo degli enti di certificazione e, in alcuni casi, con la collaborazione di loro funzionari infedeli ed ha consentito di moltiplicare artificialmente, attraverso vari passaggi di vendite e acquisti fittizi, il volume virtuale di prodotto biologico disponibile affinché potesse essere sostituito da prodotto ordinario, non classificabile bio, con conseguente aumento non giustificabile del prezzo di vendita ed incremento esponenziale dei ricavi illeciti.

I militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Cagliari, passando al setaccio le voluminose carte dell’inchiesta, hanno accertato che la vorticosa fatturazione era “a copertura” di oltre 100 mila tonnellate di falso prodotto biologico (tra grano, mais, soia e girasole) commercializzato da un network imperniato su 7 società “cartiera” per un’evasione all’IVA di oltre 5 milioni di euro.

Ad attirare i sospetti delle Fiamme Gialle sono stati i numerosi e fittizi trasporti “su gomma”, fatti risultare in prossimità della fine dell’anno, per considerevoli quantità di prodotto, spesso eccedenti la reale capacità di stoccaggio disponibile nei magazzini del network criminale.

Il complesso meccanismo della maxi frode è stato decodificato dagli investigatori anche grazie ad una “compromettente” documentazione extracontabile precedentemente rinvenuta nel corso di perquisizioni disposte dall’A.G. di Cagliari in diverse località, anche della penisola.

Gli “schemi di gioco” messi a punto dalla mente criminale degli organizzatori sono stati decifrati e quindi ricostruiti tutti i vari passaggi documentali necessari alla composizione del complicato “puzzle” della frode.

L’azienda di Capoterra, nata dal nulla e sconosciuta al pubblico, rappresentava il vertice della “struttura piramidale” da cui partivano i flussi cartolari di false certificazioni e fatture relative a prodotti asseritamente “bio” destinati al mercato nazionale ed europeo, che venivano “veicolati” e “piazzati” grazie alla complicità di altre aziende coinvolte nell’illecito.

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