Firenze, etichette “Made in Italy” su prodotti “Made in China”: la Finanza sequestra oltre 8mila calzature

117-autoFirenze, 12 giu – Oltre 8mila calzature per un valore di circa 150mila euro sono state sequestrate nei giorni scorsi dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze a una società di vendita al dettaglio di casalinghi e articoli di vestiario.

Una società con sede a Cerreto Guidi (FI) e sede legale a Quarrata (PT), gestita da due cittadini di origine cinese.

Oltre alle 8.000 scarpe, sequestrate 9.500 etichette made in Italy, 4.000 scatole per il confezionamento e 40 borse, riportanti tutti segni mendaci.

L’attività ispettiva dei finanzieri della Compagnia di Empoli ha accertato infatti che in un esercizio commerciale di Cerreto Guidi (FI) erano esposte, per la vendita, scarpe con l’etichetta Made in Italy: all’interno del prodotto, però, vi era impressa la scritta “Made in PRC” e/o “Made in China”.

Ulteriori accertamenti avrebbero confermato che «il reale luogo di produzione di tutta la merce era il territorio cinese e che dopo l’arrivo in Italia, tramite container via mare, i responsabili dell’attività commerciale provvedevano ad apporre il falso cartellino così da trarre in inganno gli ignari acquirenti», spiega la Guardia di Finanza in una nota.

Le perquisizioni presso il punto vendita indagato hanno fatto rinvenire, ben occultate, altre 5.500 etichette con la falsa dicitura “Made in Italy” pronte per essere applicate indebitamente sui prodotti calzaturieri provenienti dalla Cina.

I controlli estesi anche ad un altro punto vendita di Quarrata (PT), eseguiti da Finanzieri della Compagnia di Pistoia, allertati dai militari empolesi in concomitanza con gli interventi nella sede di Cerreto Guidi (FI), hanno portato al sequestro di altri 10.000 oggetti, tra calzature ed etichette.

I due responsabili della società sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria fiorentina per l’ipotesi di reato di commercializzazione di prodotti recanti false indicazioni di provenienza o di origine.

Sono in corso ulteriori attività di indagine per verificare che il “modus operandi” illecito non sia stato perpetrato in diversi esercizi commerciali riconducibili agli indagati.

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