Se la Benemerita obbedisce ma non tace più

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Roma, 3 nov – Oggi il “Il Fatto Quotidiano” ci da la notizia che i carabinieri incaricati alla scorta del Presidente del Consiglio, durante le missioni all’estero vengono presi in giro dai colleghi stranieri che fanno lo stesso mestiere: “ci sfottono per questa storia delle feste, delle ragazze”, dicono senza mezzi termini i Carabinieri che vorrebbero solo lavorare per le Istituzioni e difendere lo Stato ma senza doversi vergognare e, dicono: “senza dover essere costretti ad orari massacranti; con turni di otto ore al giorno che spesso diventano dodici”.

Carabinieri che farebbero anche 120 ore di straordinario al mese ma ne verrebbero pagate trenta, quando dice bene.

Il lettore, a questo punto, potrebbe obiettare che non è possibile. Che si tratta di notizie inventate dai soliti giornalisti che travisano la realtà per fini esclusivamente politici.
Ma la memoria subito torna a quel 4 maggio 2006. Allora il quotidiano “Il Fatto” non esisteva ancora ma il quotidiano “Il Tempo” già intitolava un articolo in questo modo: “Marini cambia scorta. Alla Polizia preferisce i Carabinieri”.

Accade così che il neo presidente del Senato Marini, senza motivo, rinunciò alla scorta di Polizia che gli era stata messa a disposizione all’indomani della sua investitura, preferendo il servizio offerto dal corpo militare dell’Arma dei Carabinieri.

Una scelta che getta ombre, non sull’effettiva capacità del Ministero dell’Interno di gestire i soldi dei cittadini, ma sui principi ispiratori sui quali, il Senatore Marini ha costruito il successo della sua carriera politica ovvero “il sindacalismo” e la battaglia per “i diritti dei lavoratori”.

Ma il punto non è questo. Non voglio parlare della questione che vede i Carabinieri senza un sindacato e senza la possibilità di tutele individuali.

La questione è diversa e ben più importante.

La domanda che mi sono posto è la seguente: cosa può offrire in più l’Arma dei Carabinieri rispetto la Polizia di Stato ?

Qualcuno ora potrebbe essere indotto nell’errore rispondendo che i carabinieri riescono a “sopportare” i turni massacranti descritti dalla scorta del presidente del Consiglio.

A mio parere, invece, si tratta più verosimilmente del fatto che i carabinieri garantiscono meglio il silenzio “usi obbedir tacendo” appunto. Limitati ancor più dal nuovo “codice dell’Ordinamento militare” che limiterebbe ancora di più lo spazio di libertà (già controllata) dei militari fino a rimettere in discussione la possibilità di manifestare il proprio pensiero. Un diritto garantito dalla Carta costituzionale ma che viene esteso a tutti gli argomenti riconducibili al servizio.

Un silenzio caro alle “oligarchie militari” che in questo modo costruiscono e distruggono carriere, famiglie, vite.

Un silenzio che, guardando alla storia, qualche volta è costato caro all’Italia intera.

Un silenzio di cui conosciamo o dovremmo conoscere già il prezzo.

Una situazione che ancora oggi, consente al “potente di turno” di mantenere abitudini che il cittadino italiano è meglio non conosca. Una “barriera di discrezione” che nessuno meglio della Benemerita può riuscire a garantire.

I Carabinieri della scorta al presidente del Consiglio sono stati molto coraggiosi, bisogna riconoscerlo. Certo, possiamo solo immaginare cosa li aspetti nei prossimi giorni, ma certamente è stata aperta una breccia che fa filtrare una luce nuova e salutare per il nostro Paese.

Una luce nuova che, speriamo in futuro, consenta agli italiani di valutare meglio conoscendo anche i vizi e le virtù dei nostri politici prima che si candidino a cariche importanti come quella del Presidente del Consiglio. ico_commenti Commenta

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