[VIDEO] Denunciò le molestie di un superiore. Carabiniera inquisita per aver criticato l’Arma in un’intervista

Firenze, 27 mar – Tanti ricorderanno la storia del carabiniere scelto Angela Aparecida Rizzo, di origini brasiliane ed in servizio alla 2ª Sezione del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri di Firenze, che denunciò ripetute molestie, anche sessuali, da parte di un suo superiore maresciallo, poi condannato per il reato militare di “Minaccia ad inferiore aggravata e continuata” (il giudizio è ora pendente in Cassazione).

In merito alla vicenda, il 10 marzo scorso, Angela Rizzo è comparsa in un’intervista rilasciata alla trasmissione “Presa Diretta” in onda su Rai3, ma la scala gerarchica non ha gradito le sue dichiarazioni ed ha instaurato un procedimento disciplinare di corpo a suo carico.

«Il 10 marzo 2018 – si legge nell’atto di contestazione degli addebiti -, nel corso della trasmissione televisiva “Presa Diretta”, in onda su Rai3, è stata pubblicata un’intervista televisiva rilasciata dalla S.V. in relazione ai fatti di cui al proc. pen. n. 243/15 R.G.N.R. e n. 164/16 R.GIP del Tribunale Militare di Roma, nell’ambito del quale Lei è rimasta coinvolta quale parte offesa. Del fatto che il programma televisivo avrebbe trattato la vicenda giudiziaria che l’ha interessata, la S.V. ha reso edotto lo scrivente la stessa mattina del 10 marzo, senza fare tuttavia menzione dell’intervista, che non risulta oggetto della preventiva autorizzazione prevista della circolare n. 2349/91-1 datata 24 settembre 2017 del Comando Generale dell’Anna dei Carabinieri, benché inerente fatti connessi al servizio. Inoltre, con riferimento al contenuto dell’intervista, si rileva una possibile lesione del prestigio istituzionale nel passaggio in cui la S. V., testualmente, afferma quanto segue: “avevo paura che succedesse qualcosa di più grave. In un contesto come il nostro dovremmo tutelare, no? Con grande amarezza trovo invece che, ecco, anche nel mio caso, uno venga abbandonato».

«I fatti sopra descritti – prosegue il documento – potrebbero assumere rilevanza disciplinare e costituire violazione delle seguenti norme: Contegno del militare, Comunicazioni dei militari, Doveri attinenti al grado, Senso di responsabilità», contemplate dal Testo Unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare.

La giovane donna carabiniere, assistita nel corso del processo dagli avvocati Giorgio Carta e Maria Laura Perrone, dovrà quindi ora anche difendersi “entro 60 giorni” dagli addebiti disciplinari dell’Arma solo per aver esternato il senso di solitudine ed abbondono sofferto nel corso della sua dolorosa vicenda e che peraltro era già emerso nel corso dei due gradi di giudizio già conclusi.

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[VIDEO] Denunciò le molestie di un superiore. Carabiniera inquisita per aver criticato l'Arma in un'intervista
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1 Commento

  1. Carmine dice

    Trovo normale la contestazione dalla quale si potrà difendere con facilità meno che sul fatto che non ha chiesto la specifica autorizzazione come previsto dal regolamento.

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