Ragazzo ucciso nel tarantino, carabiniere indagato per omicidio colposo

carabinieri-5Taranto, 25 ago. – Il carabiniere che l’altra notte ha sparato e ucciso un ragazzo di 19 anni alla periferia di Laterza (Ta) in circostanze ancora da chiarire, è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. Un atto dovuto – come ha precisato il Procuratore Capo di Taranto, Franco Sebastio – per consentire al militare la nomina di un perito di parte, anche perchè nel pomeriggio sarà effettuata l’autopsia di William Perrone, lo studente colpito mortalmente da uno dei due colpi sparati dal militare l’altra notte.
Secondo quanto emerso dagli interrogatori di numerosi amici della vittima, il ragazzo per fare uno scherzo si sarebbe nascosto dietro un muretto a secco alla periferia della cittadina, mascherato e con una pistola in mano avrebbe atteso l’arrivo dell’auto di una coppia di amici, che si sarebbe dovuta fermare in quel punto perchè la strada era stata sbarrata con dei sassi. Invece alle 2 di notte è sopraggiunta una pattuglia dei carabinieri, forse avvisata da qualcuno che aveva notato movimenti sospetti nella zona, e quando la vettura dei militari si è fermata, Perrone credendo fosse l’auto degli amici è sbucato dal nascondiglio. Immediatamente il carabiniere seduto al fianco dell’autista ha sparato, attraverso l’abitacolo e infrangendo il finestrino, centrato lo studente che è morto nel giro di pochi minuti.

”L’ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è quella di omicidio colposo in relazione all’art.59 del codice penale, che fa riferimento a una circostanza erroneamente supposta: la presenza della pistola che ovviamente chi era lì in quel momento ha ritenuto fosse vera e invece poi si è scoperto essere un’arma giocattolo”. Lo precisa all’ANSA il col.Antonio Servedio, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Taranto, sottolineando che il reato per il quale la procura ha iscritto il militare nel registro degli indagati tiene conto dell’errore nel quale egli è caduto facendo il suo lavoro. L’iscrizione – ha rilevato Servedio – ”è un atto dovuto per l’espletamento dell’autopsia”. ”La posizione del militare – aggiunge l’ufficiale – è di gran lunga ridimensionata da questa ipotesi che è una scriminante putativa assimilabile ad una causa di giustificazione reale. L’errore, dice la legge, deve essere sempre valutato a favore dell’agente a meno che non ci sia colpa, ma non è questo il caso” (art.59 cp, quarto comma: ”Se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo”).

Osservatorio sui minori, è la legge del far west

“Tra gli eventi delittuosi dell’estate in corso, l’omicidio del ragazzo ucciso da un carabiniere che temeva di trovarsi davanti ad un rapinatore armato è da considerarsi il più raccapricciante”: è quanto sostiene il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione parlamentare per l’Infanzia. Secondo Marziale, in particolare, ”la legge del far west si fa largo al posto dell’ordine e della sicurezza”. “Quanto accaduto – sottolinea – riflette fedelmente uno spaccato della contemporaneità dove la tautologia della paura regna sovrana. Giovani – spiega Marziale – circondati da rappresentazioni violente, nella realtà sociale così come in quella mediatica, che non hanno limiti e che stentano a distinguere la realtà dalla finzione”. ”Carabinieri e poliziotti – aggiunge – consapevoli della precarietà delle politiche sulla sicurezza e, soprattutto, coscienti dell’elasticità di un sistema giudiziario tendente a tutelare più i criminali che loro”. Per il sociologo, “sia la vittima che il carabiniere rappresentano la sintesi di una società in regresso, dove la dura legge del far west si fa largo al posto dell’ordine e della sicurezza. Di ciò è chiamata a rispondere la politica in primo luogo, ma anche coloro i quali – prosegue – hanno fatto della violenza una ragione di fondo per raggiungere le alte vette dell’audience o per vendere quintali di videogiochi”. “In un momento storico così fortemente contrassegnato da guerre e disordini, su scala locale e globale, i media – conclude Marziale – dovrebbero assumere atteggiamenti diversi e bandire dalle programmazioni la violenza”.

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