Taormina: bene sospensione carabinieri ma a Roma non vi fu violenza sessuale

Avvocato-Carlo-TaorminaL’avvocato difende un militare: era fuori servizio, donna consenziente. Roma, 6 mar. – I tre carabinieri della stazione Quadraro di Roma indagati per violenza sessuale ai danni di una donna arrestata per furto sono stati sospesi dal servizio e “l’arma dei carabinieri ha fatto bene anzi benissimo a disporre la sospensione in via precauzionale dei tre militari coinvolti, ci rende tutti più liberi”, commenta al telefono con Tmnews l’avvocato Carlo Taormina, che difende uno dei tre militari, il carabiniere già trasferito a Cagliari. “Anche perché – aggiunge Taormina – pur ritenendo, in base alle dichiarazioni del mio assistito non configurabile il reato contestato (violenza sessuale, a vario titolo -ndr) si tratta di una vicenda assolutamente riprovevole, accaduta in una caserma dei carabinieri che dovrebbe essere il santuario della legalità e della tutela del cittadino”. “Condivido quindi – sottolinea – il provvedimento dell’arma che ha pensato di creare una situazione di maggiore obiettività mentre sono in corso gli accertamenti della magistratura”. I tre carabinieri indagati, come pure il vigile urbano anch’egli indagato, saranno risentiti la prossima settimana dai magistrati che riascolteranno anche la vittima, la 32enne che la notte tra il 23 e il 24 febbraio era nelle camere di sicurezza della stazione dopo essere stata fermata per un furto di vestiti all’Oviesse. Le versioni di vittima e indagati infatti non coincidono e accertare i dettagli della vicenda è essenziale anche per il tipo di reato che può essere contestato, spiega l’avvocato. “Dal punto di vista tecnico – argomenta Taormina – premetto che la persona che assisto ha reso piene ammissioni, ha ammesso di avere avuto un rapporto sessuale con la donna, ma consenziente e ha ricostruito l’accaduto a me e al procuratore aggiunto Maria Monteleone”. E “in base a questa ricostruzione, sempre che l’accertamento penale confermi quanto dichiarato dalla persona che assisto, dal punto di vista della diagnosi giuridica non ha rilievo il fatto che la donna fosse ristretta, che è un’aggravante ma non configura da sola il reato di violenza sessuale”. Rende i “fatti rilevanti sotto il profilo disciplinare” ma non configura di per sè sola la violenza sessuale. Quindi – prosegue il difensore – la cosa principale è stabilire se vi sia violenza sessuale: “Dobbiamo quindi sforzarci di capire se vi sia stata violenza o minaccia. Dalle risultanze attualmente in mio possesso, che domani potrebbero anche essere smentite da ricostruzioni diverse delle indagini, non c’è stata né violenza né minaccia”. Ma “il problema giuridico che resta, se pur in pieno consenso, è il fatto che sia accaduto in una caserma dei carabinieri, che si possa quindi configurare un abuso di autorità, che la legge pone sullo stesso piano della violenza o minaccia”. E “qui – punta l’attenzione Taormina – si apre il dibattito: i militari che hanno consumato questo bruttissismo episodio erano tutti e tre fuori servizio. L’unico in servizio era il piantone che non ha preso parte alla vicenda, e non è indagato. Gli altri tre militari, indagati, erano fuori servizio ed erano arrivati in caserma perchè lì hanno una foresteria, dove sono ritornati dopo avere passato delle ore in libertà”. In particolare “il mio assistito avrebbe ripreso servizio la mattina alle 8. L’episodio si è consumato tra le 3 – 4 della notte. Ora si tratta di capire se questa situazione si possa configurare come abuso di autorità”.

Per questo “sarà fondamentale ricostruire le modalità precise del fatto” e a questo proposito, sottolinea Taormina, “la donna ha dichiarato cose che non corrispondono alle ricostruzioni fatte da tutti i militari sentiti, compreso il piantone, e al vigile urbano”. E non va dimenticato che “la denuncia è stata fatta per iniziativa del compagno della donna”. Quella notte – ammette il difensore – “i militari erano tutti un po’ su di giri, avevano passato fuori la serata consumando anche alcolici”. Ma – ripete – la donna “era consenziente”, secondo quanto detto dal militare. E “l’aver aperto la cella è una violazione di legge ma il condizionamento dipende da ciò che si dice e fa, riguarda appunto la questione dell’abuso di autorità: se i militari erano fuori servizio erano senza alcun potere sulla ragazza”. E se la 32enne “ha dichiarato di esser stata trascinata fuori dalla cella”, tutti e quattro le persone indagate e anche il piantone hanno smentito, dichiarando che “lei ha voluto uscire, mangiare qualche cosa, e si è intrattenuta con loro bevendo un amaro, uno jagermeister”. Non solo gli indagati parlano “anche di pesante provocazione della ragazza”. Ma resta – come ha detto lo stesso avvocato – “una vicenda assolutamente riprovevole, accaduta in una caserma dei carabinieri che dovrebbe essere il santuario della legalità e della tutela del cittadino”. Il carabiniere che Taormina difende “è un ragazzone del Sud dell’Italia che è mortificato per quello che è accaduto, per aver arrecato danno all’immagine dell’Arma. Il mio assistito si è recato dal suo comandante prima che fosse denunciata la vicenda e quando è stata presentata la denuncia ha chiesto di essere sentito dal pm”, e ripete ‘Era consenziente’. E’ un bene quindi che l’autorità giudiziari voglia risentire presto tutti: “Condivido anche la metodologia dell’autorità giudiziaria che la settimana prossima risentirà tutti i protagonisti, indagati e vittima. Stiamo cauti e tranquilli”, chiosa Taormina. (TMNews)

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