[VIDEO] Padova: picchia i Carabinieri e resiste all’arresto, tra le risate delle persone che assistono

Roma, 27 nov – (di Alessandro Casu) Vedere queste immagini che da due settimane rimbalzano sui profili whatsapp di centinaia di migliaia di utenti, e riprese da un passante (come ormai è prassi), durante la festa patronale di San Martino a Piove di Sacco, nel Padovano, fa male e pongono tanti interrogativi.

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Sono immagini che mortificherebbero chiunque e fanno riflettere circa le difficili e rocambolesche condizioni in cui oggi, gli operatori di pubblica sicurezza, si trovano a dover fronteggiare e contestualmente arrestare una minaccia violenta, dettata da una forza umana posta in essere, come è palesemente visibile nel video, da un soggetto alterato.

Purtroppo scene come queste si ripetono sempre più spesso, poiché gli uomini e le donne in divisa, ormai da tempo, vivono il timore, nell’esercizio delle loro funzioni, di aver perduto la “Tutela dell’Operato”, elemento primario, per il corretto svolgimento del loro difficile e delicatissimo ruolo istituzionale.

Il timore di compiere un azione sproporzionata rispetto a quella dell’aggressore, art. 52 del codice penale “… sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa“.

Il timore di essere ripresi dai telefonini degli anonimi di turno, durante un’attività di intervento in cui potrebbe essere necessaria, come in questo caso, un’azione di forza che, per le inevitabili logiche giudiziarie e opinionistiche (la gogna mediatica), potrebbe risultare eccessiva ergo ricadere nelle responsabilità penali, civili e morali degli stessi servitori dello Stato.

Questo sistema è evidente che non funziona, e a farne le spese sono sempre loro, gli uomini e le donne in divisa.

Queste incresciose circostanze dettano frustrazione, impotenza e avvilimento, indotte altresì da una condizione psicologica che sfoccia sempre più verso la demotivazione professionale e il timore di agire.

Esistono delle soluzione possibili per porre fine a questo “status di insicurezza” che a mio avviso sono:

  1. La riforma del codice penale e procedura penale;
  2. la dotazione agli operatori di polizia, e l’addrestramento all’uso corretto e appopriato, dello strumento coercitivo denominato “taser”, come già in uso nella maggior parte dei corpi di polizia del mondo e che, attualmente è l’unica arma, non letale, in grado di arrestare una resistenza, senza che essa possa cagionare conseguenze piu gravi correlate a danni e lesioni a cose e persone, ed evitando sopratutto lo scontro fisico tra l’aggressore e l’operatore, permettendo a quest ultimo, di agire in sicurezza, e sostengo a vantaggio di tutti.

Spero che questo mio personale appello, da libero cittadino, venga ascoltato e raccolto, come il pensiero di chi, quegli stati d’animo, indossando l’uniforme con onore …li ha vissuti.

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4 Commenti

  1. CELESTINO dice

    LA COSA CHE MI FA RABBIA E CHE CI SIANO DIVERSI AGENTI DI POLIZIA MUNICIPALE CHE PUR MANTENENDO LA QUALIFICA DI AGENTI DI POLIZIA GIUDIZIARIA COME DETTA LA LEGGE, NON MUOVONO UN CAPELLO PER AIUTARE I 3 CARABINIERI. CHE MONDO DI MERDA SI STA PROSPETTANDO PER LE POVERE FORZE DELL’ORDINE.

    1. Fabio dice

      ecco … lo sapevo … alla fine la colpa è della municipale… grande Celestino…ha capito tutto eheheh

  2. luca olivieri dice

    sparategli in faccia

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