Roma, 19 ago - (di Eugenio SARNO) All’indomani della divulgazione della circolare – bavaglio a firma del Capo del DAP, nella quale sostanzialmente si impediva a qualunque appartenente all’Amministrazione Penitenziaria di rilasciare dichiarazioni se non preventivamente
autorizzate (fors’anche concordate), la UIL PA Penitenziari annunciò che avrebbe surrogato la stessa Amministrazione nella necessaria (doverosa) azione di informare la società, la stampa e la politica di cosa accadesse all’interno delle fatidiche mura. Ciò era, ed è, una naturale e coerente prosecuzione di una linea che deriva da elementare convincimento : gli operatori penitenziari non hanno nulla da nascondere e nulla da cui nascondersi.
Non a caso già vent’anni fa coniammo lo slogan : per abbattere le mura dei misteri occorre abbattere i misteri di quelle mura. Chi ha vissuto, negli anni bui e difficili del sistema penitenziario, sulla propria pelle gli effetti della deviazione della verità (favorita dall’omertà degli amministratori) sa bene cosa significa essere seppelliti dai sospetti e dai pregiudizi . Per troppo tempo abbiamo subito, da ultimi del sistema, questo ostracismo alla trasparenza ed alla verità, che faceva comodo ai capitani di turno. Troppo semplice, in quelle condizioni, scaricare le proprie colpe e nascondere le proprie inefficienze e incapacità. Anche per questo abbiamo deciso di fare da cassa di risonanza e di favorire la completa informazione di quanto avviene all’interno degli istituti penitenziari. Perché la società sappia, la stampa sia informata, la politica ragguagliata.
Ci chiediamo, infatti, quante morti, quante aggressioni e sinanche quante evasioni o tentate evasioni sarebbero ancora “notizie riservate” se la UIL PA Penitenziari non ne avesse dato tempestiva divulgazione, consegnando un quadro reale di quanto avviene in carcere. Un quadro che è fatto di violenze, soprusi, illegalità, inciviltà, incompetenze. La nostra puntuale informazione ha potuto contribuire (speriamo) a sovvertire nella pubblica opinione la leggenda metropolitana che voleva i poliziotti penitenziari feroci picchiatori e crudeli torturatori di inermi e indifesi detenuti. I 172 agenti penitenziari feriti a seguito di aggressioni subite da parte dei detenuti ( e ci limitiamo a monitorare solo le prognosi superiori a 5 giorni) e i 90 suicidi sventati (quindi 90 vite salvate) dai colleghi solo in questo 2010 ( nel 2009 circa 310 agenti feriti e 140 suicidi sventati) consegnano un’altra verità. Anzi : consegnano alla società, alla stampa ed alla politica l’unica verità . Ovvero che in carcere c’è violenza , ma a subirla sono gli operatori penitenziari , quindi lo Stato. Questa è la verità. Piaccia o meno. Informare significa rendere un quadro veritiero della situazione, spesso offuscata dalle passerelle mediatiche. Padova, ne è un esempio lampante. Si fa a gara a indicare la Casa di reclusione Due Palazzi quale modello di carcere sostenibile. Si esaltano le esperienze delle cooperative con annesse pasticcerie. Ma si omette di dire quali sono le condizioni di detenzione e qual è il prezzo che paga il personale per garantire quel modello. Se solo quest’anno a Padova si sono tolti la vita tre detenuti, sono state sventate due evasioni e la polizia penitenziaria è in protesta permanente qualche domanda viene spontanea porsela. Ma il circo mediatico vuole Padova eletto a eden penitenziario, quando è molto più prossimo ad un infernale girone dantesco.
Forse sono quei direttori o comandanti ( o pseudo tali) che prima di assicurarsi un mese di ferie hanno ordinato di ridurre le ferie al personale . Semmai sono gli stessi che raddoppiano o triplicano i turni agli agenti ( senza nemmeno pagare lo straordinario). Ma queste sono cose che si fanno ma che non si debbono dire ….. invece noi le diciamo, le gridiamo e le denunciamo. Per questo invitiamo tutti i colleghi, iscritti o meno alla UIL, ad informare degli eventi critici ma nel contempo a denunciare le angherie, i soprusi, le incapacità, le incompetenze e le marachelle di chi invece di gestire e coordinare vuole mettere il bavaglio alla verità.
C'è una questione morale nel sistema penitenziario. Lo diciamo da anni. Ora, però, nei nostri penitenziari ci sono questioni umanitarie, sanitarie e sociali che debbono essere risolte. Pidocchi, topi, pantegane, gatti e gabbiani sono abituali frequentatori delle discariche sociali che sono le nostre prigioni. Prigioni che reggono ancora solo ed esclusivamente all'umanità, alla sensibilità, alla professionalità del personale come hanno unanimemente dichiarato tutti i politici che hanno visitato quegli zoo penitenziari in cui AIDS,epatiti, micosi e malattie infettive e psicotiche regnano incontrastate. Speriamo solo che dopo aver scaricato nelle telecamere e sui taccuini la loro indignazione per quanto verificato si indignino anche in Parlamento per trovare ed imporre soluzioni concrete. Ma l'esperienza dello scorso anno non alimenta l'ottimismo.
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