Agropirateria, tutela del “made in Italy”: Guardia di Finanza scopre un’organizzazione che spacciava pomodorini tunisini per italiani

finanzieri-cilieginoRoma, 14 set – Una complessa azione di monitoraggio sulle frodi fiscali connesse alle importazioni di prodotti ortofrutticoli, ha condotto le Fiamme Gialle di Ragusa, coordinate dal Procuratore della Repubblica – Dott. Carmelo PETRALIA -,  a scoprire una gigantesca operazione di contraffazione di pomodorini provenienti dalla Tunisia e spacciati per prodotto siciliano.

L’avvio delle indagini è scaturito in prima battuta da controlli di polizia valutaria volti ad approfondire un flusso sospetto di denaro contante, veicolato attraverso il circuito dei money transfer, da persone fisiche residenti a Vittoria (RG) ad altre residenti invece in Tunisia, apparentemente senza alcuna sottostante motivazione economica.
I finanzieri hanno accertato che tali persone fisiche, non avendo alcun titolo ad effettuare operazioni economiche, risultavano però essere dipendenti di una ditta operante a Vittoria nel settore agroalimentare e quindi effettuavano tali cospicue transazioni in nome e per conto dell’azienda per cui lavoravano.

Tali flussi di denaro verso la Tunisia, al di fuori degli ordinari canali utilizzati per operazioni commerciali, ha determinato un approfondimento maggiore dei controlli nei confronti di due ditte vittoriesi. Ad insospettire i finanzieri, inoltre, sono stati i numerosi ed ingiustificabili passaggi che doveva affrontare il prodotto importato dalla Tunisia, prima di giungere al consumatore finale.
Le lunghe indagini condotte dalle Fiamme Gialle, per ricostruire la tracciabilità del prodotto, hanno portato a scoprire che ad un certo punto l’origine dello stesso variava misteriosamente.

In pratica i finanzieri della Compagnia di Ragusa hanno appurato che più di 22 tonnellate di pomodori provenienti dalla Tunisia sono stati venduti nel corso nel 2009 a ditte di tutta Italia, anche della grande distribuzione, e ditte estere spacciati per pomodorini siciliani.

Una prima ditta vittoriese, che ha solidi rapporti commerciali con la Tunisia, dato che il suo rappresentante legale è anche socio di una azienda con sede in Tunisia, importava il prodotto e lo rivendeva regolarmente ad una altra ditta, sempre vittoriese; ad insospettire ulteriormente le Fiamme Gialle, nel controllo di questa strana operazione commerciale tra due ditte vittoriesi, vi era anche il fatto che le due imprese avessero la propria sede una di fronte all’altra e i rispettivi rappresentanti legali fossero legati da vincoli di parentela.

A questo punto, la seconda ditta operava materialmente la truffa, in alcuni casi emettendo fattura nei confronti delle ignare imprese acquirenti con dicitura  “merce  di origine Italia  (Sicilia)”. Sulla copia delle fatture custodite presso l’impresa cedente i Finanzieri riscontravano però una sospetta  aggiunta a penna con la dicitura “origine Tunisia”. Integrazione a penna che ovviamente non trovava riscontro nei controlli effettuati presso le imprese cessionarie, che venivano così truffate.

In altri casi invece la merce veniva venduta, scortata da documenti di trasporto che non recavano alcuna indicazione circa la provenienza e l’origine dei prodotti ortofrutticoli oggetto della cessione. Tale “omissione” nei confronti dei cessionari generava la successiva rivendita ad altri clienti, che ignari della provenienza credevano di acquistare prodotti italiani. A nulla serviva poi l’indicazione corretta dell’origine tunisina dei prodotti inserita nella fatture emesse dalla ditta vittoriese successivamente, quando ormai tutti i prodotti erano già stati rivenduti ad altri clienti.

Tre persone, di cui due di Vittoria ed uno di Scicli, tutti rappresentanti di altrettante imprese operanti nel territorio della provincia di Ragusa, nel settore della produzione e commercializzazione di prodotti ortofrutticoli sono state denunciate all’A.G. della Procura di Ragusa per frode nell’esercizio del commercio e contraffazione di indicazioni geografiche dei prodotti agroalimentari.

Le indagini continueranno a 360° per verificare eventuali analoghi comportamenti illeciti da parte di imprenditori senza scrupoli, che con le loro azioni danneggiano non solo il corretto funzionamento del mercato, ma mettono in serio pericolo anche la sicurezza dei consumatori.  
Quello dell’agropirateria è ormai un pericoloso business da 60 miliardi di euro. A tanto, infatti, ammonta il volume d’affari dell’agropirateria internazionale nei confronti dell’agroalimentare “made in Italy”, il più clonato nel mondo. Dai prosciutti all’olio di oliva, dai formaggi ai vini, dai salumi agli ortofrutticoli è un continuo di “falsi” e di “tarocchi” che rischiano di provocare danni rilevanti non solo alle nostre produzioni Dop e Igp , che rappresentano la punta di diamante del “made in Italy” nel mondo, ma all’intero sistema economico del settore agroalimentare, già peraltro fortemente provato dalla crisi economica.

Per la Guardia di Finanza la tutela del Made in Italy è una delle missioni principali da svolgere e in questo caso, proprio grazie alla connessione dei poteri di Polizia Giudiziaria e Tributaria, nonché, all’analisi delle segnalazioni sospette e delle importazioni di merci che è stato possibile realizzare un’attività di Polizia Economica così in profondità.

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