GdF, operazione “Totò truffa”: avvocato e commercialista svuotavano i “conti dormienti”

finanza-conti-dormientiRoma, 27 feb – Una truffa quasi perfetta quella escogitata da un avvocato e un commercialista di origini campane, che riuscivano ad appropriarsi delle somme giacenti su conti correnti e libretti di risparmio cosiddetti “dormienti” per un ammontare complessivo di circa due milioni di euro.

La frode però – come ci racconta il Ten. Colonnello Cruciano Cruciani, Comandante del Nucleo di Polizia Tributaria di Biella– è stata smascherata grazie alla solerzia di un istituto di credito biellese e, soprattutto, da un lavoro di indagini, intercettazioni e pedinamenti operati dalla Guardia di Finanza sull’intero territorio nazionale.

Come funzionava la frode. La legge 266 del 2005 (finanziaria 2006, Berlusconi-Tremonti) aveva il compito di rastrellare le somme giacenti su quei depositi definiti come “dormienti” – cioè in assenza di operazioni per un periodo di tempo di 10 anni decorrenti dalla data di libera disponibilità delle somme – all’interno del sistema bancario, nonché del comparto assicurativo e finanziario.

Alcuni istituti di credito, a tale scopo, rendevano pubblici (anche su internet) sia le generalità dell’intestatario del conto “dormiente”, sia la somma giacente; in particolare – manco a dirlo – è stato questo ultimo aspetto a solleticare l’ingegno dei truffatori.

finanza-biella1Gli autori smascherati dalla Guardia di Finanza erano quindi riusciti a prelevare sui conti correnti e libretti di risparmio “dormienti” circa due milioni di euro, attraverso false operazioni di “ammortamento”, una procedura che normalmente consente al legittimo possessore di riappropriarsi di libretti eventualmente smarriti. I due indagati, dapprima presentavano false denunce di smarrimento dei libretti e poi redigevano falsi testamenti olografi per riscuotere i depositi nominativi, intestati a defunti e all’insaputa dei legittimi eredi o comunque a soggetti privi di eredi diretti (per i quali destinatario dell’eredità sarebbe dovuto essere lo Stato).

La Guardia di Finanza, scoperta la frode, li ha quindi denunciati insieme ad altri sette prestanome per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato. I nomi dei responsabili non sono stati resi noti a causa del segreto istruttorio.

L’aspetto più odioso e paradossale di tale vicenda è che tali importi, in virtù della legge, sarebbero dovuti confluire nel “Fondo Rapporti Dormienti”, istituito dal Ministero dell’Economia, proprio per il risarcimento delle vittime di frodi finanziarie.

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