[VIDEO] Bari: arrestato dai Carabinieri il killer che uccise Francesco di Leo

Bari, 13 feb – Nella mattinata odierna personale della Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Barletta, in Trani, ha tratto in arresto, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere, Antonio RIZZI, di origini barlettane ma da anni dimorante a Trani, elemento di spicco della criminalità locale.

L’uomo è ritenuto responsabile dell’omicidio premeditato, in concorso, di Francesco DI LEO, violento fatto di sangue avvenuto alle prime luci dell’alba del 3 luglio 2016 in Piazza Marina all’interno della rivendita di prodotti ittici di Salvatore Lattanzio. Al Rizzi è contestata anche la detenzione ed il porto illegale di un fucile e di una pistola cal. 7,65 con i quali ha commesso il delitto e la ricettazione dell’autovettura utilizzata nella circostanza , risultata di provenienza furtiva.

La misura restrittiva, disposta dal GIP del Tribunale di Bari Dott.ssa A. SUSCA, su richiesta del Sostituto Procuratore della Procura presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari dr. Giuseppe Maralfa rappresenta il compendio investigativo di una complessa attività di PG svolta a seguito dell’omicidio di Francesco DI LEO, classe 77, di Canosa di Puglia.

I Carabinieri, su richiesta del 118 erano intervenuti quella mattina in Piazza Marina presso la rivendita di prodotti ittici cogestita dal pluripregiudicato barlettano Ruggiero Lattanzio, detto “Rino non lo so”, in quanto un uomo era stato ferito da numerosi colpi d’arma da fuoco, a seguito dei quali era deceduto dopo qualche ora in ospedale. La vittima svolgeva l’attività di venditore di mitili con piccoli precedenti penali, ma immediatamente gli investigatori avevano intuito che il reale obiettivo dell’azione di fuoco fosse Ruggiero LATTANZIO, benché quest’ultimo non si trovasse nella pescheria al momento del fatto.

La visione dei filmati del sistema di videosorveglianza consentiva di apprezzare come il killer fosse sopraggiunto davanti alla rivendita di prodotti ittici a bordo di una Fiat Punto grigia, risultata poi essere oggetto di furto, con alla guida una persona rimasta non identificata. Dal lato passeggero era sceso un individuo alto e corpulento che, travisato e armato di fucile si era diretto verso la rivendita di ghiaccio adiacente al locale del LATTANZIO; al che l’uomo evidentemente richiamato dal conducente del mezzo aveva cambiato repentinamente obiettivo dirigendosi verso la rivendita di prodotti ittici. Mentre percorreva la brevissima distanza tra i due locali, si era avveduto che il fucile si era inceppato e, tornato verso la vettura, aveva preso dal suo complice una pistola. Quindi tenendo nella mano sinistra il fucile e nella destra la pistola si era avvicinato alla porta d’ingresso della pescheria e, senza sincerarsi dell’identità del suo obiettivo, aveva esploso in sequenza cinque colpi di pistola ad altezza d’uomo tre dei quali avevano raggiunto Francesco DI LEO. Quest’ultimo era deceduto poche ore più tardi in ospedale, a seguito delle ferite riportare. Al termine dell’azione l’aggressore era risalito in auto, allontanandosi con il suo complice.

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Le prime indagini condotte dall’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Barletta, si erano concentrate immediatamente, in considerazione delle caratteristiche antropometriche dello sparatore, nei confronti del pregiudicato tranese. In tal senso si era anche appreso che il giorno prima tra Ruggiero LATTANZIO e due soggetti di Trani facenti capo al pluripregiudicato Antonio Rizzi e soci con lui della pescheria “La Perla dell’Adriatico” di Trani, era avvenuta una violenta lite scaturita dal fatto che il Rizzi intendeva acquisire il controllo del mercato del pesce nella zona, monopolizzando l’acquisto dei frutti di mare a Barletta. Nella circostanza gli uomini del Rizzi erano stati malmenati dal LATTANZIO. Proprio le percosse subite dai referenti del Rizzi avevano costituito il movente per l’azione vendicativa di quest’ultimo.

Lo sviluppo investigativo curato dal NOR di Barletta, mediante una serie di attività intercettive e di pedinamento, consentiva di delineare a carico del Rizzi un importante impianto probatorio, in seguito corroborato dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia. Questi ultimi hanno riferito di aver appreso le circostanze dell’omicidio dallo stesso indagato nonché da terze persone; nel contesto investigativo è stato altresì sventato un tentativo di inquinamento probatorio ad opera del Rizzi attraverso l’inserimento, negli atti processuali, di prova d’alibi rivelatisi falsa e artificiosamente costruita dallo stesso indagato. A formalità di rito ultimate Antonio RIZZI è stato associato alla Casa Circondariale di Trani.

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